A Massa Carrara è polemica per le luminarie natalizie ispirate al mondo delle fiabe, con l’opposizione consiliare e numerosi parrocchiani che hanno denunciato l’assenza di riferimenti cristiani.
Ci sono Pinocchio, Cenerentola. Biancaneve, i sette nani, ma non c’è una sola luminaria in cui compaia Gesù bambino. In verità la questione non riguarda soltanto Massa ma molti comuni italiani. E’ tutto un girare fra Babbi Natale, stelle comete, renne, alberi mastodontici addobbati e illuminati nelle maniere più disparate, ma se vuoi vedere un presepe devi necessariamente entrare in una chiesa, o al massimo dentro le botteghe che vendono decorazioni e oggetti natalizi. A meno che non si tratti dei presepi viventi che hanno però un sapore prettamente folkloristico, più una tradizione coreografica con finalità turistiche che frutto di vera e autentica fede. Ci sono naturalmente delle eccezioni, come nel caso di Assisi dove per l’intero periodo delle festività, le facciate delle chiese saranno illuminate con immagini che riproducono la natività. Ma Assisi è la città di San Francesco imbevuta di una particolare spiritualità difficile da trovare altrove.
Tornando a Massa Carrara, lo scontro sulle luminarie ha spinto il vescovo Mario Vaccari ad intervenire per chiedere a tutti di abbandonare le polemiche per vivere seranamente il Natale. “Nei giorni scorsi sui mezzi di informazione locale – si legge nel comunicato stampa divulgato dalla diocesi di Massa Carrara e Pontremoli – sono apparsi articoli in merito alla presenza delle luminarie a tema fiaba, a seguito anche di un post pubblicato sul profilo social della parrocchia del Duomo di Carrara. La celebrazione del Natale e delle festività che seguono – ha detto il vescovo– fanno parte della tradizione cristiana dell’eredità storica e culturale del nostro paese, che culmina nell’evento della nascita del Signore Gesù, messaggio di pace e fratellanza universale che poco ha a che fare con le polemiche, soprattutto apparse sui social, che sono nate intorno alle luminarie che abbelliscono le nostre città in questo periodo. Il senso del Natale cristiano legato al mistero dell’incarnazione di Dio che si fa uomo, rappresenta, dunque, un invito alla gioia, alla condivisione e al superamento di ogni divisione e contrasto, soprattutto in questo periodo nel quale dobbiamo misurarci con linguaggi molto lontani dalla pace donata dal bambino di Betlemme”.
Monsignor Vaccari giustamente evidenzia come il Natale sia una tradizione storica e culturale del nostro Paese, ma poi sembra criticare proprio coloro che hanno denunciato la cancellazione dei simboli identitari, invitandoli a non andare oltre con le polemiche. Il problema è che questo continuo richiamo al Natale come “invito alla gioia, alla condivisione e al superamento di ogni divisione e contrasto” ha finito con il prestare il fianco a chi la solennità della festa l’ha svuotata di significato, proprio in nome del principio della fratellanza universale.
Una volta nelle scuole si tenevano le tradizionali recite natalizie che avevano per protagonista il bambino Gesù, si allestivano i presepi e si educavano i bambini a prepararsi cristianamente all’evento. Oggi questo non è più possibile, in nome dell’esigenza di integrare le culture diverse, con la religione diventata improvvisamente un ostacolo al dialogo e alla fratellanza. Così niente più presepi nelle scuole, e le recite devono essere “politicamente corrette”, ovvero devono invitare all’amore, alla solidarieta, alla fratellanza appunto, ma in chiave universale, senza riferimenti specifici a Gesù bambino o al significato cristiano del Natale.
Per tutta risposta il Natale è diventata una festa unicamente consumistica, fatta appunto di luminarie, addobbi, decorazioni, alberi di Natale solennemente illuminati nelle piazze, una grande sagra del commercio con le persone in fila per fare i regali, preparare il cenone della vigilia e il pranzo di Natale con i parenti. E girando per le città si può assaporare il profumo di un Natale tipicamente pagano, quello degli alberi e dei babbi natale come protagonisti principali della festa marginalizzando, o peggio ancora censurando, il bambino Gesù. E anche certi preti hanno fatto la loro parte in questi anni, ideologizzando a loro volta i presepi e caricandoli di messaggi politici. Con Gesù bambino trasformato di volta in volta in testimonial di spot pro immigrazione, pro diritti civili, persino pro vaccini negli ultimi tempi.
E sembra un caso, ma proprio in questi giorni un’altra polemica ha investito l’Agesci, Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani, accusata di aver inserito nei propri questionari di adesione la dicotonomia “genitore 1 e genitore 2”. Un modo per adeguarsi alla mentalità contemporanea, a quel pensiero unico dominante che ha stabilito di eliminare i riferimenti alle figure paterne e materne, prendendo ormai atto della piena legittimità delle famiglie arcobaleno. Un trionfo dell’ideologia gender che incredibilmente ha finito per influenzare anche il modo di agire e di rapportarsi all’esterno delle stesse realtà cattoliche, nonostante papa Francesco si sia spesso pronunciato proprio contro i tentativi di equiparare la famiglia naturale formata da padre, madre e figli alle coppie gay.
Ecco, mentre si accetta il rifiuto dei simboli identitari quasi rassegnandosi all’idea che Gesù bambino debba nascere nel segreto dei nostri cuori e fra le mura di una chiesa perché così vuole il pensiero unico laicista e globalista (ricordate la mozione presentata in Europa per bandire i nomi tipicamente cristiani come Maria o Giovanni?), dall’altro si fa di tutto per compiacere e assecondare le pulsioni della società contemporanea, adeguandosi ai suoi dogmi e alle sue regole.
Con il risultato che abbiamo finito con il trasformare il Natale nell’unico compleanno senza festeggiato, in piena unione con lo spirito del tempo che ha originato addirittura un “cristianesimo senza Cristo”; uno stato d’animo più che una fede, un modo di pensare più che una religione, una corrente di pensiero ideologica utile per promuovere integrazione, accoglienza, solidarietà, difesa dell’ambiente e dei diritti umani, ma totalmente vuota di contenuti autentici e di valori. Ecco perché la polemica sulle luminarie non è affatto banale o pretestuosa, ma ci riporta ad una triste realtà che purtroppo, anche larga parte del mondo cattolico, finge di non vedere.



