Bonus-matrimonio. Un’idiozia che la dice lunga sul concetto leghista di famiglia

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Ci sono tanti modi per vanificare, svuotare, delegittimare i valori della nostra identità storica, culturale, religiosa: combatterli, affermando un modello alternativo a questi (il laicismo, la globalizzazione, il pensiero unico), o rendendoli parodia.

La proposta detta “bonus-matrimonio” la dice lunga sulla scarsa metabolizzazione della Lega circa la sua dimensione nazionale (il sovranismo nel nome della Tradizione).
Stiamo parlando dell’operazione concepita e sviluppata da Salvini per riempire quello spazio lasciato vuoto a suo tempo da Alleanza nazionale, e che ora progressivamente e irresistibilmente sta riprendendosi Fdi.
Quando i cambiamenti radicali e repentini dei partiti non sono il frutto di autentici processi di trasformazione ed evoluzione culturale, i danni sono evidenti. Tutto ridotto a puro marketing, forma vuota, demagogia.

E prima o poi, i nodi vengono al pettine. Si vede dalle scelte e dalle proposte concrete.
Il sovranismo padano, al contrario, era reale, corrispondeva a istanze e aspirazioni popolari, fortemente radicate al Nord. Quando Bossi portò a estreme conseguenze tali pulsioni (Repubblica del Nord, secessione, parlamento del Nord, dio-Po), rischiò il punto di non ritorno anche dal punto di vista costituzionale.
Salvini, succeduto al trono, dopo la breve esperienza-Maroni, ha avuto l’indubbio merito di recuperare un consenso, arrivato, grazie alla sua leadership, a vette stratosferiche: dal 4% al 34%, ottenuto alle ultime europee (oggi invece, dopo il 24 settembre, è all’8%).

Ma il suo sovranismo nazionale sapeva e sa di falso, di posticcio. Cioè, di non profondo.
Qualche esempio? Il patriottismo come prima forma di solidarietà nazionale, è diventato il “prima-primato” degli italiani, nel senso di mero egoismo, utilitarismo nazionale (“a casa mia faccio quello che mi pare”).
Da qui, ogni declinazione possibile: “cacciamo gli immigrati”, “spariamo ai delinquenti”, basta tasse etc.
Un atteggiamento molto diverso da una visione veramente identitaria, ma inclusiva, mirata all’integrazione di qualità e allo Stato di diritto.

Ed ora, casca l’asino, stessa impreparazione pure sui temi etici. Il bonus matrimonio è un’idiozia. Per tante ragioni: non si possono dare soldi che finiscono per pagare gli italiani con le tasse, per sostenere scelte private. E ancora: è questo il modo per recuperare ai sacramenti le nuove famiglie?
Sposarsi in Chiesa non è uno spettacolo, una merce di scambio, una decisione che si compra. Ma il risultato di un percorso consapevole. Se non si condivide la scelta religiosa (che non è apparenza, come accadeva in passato, ma sostanza), c’è il matrimonio civile.
Incentivare i matrimoni religiosi con un bonus, vuol dire mercificare un sacramento. Mettere gli interessi economici al centro della vita.

Domenico Furgiuele, Simone Billi, Ingrid Bisa, Alberto Gusmeroli ed Erik Pretto, i parlamentari leghisti che hanno depositato questa proposta di legge, ritirata solo ieri, dovrebbero tornare a studiare catechismo, specialmente se intendono battersi per la famiglia.
Pensano davvero di convincere il nichilismo, l’individualismo, l’edonismo delle giovani coppie, consentendo la detrazione delle spese per i fiori decorativi, la passatoia, i libretti, gli abiti, il servizio di ristorazione, il parrucchiere, le bomboniere e il servizio fotografico?
O forse al contrario, dubbio atroce, sono veramente coerenti con la mentalità corrente. Irrecuperabile.

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