Iv e Azione verso il partito unico: il caso Salerno agita il Pd

mercoledì, 12 Ottobre 2022
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Carlo Calenda non ha dubbi, con Matteo Renzi nascerà un partito unico che debutterà ufficialmente alle prossime elezioni europee. Lo ha dichiarato incontrando i giornalisti a Palazzo Madama: “Con Renzi lavoreremo come abbiamo fatto fino adesso, stesso simbolo, logo, struttura e poi daremo vita con calma a un partito unico che sarà pronto sicuramente per le prossime europee, liberal democratico, che accoglierà persone che vengono dal mondo riformista, popolare e liberale, cosa di cui l’Italia ha bisogno. Un partito del pragmatismo e del buon governo. E per essere sempre ancorati al passato ricordo che la politica è arte di governo”.

Dunque l’alleanza fra Italia Viva e Azione non è stata soltanto un’unione fondata sulla convenienza elettorale, ma un progetto di ampio respiro, un matrimonio destinato ad essere celebrato con tutti i crismi e con la ferma volontà di renderlo indissolubile. Una prospettiva che non piace però ad una parte del Partito Democratico, in particolare la corrente Base Riformista che raccoglie gli ex renziani e che in vista del prossimo congresso, vista sfumare l’ipotesi di candidare alla segreteria il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, ha deciso di sostenere il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, l’unico che potrebbe ricucire con Italia Viva e magari riportare Renzi nel partito.

In realtà le distanze fra Pd e Terzo Polo sembrano allargarsi sempre di più anche in vista dell’atteggiamento che Iv e Azione assumeranno nei confronti del nuovo governo. I centristi hanno ribadito che saranno all’opposizione ma in posizione di totale autonomia escludendo per ora collaborazioni con Pd e 5Stelle. Calenda ha spiegato: “La situazione è molto aperta, bisognerà vedere cosa sarà il governo e cosa succederà nell’opposizione. Quello che so è come faremo noi opposizione: con la proposta sul dimezzamento delle bollette…. cioè facendo una opposizione costruttiva. Ma se Meloni, come ha detto da Vox, vuole trasformare l’Italia in una Polonia allora la nostra opposizione non sarà più costruttiva ma durissima, anche nelle piazze”.

Concetto ribadito anche da Maria Elena Boschi di Iv: “La nostra sarà un’opposizione intelligente, dura nei contenuti e fatta di proposte come quella presentata da Calenda sul caro bollette. Sarà rispettosa nei toni, non faremo quello che il centrodestra ha fatto con noi quando eravamo al Governo con attacchi personali che nulla hanno a che vedere con la politica. Avremo un gruppo unico Italia Viva – Azione, i capigruppo si eleggeranno all’interno dei gruppi, sarà sicuramente uno di Italia Viva ed uno di Azione, nel rispetto degli accordi e del peso al 50%”.

Insomma nessuna rottura o divergenza come molti si aspettavano, Renzi e Calenda proseguiranno il loro percorso insieme e c’è chi al Nazareno, dalle parti di Base Riformista, accusa Letta di aver condannato il Pd all’isolamento, tentando in tutti i modi di emarginare Italia Viva alle elezioni per regolare definitivamente i conti con Renzi e aver poi mandato a monte l’accordo con Azione.

Se a Roma la collocazione del Terzo Polo sembra chiara ed è quella di stare all’opposizione del governo Meloni, sui territori invece continua la politica delle alleanze variabili. Come sta avvenendo ad esempio a Salerno dove Italia Viva-Azione e centrodestra stanno lavorando ad un’intesa in vista delle elezioni provinciali di novembre per mettere in minoranza il Pd del governatore De Luca. Il centrodestra sarebbe pronto ad appoggiare la candidatura terzopolista del sindaco di Battipaglia Cecilia Francese contro il candidato del Pd e sindaco di Capaccio Franco Alfieri.

Non è una novità, visto che già alle ultime amministrative Italia Viva e Azione, non ancora alleate, hanno seguito schemi diversi in base alle dinamiche locali, scegliendo ora il centrodestra, ora il centrosinistra o in alcuni casi di correre da soli. Ma adesso che il Terzo Polo si è ufficialmente costituito su base elettorale, certe manovre preoccupano ancora di più il Pd che vede a rischio la propria tenuta anche a livello territoriale.

Come nel Lazio ad esempio, dove fra gennaio e febbraio si dovrà eleggere il successore di Nicola Zingaretti. Si teme che la vittoria del centrodestra alle politiche possa trainare anche il voto regionale con un candidato di Fratelli d’Italia, visto che il voto si presenta pure alquanto ravvicinato, ragione che sta spingendo il Pd a cercare le alleanze più larghe possibili. Il sogno sarebbe quello di un campo largo con dentro tanto i 5Stelle che i centristi, ma le probabilità che ciò possa avvenire sono esigue. E’ di ieri l’appello del vicepresidente Daniele Leodori a Conte e company a non rompere l’alleanza tenendo separato il piano nazionale da quello regionale, dopo che il numero uno pentastellato ha fatto capire che nel Lazio c’è la possibilità di una corsa solitaria del Movimento. Ad aggravare la situazione anche i contrasti interni al Movimento, soprattutto il malcontento nei confronti di Roberta Lombardi, in fase di lancio come vicepresidente in ticket con lo stesso Leodori nelle vesti di aspirante governatore.

E per quanto riguarda il Terzo Tolo è molto probabile che il tema delle alleanze nel Lazio e in Lombardia sarà il primo terreno di confronto-scontro fra Renzi e Calenda. Il leader di Italia Viva infatti preferisce correre da solo e non siglare alcun accordo né con il Pd, né tantomeno con i 5Stelle. Calenda invece è più possibilista ad intese con il Pd ma senza i grillini. Insomma, se nel Lazio l’alleanza con i 5Stelle dovesse definitivamente saltare, per il leader di Azione si potrebbe aprire la strada di un dialogo con i dem su un candidato dal profilo moderato, dialogo che Renzi invece preferirebbe chiudere subito. Poi naturalmente ci sono i livelli regionali dei rispettivi partiti che sono meno rigidi rispetto alla possibilità di un’intesa tanto con il Pd che con i 5S, considerando che si tratterebbe soltanto di riproporre lo schema già in auge con Zingaretti. Ma il 25 settembre ha cambiato tutto.

L’ex segretario ed ex sindaco di Firenze guarda al Pd come ad un partito finito e in cuor suo spera in un’operazione speculare, ma di segno opposto, rispetto a quella dei suoi ex amici rimasti al Nazareno: ovvero svuotare il Pd e attrarre gli scontenti verso il Terzo Polo. E in quest’ottica una sconfitta dem alle prossime regionali, tanto nel Lazio che in Lombardia, potrebbe tornare senza dubbio utile. Del resto per Renzi questo è il momento di costruire non di cercare poltrone, meglio lasciare il governo al centrodestra e preparare l’alternativa, indebolendo il Pd per raccoglierne le spoglie. Meglio qualche amministrazione in meno oggi per tornare al governo domani.

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