La Meloni europeista per superare la prova “contante”

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Ecco, di certo adesso i suoi detrattori non potranno dire che Giorgia Meloni è la solita sovranista sempre pronta a prendersela con Bruxelles e le sue normative liberticide. Eh sì, perché per giustificare l’aumento da 2 ai 10mila euro del tetto all’uso del contante appena annunciato al Senato la neopremier può tranquillamente appoggiarsi a una richiesta dell’Unione Europea.

A ricordarlo è oggi il quotidiano Verità&Affari: giusto tre anni fa, al tempo del governo Conte II, l’Unione inviò una lettera con la quale ci si lamentava per il mancato confronto su precedenti abbassamenti del limite nell’uso del contante e si spiegava che rimaneva valida una direttiva del Parlamento e del Consiglio europeo risalente al 2015 la quale “mentre conferma che i pagamenti in contanti di importo elevato si espongono al pericolo del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, richiede che i soggetti che commerciano beni, non altrimenti soggetti obbligati ai sensi di tale direttiva, siano comunque classificati come soggetti obbligati secondo la direttiva stessa e applichino misure di adeguata verifica della clientela, soltanto nei casi in cui effettuano o accettano pagamenti in contanti di importo pari o superiore a 10.000 euro”.

Pur nella confusione del burocratese europeo – che non sembra aver nulla da invidiare a quello italiano – si capisce che il limite per l’Europa sono proprio quei 10mila euro che la Meloni ha fissato durante il suo discorso di ieri. Seguiva poi un vero e proprio elogio all’uso delle banconote, in quanto sistema di pagamento “ampiamente accettato, rapido e agevole”, in grado di funzionare “senza un’infrastruttura tecnica funzionale con i relativi investimenti”, che è ovviamente “sempre disponibile”, a patto di averne nel portafogli.

Tutto bene dunque? Forse no, perché anche se Bruxelles copre le decisioni del nuovo esecutivo sembra che qualche malumore serpeggi proprio in seno a Fratelli d’Italia, dove questa decisione viene vissuta come un’adesione troppo supina alla volontà della Lega, che alle partite Iva – in maggioranza allergiche a controlli e un po’ “distratte” quando c’è da dichiarare gli incassi – deve da sempre le sue fortune elettorali. I parlamentari non hanno potuto non notare che la Meloni si è limitata a difendere un disegno di legge – quello sull’aumento all’uso del contante appunto – che il partito di via Bellerio ha presentato senza neanche avvisare gli alleati.

Per ora i maggiorenti del partito sembrano voler assecondare in tutto e per tutto Salvini, che qualche mese fa, con un precedente blitz che aveva fatto infuriare Draghi, era già riuscito a far salire il limite da mille agli attuali 2mila euro. Lo stesso Giovambattista Fazzolari, la “mente” economica di FdI, ha confermato che l’aumento sarà inserito nella Legge di bilancio. L’Europa, che deve approvarcela, non potrà dir nulla proprio a causa della lettera che abbiamo citato, ma il costo dell’operazione (perché non c’è dubbio che l’evasione aumenterà) dovrà essere scaricato da qualche parte. Ma quella sarà una soluzione che andrà trovata dal ministro dell’Economia, quel Giancarlo Giorgetti che mai come ora immaginiamo diviso tra le sue due anime, quella draghiana rigorista e quella leghista decisamente più avventurista.

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