/

A Davos la sfilata dei poteri deboli

2 minuti di lettura

I poteri forti non sono mai sembrati così deboli. Potremmo riassumere così le prime, meste giornate di lavori del World Economic Forum di Davos, il celebre festival del turbocapitalismo dove per decenni si sono dati appuntamenti capi di stato, imprenditori e capitani d’industria per commentare il modo in cui il pianeta, soprattutto in base al loro volere, stava cambiando.

Bene, quest’anno l’aeroporto della cittadina elvetica, di solito abituato nella prima metà di gennaio a un traffico di jet privati da ingorgo romano, rimarrà semideserto. Dei leader dei paesi del G7 si è fatto vedere solo il cancelliere tedesco Scholz, mentre allargando lo sguardo al G20 si aggiungono solo i capi di governo di Spagna, Sudafrica e Corea del Sud.

Giorgia Meloni si è ben guardata dal partecipare – anche se a onor del vero visti i suoi trascorsi politici non aveva molta scelta – e alla fine ha incaricato di rappresentarla un ministro di seconda schiera che per di più con Davos c’entra poco o niente, il titolare dell’Istruzione Giuseppe Valditara.

La situazione è talmente deprimente che il paese star di questa edizione saranno gli Emirati Arabi Uniti, non propriamente uno stato democratico. Parteciperanno a ben 28 dibattiti e ne modereranno altri dieci, con giornalisti portati da casa. Giornalisti che certo non sono abituati a fare liberamente il proprio mestiere visto che la loro patria si situa al 138esimo posto nella classifica sulla libertà di stampa.

La crisi di appeal di Davos è dovuta al fatto che questi presunti padroni del mondo, alla prova di eventi davvero sconvolgenti come il Covid e la guerra in Ucraina, hanno dimostrato di avere molto meno potere di quanto i loro sostenitori – ma soprattutto i loro detrattori – pensassero. Non solo si sono dimostrati del tutto incapaci di intuire i pericoli che stavano arrivando (nessuno a Davos era riuscito a capire che le esplicite parole di Putin nel corso del suo intervento all’edizione 2021 del Forum annunciavano l’invasione dell’Ucraina), ma non hanno neanche saputo trovare delle soluzioni efficaci, visto che a tre anni dall’inizio della pandemia ancora facciamo i conti con il virus e il conflitto in Ucraina non è un passo più vicino a risolversi rispetto al primo giorno di guerra.

Non parliamo poi dell’inflazione globale, alla quale le grandi potenze occidentali hanno risposto in maniera del tutto frammentaria, arrivando a dichiarare vere e proprie guerre commerciali con gli alleati, come fatto dagli Stati Uniti con il discusso Inflation reduction Act, un pacchetto di corposi aiuti alle aziende americane che tratta allo stesso modo rivali i cinesi e gli “amici” europei. Pacchetto al quale proprio a Davos la Von der Leyen ha risposto annunciando una misura altrettanto escludente.

Da qualche anno Davos non fa che registrare quello che succede, senza anticipare umori e tendenze: il primo giorno di incontri, come sempre dedicato al rapporto degli economisti, non ha fatto eccezione. Secondo gli esperti riuniti il 2023 sarà un anno di recessione. A parte che alla stessa conclusione era arrivata giorni fa la direttrice del Fondo Monetario Internazionale Georgieva, non ci voleva una grande scienza per capire che quest’anno – tra rialzi abnormali dei tassi da parte di FED e BCE e aumento del costo dell’energia per la ripresa cinese – l’economia globale sarebbe scesa.

A voler vedere il bicchiere mezzo pieno il messaggio da ricavare da questa impotenza dei potenti è che i singoli stati non sono forse così condizionati nelle loro scelte dalla volontà di pochi potenti, e possono ancora scegliere politiche economiche autonome. Un messaggio di buon auspicio per un governo moderatamente sovranista come quello italiano.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Calcio: Ancelotti “In molti ci danno per morti, ma il mio Real è vivo”

Articolo successivo

Tennis: Australian Open. Sonego si arrende in cinque set a Hurkacz

0  0,00