Mattarella-Meloni. Quanti segreti e messaggi dietro il nostro Tricolore

giovedì, 12 Gennaio 2023
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Ci sono tanti modi per dire cose diverse dicendo le stesse cose. La politica (e non solo) offre tantissimi spunti quotidiani. E la verità? Basta saper decodificare i messaggi, scindendo strategie, luoghi comuni, retorica e interessi specifici.

Prendiamo il caso della festa del Tricolore di sabato scorso. La nostra bandiera ha compiuto la bellezza di 226 anni. Quanti morti, sacrifici, sogni, frustrazioni, eroismi, vigliaccherie, dietro questo simbolo collettivo e identitario. Quanti modelli di Stato, disegni contrapposti di società che si sono alternati: monarchia, repubblica, federalismo, autonomismo, presidenzialismo, socialismo, liberalismo. E sempre il bianco-rosso e verde a sventolare sui nostri difetti e pregi, sulla nostra storia e cronaca.

La premier Meloni, come noto, per l’occasione, ha citato una tela dipinta nel 1920 da Carlo Filippelli (ma nel tricolore di allora ufficialmente non c’era lo stemma sabaudo?), che rappresenta una donna intenta a rammendare il Tricolore.
Dal messaggio artistico a quello politico, ovviamente attualizzato. Il capo del governo ha rivolto un appello a “ricucire ciò che si è strappato, per riannodare i fili del nostro stare insieme, riscoprirsi comunità, la strada per liberare le energie migliori della nazione”. Un patriottismo sobrio, con un retrogusto presidenzialista. Palazzo Chigi, infatti, mira a realizzare la grande riforma, per assicurare il massimo di governabilità e democrazia, stabilizzando il quadro politico, evitando legalmente fughe, tradimenti, inciuci da parte magari di qualche partito alleato (fari puntati su Lega e Fi).

E come si è inserita la comunicazione del presidente Sergio Mattarella? Formalmente ha condiviso la Meloni, sostanzialmente ha sparato una bordata sotto forma di raccomandazione (come del resto, ci ha abituati a fare: basti ricordare il suo traghettarci verso la fedeltà assoluta a Bruxelles, il mito religioso dell’euro, la campagna di vaccinazione e l’alleanza atlantica con relative armi all’Ucraina).
Il capo dello Stato ha posto l’accento sull’“indivisibilità del Paese”. Detta così pare una affermazione innocua e innocente, secondo la nostra Carta. Invece, sottintende un no deciso all’autonomia differenziata proposta dal Carroccio.

Un avvertimento-fotocopia delle polemiche alimentate dall’opposizione che sul tema sta facendo le barricate.
L’apparenza quindi, non inganni. Meloni e Mattarella sembrano marciare insieme, almeno su questa materia, ma nel sottofondo vero, no.
Una tregua armata la loro, in attesa di chiarimenti, vedendo come governerà il centro-destra. E se andrà avanti. E’ evidente che il Quirinale e la sinistra vedono come fumo negli occhi il presidenzialismo. Anche se tale ricetta non è unicamente di destra; fu proposta nella nostra storia repubblicana dall’azionista Calamandrei, dal repubblicano Pacciardi, dal gollista Segni, dal socialista Craxi e dal missino Almirante. E in quanto all’autonomia differenziata, sarebbe sufficiente chiarire che un conto è l’unità nazionale, un conto il centralismo.

Il no al presidenzialismo è puramente politico. Non sia mai che la Meloni si ingessi e si radichi troppo al potere e la Repubblica diventi la Repubblica della pancia o delle nomination.
Il richiamo di Mattarella, sempre nel giorno del Tricolore, ha chiarito i dubbi: “Il Tricolore accompagnò la Guerra di Liberazione, simbolo di unità e indivisibilità del Paese e di quel patrimonio di valori e principi comuni solennemente sanciti dalla Costituzione”. Tradotto: la legittimazione democratica poggia soltanto sul secondo dopo-guerra (il quadro antifascista); e dato non da poco, la parola “Paese”, enfatizzata al posto di “Nazione”, come preferisce la Meloni (piccolo scontro lessicale).
Nel discorso presidenziale, la svista risorgimentale, come non secondaria fonte della nostra unità, è stata poi, parzialmente corretta: “Sotto questi colori i nostri avi si batterono per realizzare l’unità d’Italia”. Manca la parola Risorgimento e Stato unitario, ossia la monarchia.

Molto meglio a proposito di Tricolore il presidente Ciampi col suo Giubileo della Nazione, che con importanti cerimonie, lavorò per conciliare tutte le nostre tradizioni patrie: Monarchia, Repubblica, Risorgimento, lotta per la liberazione, Repubblica romana, cisalpina, cispadana etc.

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