Letta-Calenda. Destra e sinistra finite. Vince il partito unico di Draghi

2 minuti di lettura

E ora che succederà? Letta canta vittoria, ritiene che il complesso e difficile accordo con Calenda, sarà il viatico per bloccare il centro-destra a trazione meloniana.

Come al solito, un esercito “contro” e non “pro”. E’ l’ossessione-mantra delle caste europee. Dalla Francia all’Italia la chiamano in tanti modi, fronte repubblicano, fronte antifascista, anti-sovranista, antipopulista. Cambiano i nomi, ma la sostanza è la stessa.
Il leader dem parla di quattro partiti in ascesa nel centro-sinistra e di due in calo nel centro-destra. I partiti in crescita secondo lui, dati e sondaggi alla mano, sono il Pd, Azione, Verdi-Sinistra italiana, Articolo-1 e Impegno Civico. E quelli in regressione, guarda caso, Fi e Lega.
Ma se andiamo a sondare, verificare i numeri, la somma (non) fa il totale, come direbbe Totò.

Enrico Letta ha il 23%, il duo Calenda-Della Vedova il 3,6%, Bonelli-Fratoianni il 3,4%, Speranza l’1,5%, e Di Maio l’1,3%. Il campo largo, neo-Ulivo arriva quindi, a quota 33%. Ergo, non vince, non governa.
E quale certezza alimenta la narrazione dem? Appunto, si tratta di una narrazione elettorale, ad uso e consumo della campagna.

Se andiamo a vedere poi, i termini dell’accordo Letta-Calenda, ci si accorge del lavoro che spetterà alle segreterie, alle nomenklature, alle diplomazie: il 70% dei collegi uninominali al Pd, il 30% ad Azione e per chi, dentro la coalizione, non arriva al 3%, ci sarà un diritto di tribuna. Logico che i diretti interessati, a partire da Bonelli e Fratoianni, si siano indignati, opposti: non sono soci di serie B. Mentre Di Maio, col suo Impegno Civico-draghiano, molto simile a Scelta Civica-montiana, dovrebbe recitare il Rosario. Col suo 1,3% si è garantito una poltrona pure per il futuro.

Ma il tema più importante e meno approfondito, è che tipo di idee legano e uniranno questa Armata-Brancaleone. Un mega-Ulivo con dentro tutto e il contrario di tutto. L’Ulivo, almeno aveva un leader che federava le diversità, Romano Prodi. Qui, Letta appare più come un notaio, un vigile urbano che dirige il traffico.
Sostegno all’Ucraina, contrasto al regime di Putin, riforma del reddito di cittadinanza e del bonus 110, salario minimo, riduzione del cuneo fiscale, sì agli investimenti in energie rinnovabili, realizzazione di impianti di rigassificazione. Ingredienti di un’insalata, parole di Letta, liberale, democratica, europeista, progressista.
Un giorno qualcuno forse dovrà specificare, evidenziare, approfondire le differenze tra queste impostazioni. Oppure siamo dentro un mondo parallelo. Anche Fi e da poco la Lega, parlano di schieramento liberale, democratico, europeista, aggiungendo garantista e cristiano.

A questo punto, cosa resta della sinistra doc? E della destra doc, al netto delle demonizzazioni mediatiche, che stanno caratterizzando la campagna elettorale?
Il Pd nasce da una tradizione neo-post-comunista (Pci, Pds, Ds, Pd) e cattolica-progressista (Ppi). La sintesi tra le due componenti non era e non è esattamente, un partito radicale di massa, laicista, un partito-Stato, bandiera dei primi, dei garantiti, dello status quo, e non degli ultimi, dei poveri, degli emarginati, degli sfruttati, oppure laburista, social-democratico etc.
Con l’aggiunta di Calenda, questa tendenza si rafforzerà ulteriormente. La presenza dei Verdi-Sinistra italiana, fornirà un ultimo alibi, rispetto al passato, ma sarà soltanto una mera riverniciatina identitaria.

E la destra? Se pure la Meloni per rendersi credibile, presentabile, affidabile, farà la moderata, diventando la parte destra del pensiero unico, trasformandosi in draghiana, come Fi e Lega, sono dolori.
Perché pure senza Draghi, l’agenda di destra e di sinistra di Draghi avrà comunque vinto.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Scoperti 2 mila lavoratori irregolari in cooperative del milanese

Articolo successivo

Calcio: Monza. Berlusconi “Speriamo di non sfigurare”

0  0,00