Draghi si promuove in economia e rimanda i partiti a settembre

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Mario Draghi annuncia i nuovi aiuti alle imprese e alle famiglie, 14 miliardi lasciati nelle mani degli italiani e poi per l’ex banchiere finisce qui, ci penseranno altri ad elargire denari pubblici a chi ne ha bisogno. Ma giù che c’è Super Mario approfitta di questa ultima conferenza stampa di presentazione del Decreto Aiuti bis per togliersi parecchi sassolini dalle scarpe, lanciandoli – senza mai nominarli – a chi ha fatto cadere il suo esecutivo. Certo lo fa nel suo stile compassato, da banchiere, ma senza fare sconti.

Il primo sassolino sono i compiti a casa che aspettano il nuovo governo al momento dell’insediamento: «Aumento del prezzo dei gas, crisi energetica, il carovita» trascinato da questo tasso d’inflazione, «difficoltà di approvvigionamento di materiali», «l’incertezza geopolitica», aggravata dalla crisi di Taiwan che rischia di avvicinare ancora di più Pechino a Mosca. Sfide da far tremare i polsi che Super Mario ricorda dovranno essere gestiti dai “fortunati” che saranno premiati dagli elettori il prossimo 25 settembre.

Il secondo è invece destinato chiaramente alla Meloni, che aveva chiesto di rimandare per l’ennesima volta l’accordo su Ita per lasciare che sia il prossimo esecutivo a gestirlo, probabilmente per mantenerla formalmente indipendente grazie a nuove immissioni di denaro pubblico.

«L’obiettivo è quello di procedere – ha chiuso la questione l’ex presidente BCE -. Non è mia intenzione lasciare la questione al prossimo governo, dobbiamo fare il nostro dovere fino in fondo. La scelta sull’offerta vincente avverrà in tempi brevissimi, entro dieci giorni». A rendere più chiare le sue intenzioni il fatto che il ministro dell’Economia Daniele Franco fosse al suo fianco al momento dell’annuncio. Il Mef è infatti pronto a inviare ai due pretendenti di Ita (l’accoppiata Msc-Lufthansa e quella AirFrance e Delta) la richiesta di riproporre le offerte di acquisto per dichiarare già in agosto la società prescelta e avviare con questa la trattativa in esclusiva.

Viene da domandarsi quanto Meloni sia davvero desiderosa di gestire una rogna che ha azzoppato cinque o sei premier italiani negli ultimi 15 anni e quanto la sua sia una recita che le consenta di dare la colpa dell’inevitabile ristrutturazione della disastrata compagnia al suo predecessore. Di sicuro il tema rappresenta l’ennesima frizione con la Lega, che per voce della componente Commissione trasporti Edoardo Rixi ha detto che è bene chiudere subito il dossier: «L’individuazione di un partner industriale è condizione necessaria per garantire al vettore un solido piano di sviluppo per i prossimi anni», ha detto, «è fondamentale procedere con la ratifica entro questa settimana e avviare cosita trattativa diretta in esclusiva». Detto in altre parole: se Draghi ci fa il regalo di toglierci le castagne dal fuoco perché dovremmo essere così sciocchi da rifiutarlo?

L’ultimo sassolino lo lancia agli economisti dei partiti di centrodestra e dell’area grillina, che avevano accusato il premier di non aver rafforzato a dovere la crescita del Paese. Il prossimo governo, ha spiegato serafico Draghi, ha il difficile compito di non sprecare una «crescita che non si vedeva da vent’anni, migliore persino di Francia e Germania. Del 3,4% acquisita per il 2022 quando le previsioni di Confindustria l’attestavano all’1%». Numeri non arrivati casualmente, ma merito «della politica economica di questa governo e della struttura ministeriale del Tesoro».

Insomma, il Draghi ai saluti finali è un Draghi che mai come oggi è disponibile a lodarsi, sicuro che chiunque lo seguirà avrà difficoltà anche solo a pareggiare i risultati da lui ottenuti. Ora tocca al centrodestra il difficile compito di dimostrargli che si sbagliava.

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