Il giorno dopo la presentazione delle liste in corsa per le elezioni politiche del 25 settembre a tenere banco sono soprattutto le polemiche degli esclusi, alcuni dei quali eccellenti.
I malumori maggiori pare alberghino in Forza Italia dove fanno notizia nomi di peso che sono rimasti a casa, in virtù dell’esigenza degli azzurri di fare spazio ai centristi dell’Udc. Scrive in proposito Open, il giornale fondato da Enrico Mentana: “Qualcuno si è ritirato spontaneamente, qualcun altro è stato costretto a farlo. La partita delle liste per le candidature alle prossime elezioni ha alimentato malumori e polemiche tra gli esclusi. Tra le file di Forza Italia, l’ex governatrice del Lazio, Renata Polverini, ha rinunciato alla candidatura di «pura testimonianza» al Senato. Parlando al Messaggero ha espresso «rammarico» e definito «non dignitosa per me né per la mia storia» la proposta del partito. Esclusi anche Simone Baldelli, vice presidente dei deputati azzurri, e Andrea Ruggieri, che ha commentato: «La regola d’ingaggio era tutelare anzitutto gli uscenti. Ma pur essendo io un deputato uscente, che a Forza Italia ha fatto sempre fare una bella figura, mi sono stati preferiti esordienti anonimi e senza titolo».
Va detto che l’ex governatrice Polverini ha probabilmente pagato certe frequenti deviazioni dalla linea ufficiale del partito, con i media che l’hanno data spesso in procinto di lasciare Forza Italia: in realtà lei non se ne è mai davvero andata, ma restano le sue molte posizioni da dissidente, la più clamorosa della quale fu il sostegno al Conte 2 ai tempi della crisi aperta da Renzi e poi conclusasi con l’avvento di Draghi.
Open scrive ancora: “Nel centrosinistra, scosso dalle polemiche sugli under 35 candidati dal Pd e dall’esclusione degli ex ministri Luca Lotti e Valeria Fedeli, ha fatto rumore anche il caso di Laura Castelli: «Scopro dai giornali, e da qualche simpatico tweet, che sarei candidata all’uninominale di Novara: no grazie, casa mia è Collegno»”.
Ha fatto molto clamore anche la rottura fra l’ex sindaco di Parma Federico Pizzarotti e il terzo polo, ovvero l’alleanza Renzi-Calenda. Una chiusura totale quella dell’ex grillino, il primo ad aver rotto in modo plateale con il Movimento 5Stelle, che ha motivato così la sua decisione: “La mia partecipazione alle elezioni politiche del 25 settembre finisce qui, cioè non inizia. Non sarò candidato, non ci sono stati spazi seri nel progetto del Terzo Polo per candidature non direttamente collegate ad Azione e Italia Viva. La scelta ‘conservativa’ e poco coraggiosa è stata quella di ‘salvare l’attuale dirigenza’ senza aprirsi a rappresentanti dei territori e di persone che potessero far crescere questo nuovo soggetto. Non c’è stato posto per Gabriele Albertini, non c’è stato posto per Federico Pizzarotti e per altre figure che pure avrebbero a mio parere offerto un importante contributo e un messaggio di apertura e pluralità. Non è stato così, purtroppo le fusioni a freddo realizzate in due settimane hanno queste conseguenze”. Una partenza non proprio con i fiocchi quella del tanto decantato terzo polo, che in realtà vista la corsa solitaria del Movimento 5Stelle ha tanto l’impressione di essere già quarto.
Ma ecco dove si combatteranno le sfide decisive.
Silvio Berlusconi sarà capolista al Senato in Piemonte, Lazio, Campania, e per evidenti ragioni calcistiche a Monza. Enrico Letta sarà invece capolista a Milano ma anche in Veneto, dove ha voluto lanciare un segnale di aperta sfida nella regione considerata roccaforte della Lega. Giuseppe Conte invece corre in Lombardia, Puglia, Campania e Sicilia. Non ci sarà alcuna sfida diretta con Luigi Di Maio che gioca in casa, ovvero nel collegio di Napoli-Fuorigrotta.
Interessante a Roma lo scontro tra Emma Bonino e Carlo Calenda, interessante perché i due erano alleati all’inizio della campagna elettorale in quello che era stato ribattezzato “patto repubblicano”, per poi separare i propri destini quando il leader di Azione ha deciso di rompere l’accordo elettorale già siglato con il Pd. Giorgia Meloni si presenta invece capolista nel plurinominale alla Camera in Lombardia, nel collegio uninominale dell’Aquila in Abruzzo e nel proporzionale nel Lazio, in Lombardia, in Puglia e in due collegi siciliani.
Matteo Salvini punta su Milano ma ripropone la sua candidatura di capolista al Senato anche in Calabria (come fece nella legislatura precedente) e in Basilicata. Matteo Renzi, oltre che in Lombardia, guiderà le liste del suo partito in Toscana e Campania.



