Messa in mare, in costume e sul materassino: ma non si starà esagerando?

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Ormai in fatto di stravaganze liturgiche non dovrebbe sorprenderci più niente, visto che durante le messe se ne vedono e se ne ascoltano di tutti i colori.

Ma la celebrazione in mare con il materassino trasformato in altare e il prete officiante in costume da bagno davvero ci mancava. E’ accaduto a Crotone dove un sacerdote milanese, don Mattia Bernasconi, della parrocchia di San Luigi Gonzaga, si trovava insieme ad un gruppo di giovani parrocchiani per prendere parte ad un campo di volontariato sulla legalità organizzato dall’associazione anti-mafia Libera.

Il parroco milanese si è giustificato addebitando la decisione alle alte temperature e all’assenza di zone ombrate dove poter celebrare l’eucaristia. Così ha pensato bene di gonfiare un materassino e adibirlo ad altare, celebrando la messa in acqua con i fedeli radunati intorno in costume da bagno in modo tale da garantirsi così un sano refrigerio.

Naturalmente, come sempre avviene in questi casi, c’è stato chi ha fotografato, filmato e pubblicato tutto in rete, al punto che il parroco che celebra la messa in mare sul materassino e in costume, è diventato virale. E naturalmente non sono mancate le polemiche.

Tutto sommato la cosa sarebbe potuta passare senza troppo clamore, se non fosse che in questo momento nella Chiesa è in atto un duro scontro fra Papa Francesco e il campo tradizionalista, dopo che il pontefice ha di fatto demolito il Summorum Pontificum di Benedetto XVI che aveva liberalizzato l’utilizzo del messale di San Pio V. Prima con il Motu Proprio Traditionis Custodes, e adesso con la lettera apostolica Desiderio Desideravi, il papa ha introdotto limiti molto ristretti alle celebrazioni in latino e ha in pratica chiuso le porte alla possibilità che nella Chiesa possano convivere due diverse forme liturgiche, quella antica e quella moderna, ribadendo che bisogna rispettare la volontà dei padri conciliari che hanno voluto riformare il messale di San Pio V. Pertanto l’unica messa consentita, salvo eccezionali deroghe, è quella di Paolo VI o meglio conosciuta come messa novus ordo. 

Una posizione che ha scatenato le proteste degli ambienti tradizionalisti,  che nelle ultime ore hanno preso la palla al balzo per accusare Bergoglio di voler distruggere il rito antico, permettendo nel contempo quelle che sono intese come delle vere e proprie blasfemie.

L’iniziativa di don Bernasconi non è piaciuta però nemmeno alla Curia di Crotone che in una nota ha stigmatizzato la “messa a mollo”. “Questi giovani – scrivono dalla Curia – hanno arricchito con la loro presenza la nostra terra e hanno vissuto un momento di crescita che inciderà anche nei luoghi della loro vita quotidiana. Prendendo spunto da questo episodio, però, è necessario ricordare che la celebrazione eucaristica e, in generale, la celebrazione dei sacramenti possiede un suo linguaggio particolare, fatto di gesti e simboli che, da parte dei cristiani e particolarmente dei ministri ordinati, è giusto rispettare e valorizzare, senza rinunciarvi con troppa superficialità. In alcuni casi particolari, in occasione di ritiri, campi scuola, nei luoghi di vacanza è anche possibile celebrare la Messa fuori dalla chiesa. Bisogna sempre, però, prendere contatti con i responsabili ecclesiali del luogo dove ci si trova, per consigliarsi sul modo più opportuno di realizzare una celebrazione eucaristica di questo genere. Soprattutto è necessario mantenere quel minimo di decoro e di attenzione ai simboli richiesti dalla natura stesse delle celebrazioni liturgiche”.

Un gesto di superficialità dunque quello compiuto dal sacerdote, che avrebbe potuto trovare altri luoghi più consoni in cui poter officiare. E’ vero che la messa è stata celebrata validamente, ma non è accettabile che con la scusa del caldo o di altri pretesti pur legittimi e comprensibili, si arrivi a snaturare in questo modo l’eucaristia.

Insomma, fra i tradizionalisti che vorrebbero ripristinare la messa in latino, le balaustre, i canti gregoriani, la celebrazione verso l’altare e di spalle al popolo, e i preti moderni che celebrano in mare o come è avvenuto spesso trasformando le messe in concerti rock, forse sarebbe sufficiente il buon senso, valorizzando degnamente la celebrazione dei sacramenti e la funzione del sacerdote. Lodevole avvicinare i giovani introducendo forme e linguaggi nuovi, ma il rischio di esagerare è purtroppo sempre molto forte in certi casi: e la dignità sacerdotale, unita alla consapevolezza della messa come incontro con Gesù vivo nell’eucaristia, dovrebbe sempre prevalere sulle questioni di opportunità.

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