M5S, Conte ha un “Grillo” per la testa. Colpa dei fedelissimi da salvare

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Sembra che Giuseppe Conte e Beppe Grillo siano ai ferri corti a causa della contestata deroga al limite dei due mandati che il presidente vorrebbe concedere e il garante assolutamente no.

Ieri si era vociferato di un Grillo furioso che sarebbe arrivato addirittura a lanciare un ultimatum, minacciando di rompere definitivamente con il Movimento; ricostruzione però seccamente smentita da Conte. La discussione tuttavia va avanti.

L’ex premier pentastellato non se la sente di mandare a casa tanti parlamentari che lo hanno sostenuto in questi mesi e che gli sono rimasti vicini dopo la traumatica rottura con Luigi Di Maio, provocata anche dall’indecisionismo di Conte proprio sulla possibilità di concedere deroghe e permettere la candidatura di chi ha già svolto due mandati parlamentari. Grillo invece resta fermo sulla necessità di mantenere il limite, essendo questo a suo giudizio un principio irrinunciabile, un valore “non negoziabile” che se tradito porterebbe il Movimento a perdere credibilità (come se non l’avesse già persa con tutte le giravolte che ha fatto in questi anni).

Quella che sembrerebbe una battaglia di coerenza da parte di Grillo, in realtà nasconderebbe ben altra finalità, ovvero vendicarsi di quei parlamentari che si sono allontanati da lui per abbracciare Conte. E’ il quotidiano Open fondato da Enrico Mentana a riportare l’indiscrezione.

Scrive Open: “Dietro l’ultima lite sulla regola dei due mandati tra il leader Giuseppe Conte e il garante M5s – che ieri ha portato Beppe a minacciare l’addio – c’è anche una casualità che forse è più di questo. Ovvero il fatto che con la deroga si aiuterebbero molti di quelli che durante la prima lite con l’ex Avvocato del Popolo si sono schierati contro di lui. Come Vito Crimi, protagonista del tira-e-molla sul voto su Rousseau. O come Giancarlo Cancelleri e Roberta Lombardi. Che si azzardò addirittura a chiedere di votare Gualtieri e non Raggi alle amministrative di Roma. O ancora come Paola Taverna. Che all’epoca della prima scissione (paventata) si schierò decisamente con Conte. Grillo, spiega oggi il Corriere della Sera, si è sentito «tradito» dai suoi «figli politici». Per questo adesso brama vendetta. Tra chi rischia c’è anche Roberto Fico, visto che anche il presidente della Camera all’epoca si schierò con Conte. «Così però ci uccide tutti», fanno sapere alcuni che ancora oggi stanno con Beppe ma rischiano di andare a casa. Ma secondo Beppe dietro la richiesta di deroga ai due mandati e basta ci sarebbe Luigi Di Maio. Per questo è necessario a suo parere essere granitici.”

E’ probabile che una soluzione alla fine si troverà, ma è ovvio che l’ex comico è quello che in questo momento ha il coltello dalla parte del manico. Perché se anche lui dovesse volgere le spalle a Conte allora davvero si metterebbe molto male per lui, visto che molti militanti della base continuano a fluttuare secondo le indicazioni del garante. Lo dimostra il fatto che ogni volta che ci sono state da prendere decisioni impopolari, vedi l’accordo con il Pd al governo e alle amministrative o il sostegno al governo Draghi, l’intervento di Beppe è stato determinante per convincere i militanti della piattaforma ad approvare le scelte della dirigenza. In più Grillo in qualità di garante è legalmente proprietario del simbolo, fatto questo che in caso di rottura potrebbe avere delle serie conseguenze anche di carattere giudiziario.

“Tra me e Beppe Grillo non c’è stata nessuna telefonata ieri sera e quindi nessun aut aut – ha precisato Conte –  Smentisco categoricamente tutte le indiscrezioni in merito. Abbiamo di fronte una grande battaglia da combattere tutti insieme per il Paese, guardiamo uniti nella stessa direzione”.

La verità è che Conte punta a riavere in Parlamento soprattutto Roberto Fico, Alfonso Bonafede e Paola Taverna considerati suoi fedelissimi ed è principalmente su questi nomi che starebbe facendo le barricate per avere la deroga. Ma è evidente che non saranno possibili deroghe “ad personam” quindi alla fine o sarà deroga per tutti o per nessuno.

Come se ne uscirà? Lo capiremo nelle prossime ore, ma è evidente che dopo essersi visto chiudere definitivamente le porte in faccia dal Pd (nonostante gli appelli a ricucire provenienti da Leu, Articolo 1, Sinistra Italiana, Verdi, convinti che senza i 5Stelle si perderanno le elezioni) Conte avrebbe avuto bisogno di tutto tranne che di nuove guerre interne. Il tutto considerando i nuovi possibili abbandoni da parte dell’ex capogruppo Davide Crippa e di altri parlamentari a lui vicini e critici con la decisione di staccare la spina al governo Draghi, che pare troveranno spazio nella lista progressista che sta costruendo Letta.

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