Regionali Lazio, fra Pd e Conte prove d’intesa. Ma dal Terzo Polo….

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La paura di perdere le regionali del Lazio fa novanta nel centrosinistra se è vero che Pd e Movimento 5Stelle stanno cercando un accordo ad ogni costo.

Non solo, i dem sarebbero arrivati anche al punto di proporre a Conte di scegliere il candidato presidente. Si è passati insomma dal “mai con chi ha fatto cadere il governo Draghi” a “vi diamo la presidenza pur di fare l’alleanza con noi”. Una strategia che mette chiaramente in luce lo stato confusionale in cui si trova attualmente la classe dirigente del Nazareno. E Conte ovviamente gongola, essendo riuscito di fatto a spaventare il Pd con la minaccia di far correre il Movimento da solo e ottenendo niente meno che il privilegio di indicare il nome del papabile successore di Zingaretti.

Il problema è che, vera o non vera l’indiscrezione, si è già scatenato un polverone, con il Terzo Polo che ha fatto sapere di non essere disponibile a sostenere un nome proposto dai 5Stelle. Va giù duro Carlo Calenda leader di Azione: “Spero che Enrico Letta smentisca questa notizia a stretto giro. Ricordo che Giuseppe Conte ha fatto cadere Draghi sul termovalorizzatore. Dargli il potere di decidere il candidato per la regione sarebbe uno schiaffo ai cittadini e una prova di subalternità”.

Dal Partito Democratico provano a smentire, ma con scarso successo: Francesco Boccia e Bruno Astorre replicano: “La posizione è nota, pubblica e decisa all’unanimità, ovvero confronto e impegno per costruire insieme alle forze dell’attuale maggioranza regionale la candidatura più unitaria e autorevole per continuare a vincere. Il resto sono ricostruzioni prive di fondamento”. Una smentita dunque che non smentisce nulla.

Dal Movimento 5Stelle provano a metterci una pezza correggendo certe dichiarazioni di Conte che erano sembrate avvalorare l’ipotesi: “”Smentiamo – si legge in una nota – le ricostruzioni e i virgolettati attribuiti oggi al presidente Giuseppe Conte su diversi quotidiani a proposito delle elezioni regionali nel Lazio. Il Movimento 5 stelle sta elaborando una proposta per i cittadini laziali collegata alle eventuali dimissioni dell’attuale presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. La proposta che il Movimento 5 stelle presenterà sarà centrata su un programma politico radicalmente progressista, volto a trovare soluzioni all’altezza delle sfide che il territorio laziale pone. La girandola di nomi che viene alimentata ogni giorno con papabili candidati è una lotteria a cui Conte e il M5S non hanno mai contribuito e a cui non sono interessati a partecipare”. Un’altra smentita dunque che, anche in questo caso, non smentisce e non chiarisce nulla.

Certo è che fra Conte e Goffredo Bettini, plenipotenziario dem nel Lazio, il dialogo si fa sempre più stretto come dimostrerebbe anche la partecipazione del leader pentastellato alla presentazione del libro, scritto dallo stesso Bettini intitolato “A Sinistra. Da Capo” in programma il prossimo 11 novembre. Oltre a Conte ci sarà anche l’ex ministro Andrea Orlando altro grande tessitore dei rapporti con i 5Stelle. Il nome su cui Bettini starebbe cercando di far convergere i 5S è quello di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio che al momento però ha declinato l’offerta. Ma Riccardi sarà presente all’incontro dell’11 novembre e non è escluso che proprio quel giorno, a margine della presentazione del libro, possa arrivare il sì di Conte alla candidatura, che potrebbe convincere lo storico cattolico a rivedere la sua posizione.

Intanto, nel corso di una riunione con i parlamentari, i consiglieri regionali e i consiglieri comunali della Capitale, Conte avrebbe chiesto ai presenti di proporre dei nomi da presentare agli alleati, fatto questo che sembrerebbe avvalorare l’ipotesi dell’offerta del Pd. Come riporta Il Corriere della Sera, il profilo del candidato governatore cui si sta lavorando è quello di un esponente moderato che possa unire tutti, Terzo Polo compreso. Ed è lo stesso profilo cui starebbero lavorando i pontieri del Pd e che sembrerebbe ritagliato su misura per Andrea Riccardi o per Enrico Gasbarra, due nomi molto cari a Bettini.  

Ma l’accordo ancora non c’è e le notizie delle ultime ore hanno messo in allarme i centristi, Italia Viva e Azione, che continuerebbero a puntare sull’assessore alla Sanità Alessio d’Amato. Sia Renzi che Calenda continuano a considerare impraticabile l’alleanza con i pentastellati alla luce soprattutto delle posizioni assunte contro la costruzione del termovalorizzatore della Capitale. Ma devono fare i conti con i loro stessi dirigenti locali che un accordo lo vogliono e chiedono di tenere distinto il piano nazionale da quello regionale. Ma se è vero che il Pd potrebbe addirittura cedere la presidenza ai 5S, gli spiragli residui per un’intesa modello campo largo verrebbero automaticamente meno.

Resta poi in campo l’ipotesi Virginia Raggi pronta a correre con una propria lista, che potrebbe proprio costruirsi intorno ad una piattaforma fortemente ambientalista incentrata sul no al progetto del termovalorizzatore portato avanti dalla giunta Gualtieri. Ma anche fra i dem c’è molto scetticismo intorno all’ipotesi di appoggiare un nome proposto dai 5S.  Anche perché molti nel Pd romano considerano controproducente prediligere l’alleanza con i contiani invece che con il Terzo Polo bocciando il nome di D’Amato, visto che sono molti più i punti in comune con Renzi e Calenda che con i 5S.

In più nelle ultime ore, a complicare la partita, ci si è messa pure la questione lombarda, con le dimissioni di Letizia Moratti dalla giunta regionale e l’annuncio della sua discesa in campo contro il governatore Fontana. Una novità che rende possibile per la prima volta la conquista della Regione Lombardia da parte del centrosinistra, dove però sarà indispensabile l’apporto del Terzo Polo, considerando l’irrilevanza elettorale dei grillini al nord. Terzo Polo che potrebbe decidere però di sostenere Moratti, ragione che ha spinto i dem a mettere in pista nelle ultime ore il nome di Carlo Cottarelli. C’è chi teme che una rottura con Renzi e Calenda nel Lazio per favorire l’intesa con i 5Stelle, pregiudichi poi le alleanze in altre regioni, in primis proprio la Lombardia dove un’eventuale vittoria per il centrosinistra rappresenterebbe un risultato storico oltre che un buon viatico per risalire la china. Insomma, il cerchio è lontano dall’essere chiuso.

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