Pensione anticipata, flat tax incrementale, ridiscussione del Pnrr. A leggere i programmi economici del centrodestra sembra che l’Italia viva una delle stagioni più esaltanti della sua economia. Se ci sono soldi per far pagare meno tasse a tutti e mandare prima la gente in pensione è ovvio pensare che la nostra economia sia floridissima e i conti pubblici blindati. Però poi uno va a vedere che il debito è al 150% del Pil, lo spread è saldamente intorno ai 230 punti, l’inflazione rischia di avvicinarsi alla doppia cifra e ci si domanda se il paese visto da Meloni, Salvini e Berlusconi è lo stesso in cui viviamo noi.
Per carità, è vero che in campagna elettorale si tende a essere un po’ di manica larga con le promesse, che poi il cittadino è di memoria corta e la misura promessa viene riproposta tagliuzzata qua e là e se proprio va tagliata alle brutte ce la si prende con l’Europa brutta e cattiva che non ci fa spendere i soldi che (non) abbiamo. Però questa volta l’impressione è che i leader di centrodestra stiano davvero esagerando, e non se ne capisce il perché, visto che sanno già che il 25 settembre i cittadini li premieranno con un’ampia maggioranza sia nell’uninominale che nel proporzionale.
Il guaio sembra averlo combinato Salvini, che per togliere voti alla Meloni (la sua unica vera competitor, altro che Letta) ha cominciato a fare promesse mirabolanti trovando tra l’altro, con la sua promessa di cancellare una volta per tutte la legge Fornero, un’ottima accoglienza presso i sindacati. così la Meloni si è trovata costretta a inseguire l’alleato rimangiandosi l’impegno assunto a inizio campagna elettorale a non fare promesse irrealizzabili.
Ecco quindi la flat tax versione FdI e la promessa di rivedere il Pnrr, a costo di andare a litigare a Bruxelles. Va detto però che la Meloni, sapendo di essere con ogni probabilità la prossima premier, è rimasta un po’ più prudente rispetto a Silvio e Matteo e ha preferito affidare i suoi annunci alla voce rassicurante di Giovanbattista Fazzolani, responsabile del programma del partito che oggi si è addirittura sottoposto a un’intervista/verifica sul Corriere della Sera. Il senatore è riuscito nel miracolo di suonare rassicurante pur non sconfessando le mirabolanti promesse della futura maggioranza. Ad esempio ha trasformato la promessa berlusconiana dei mille euro al mese di pensione unica in “innalzamento delle pensioni minime”, la flat tax al 15% in “flat tax del 15% per le partite Iva aumentato a 100mila euro di fatturato dai 65mila di oggi” e la cancellazione della legge Fornero in “flessibilità di uscita dal lavoro”.
Insomma, la Meloni ha deciso di non farsi lasciare indietro dai “cari alleati”, ma lo sta facendo sapendo perfettamente che sarà poi lei, tra poco più di un mese, a dover fare i conto con un programma che rischia di sembrare un libro dei sogni. E soprattutto con uno spread che è già vicino ai livelli di guardia e promette di tornare presto ai livelli insostenibili visti nel 2011, l’ultima volta in cui abbiamo visto il centrodestra al governo.
Salvini e Berlusconi promettono spese pazze, ma alla Meloni i conti non tornano



