La sinistra tifa spread ma rimane delusa: Giorgia non spaventa i mercati

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Diciamocelo, poteva andare peggio. Gli avversari di Giorgia che pur di vederla in difficoltà si auguravano una tempesta sui mercati a colpi di spread fin da lunedì mattina sono stati delusi. Il differenziale con i titoli tedeschi si è aperto stamattina in leggero aumento, pochi punti sopra i numeri fatti registrare nelle scorse settimane. I nostri creditori non sembrano per ora farsi prendere dal panico, almeno non prima di aver conosciuto l’unico nome che interessi loro, e probabilmente pure all’Europa che ciancia tanto di rischio democratico per l’Italia ma in realtà è preoccupata solo dalla stabilità dei nostri conti pubblici.
Parliamo ovviamente del prossimo ministro dell’Economia, l’uomo che terrà i cordoni della borsa nei mesi difficilissimi che ci aspettano, che dovrà gestire un’inflazione che sta devastando i conti delle famiglie, riattivare una crescita in declino e spendere bene i miliardi di un Pnrr che fatica a concretizzarsi in progetti utili per il Paese. La Meloni può contare su una vittoria talmente larga sugli alleati Salvini e Berlusconi (i suoi veri competitor in questa tornata, altro che Letta e Calenda) da poter scegliere liberamente l’uomo che reputa più adatto.
Considerando la delicatezza del momento e il fatto che c’è da chiudere una finanziaria in poche settimane la tentazione più forte sarebbe quella di chiedere a Daniele Franco di restare a via XX settembre, ma la leader di FdI ha promesso un governo politico e di rottura; tenere in campo la pedina più importante del governo Draghi la indebolirebbe subito; i suoi avversari avrebbero buon gioco ad accusarla di non avere una classe dirigente all’altezza e le rinfaccerebbero la scelta di affidarsi a uno degli uomini più avversati nel biennio trascorso all’opposizione.
La scelta ovvia sarebbe Tremonti, l’usato sicuro che in questi mesi ha fatto di tutto per mettersi in vetrina, facendosi intervistare un giorno sì e l’altro pure su tutti i giornali di destra per demolire l’operato di Draghi, che lungi dal salvare l’euro ne avrebbe “violato tutte le regole”. Ma la Meloni sa che Giulio ha conoscenze ben radicate pure in Forza Italia e Lega, e sa pure che il ricordo lasciato da ministro nell’ultimo governo Berlusconi non è proprio positivo tra gli investitori. Il suo nome pare inoltre inviso a Mattarella, che potrebbe rifiutarsi di nominarlo come fece nel 2018 quando Salvini e Di Maio tentarono di proporgli Paolo Savona.
Ecco quindi che per tenere tranquilli i mercati di cui sopra è possibile che la premier in pectore cerchi un nome meno divisivo, e che porti con sé ricordi meno angosciosi. Il sogno rimane Panetta, esempio quasi mitologico di tecnico con buone entrature politiche, capace di unire competenza e capacità di affrontare il pubblico, che però si sarebbe detto indisponibile. In attesa di trovare un nome soddisfacente deve comunque affrontare la Nadef, la nota di aggiornamento sui conti pubblici che farà da base per la prossima legge di bilancio. La “moderata” Meloni ha contenuto in questi giorni le smanie di Salvini che pretendeva dal governo dimissionario favolosi scostamenti di bilancio, guadagnandosi di nuovo le simpatie dei mercati. Che se arriverà un nome rassicurante all’Economia potrebbero quindi promuovere Giorgia come mai capitato prima a un leader di destra italiano.

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