Camera. Il primo discorso del presidente. Un(a) Fontana contro il pensiero unico

sabato, 15 Ottobre 2022
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Certo, la narrazione che è partita con l’elezione dei due nuovi presidenti di Camera e Senato, smentisce decenni e decenni di pensiero radical e liberal, sparsi a piene mani, sui giornali, nelle tv, in tutti i salotti dotti e impegnati, nel nome della Costituzione, difesa solo nelle parti che convengono, ignorata invece, negli aspetti che non piacciono (articolo 11, articolo 29 etc).

E c’è da capire la stizza, il livore, la depressione polemica degli osservatori più gettonati che hanno inflazionato carta stampata ed etere per settimane. Da oggi in poi, vecchia storia, non daranno tregua alla comunicazione e ai fatti dell’esecutivo, per iniziare a fare le pulci, a demolire scientificamente una costruzione governativa con relativa maggioranza, già non esente da contrasti, problemi interni ed esterni.
Si pensi (occasione ghiotta per i denigratori professionali) al “vaffa” di Berlusconi rivolto a Ignazio La Russa, e alla sua critica indirizzata alla Meloni: “Sei prepotente”.

Atteggiamento sinistro plasticamente confermato dalla postura sgrammaticata attuata dai deputati del Pd, Verdi e Sinistra tosta, che, ad esempio, sempre seduti durante il discorso di Lorenzo Fontana, mancando di rispetto verso una scelta comunque istituzionale (il presidente della Camera è la terza figura dello Stato), e mai applaudendo, nemmeno quando il neo-eletto ha parlato di papa Francesco, di pace e di diversità da garantire. Come dire, quando ne parlano loro va bene, ma se tali argomenti o personaggi sono tirati fuori dai nemici, non va bene. Alla faccia dell’unità nazionale, reclamata quando sono a Palazzo Chigi e negata quando stanno all’opposizione.
Del resto, un “fascista” a Palazzo Madama e un “tradizionalista cattolico”, “un crociato per la famiglia naturale e anti-droga”, a Montecitorio, è troppo.

Per loro ormai, l’antifascismo (che non ha pagato il 25 settembre) e il laicismo (si legga gender e ideologia Lgbt), non sono e non saranno più il mastice presente e futuro della Repubblica, ma solo un valore laterale: scandalo. Fine di un mondo.
Inaccettabile, infatti, che La Russa, nel discorso del suo insediamento, abbia osato aggiungere alle “mitiche” date del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno, l’anniversario (17 marzo) del Regno d’Italia. Apriti cielo.

Ma veniamo alle parole-chiave dell’intervento di Lorenzo Fontana. Che aprono indubbiamente una nuova fase anche culturale nella politica e nella prassi costituzionale. Non esattamente concetti studiati per rassicurare il pensiero unico, ma apripista di un modello nuovo.

CENTRALITA’ DEL PARLAMENTO. Sembra un’ovvietà. Ma va collocata dopo anni di Regime-Covid e di mistica dell’emergenza, che per gestire la crisi pandemica, economica e forse ora energetica, considera l’emergenza, un ottimo pretesto e strumento per comprimere la Costituzione e bypassare il Parlamento. Col governo di centro-destra si tornerà alla QUALITA’ DELLE LEGGI.

SOVRANITA’. Stesso discorso. Dopo governi non eletti dal popolo, gli italiani hanno scelto una maggioranza. Non è cosa da poco. E’ partito un altro ciclo. Ma lo dice la Costituzione (articolo 1).

PAPA FRANCESCO. La citazione è stata opportuna per due ragioni. Primo, scippare alla vulgata della sinistra che tira l’attuale pontefice per la giacchetta, quando dichiara la sua solidarietà ai migranti e lo silenzia quando si riferisce ai valori non negoziabili (aborto, vita, gender), o auspica la pace, mettendo sullo stesso piano Ucraina e Putin, e assegnando una buona quota parte di responsabilità della guerra alla Nato, al suo “abbaiare alle porte di Mosca”.

SAN TOMMASO. Evviva. Il male non è solo il contrario del bene, ma anche la privazione del bene.

OMOLOGAZIONE. Come espressione del totalitarismo. Così va letto San Tommaso. Il totalitarismo impone un pensiero unico, che nel nome del bene, priva la gente del BENE COMUNE vero. Ecco perché i guru del progressismo sono fortemente preoccupati. Negano che esista un altro pensiero.

DIVERSITA’. E’ una ricchezza. Se la uniamo all’anti-omologazione, comprendiamo il messaggio di Fontana: la lotta alla modernità laicista non va fatta con un altro pensiero unico, ma rivendicando la diversità delle culture, la pluralità delle identità storiche, sociali e religiose dei popoli.

NAZIONE. Italia sinonimo di bellezza, patrimonio storico, artistico, tradizione, settima potenza nel mondo. Fine dell’autolesionismo nazionale e dell’esterofilia (Dna della sinistra globalista e internazionalista), che mira a denigrare il sovranismo per un mondialismo oggi fallimentare (si sta vedendo adesso con la difesa degli interessi nazionali sul gas da parte di Germania, Olanda e Norvegia).

PERSONA, FAMIGLIA E FRAGILITA’. Un ottimo obiettivo per il nuovo governo. La parola persona, non è proprietà della sinistra (come da slogan del Pd di Letta).

PACE. Interessante riferimento. Che voglia dire un’inversione di tendenza rispetto alle politiche di Draghi, di Bruxelles, sulle armi per fermare Putin?

Vedremo ora come Fontana si muoverà nei meandri dei regolamenti. Che la sua emozione tradita nel primo discorso, sia una forza e non una debolezza. E che non venga colto pure lui dalla famosa e nefasta “sindrome da legittimazione”, per non sembrare troppo medioevale.

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