Ue. Lo stato etico verde e sanitario è al palo. Tra scandali e larve ha pochi anni di vita

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Riteniamo che il punto sullo stato di salute della Ue vada fatto. A Davos, i discorsi, le previsioni, gli argomenti e la postura dei potenti del mondo, per la prima volta sono negativi. Si respira un’aria pesante, l’atmosfera è plumbea. Che differenza rispetto al passato, quando si disegnava enfaticamente il futuro, perfetto, umanitario, salutista (la vaccinazione mondiale), totalmente informatizzato (l’intelligenza artificiale), pieno di androidi e soprattutto un futuro green (la nuova globalizzazione forzata).

Adesso, è innegabile che la guerra di Putin abbia rotto le uova nel paniere a molti, frenando questi progetti imperativi: le fonti energetiche hanno ripiegato verso un’offerta integrata, petrolio-carbone e gas restano in piedi (con la decarbonizzazione rimandata sine die), e quindi, non più velocemente e imperativamente verso le rinnovabili. C’è da pensare che forse questa sia stata la vera ragione dell’invasione dell’Ucraina, oltre il pregresso conflitto nel Donbass e la graduale avanzata aggressiva della Nato per comprimere l’area di influenza russa.

E in tutto questo la Ue? Pure lei, dopo decenni di ascesa irresistibile, nella narrazione mediatica e politica, ora mostra i primi veri segni di cedimento. Diremmo, di inutilità. Non ha risolto nulla, sia come premesse costituenti, sia come aspirazioni.
Se la reazione sovranista di fronte ai primi flop di Bruxelles, circa la non soluzione del tema-immigrazione e l’avanzare oggettivo della povertà, è stata contenuta dal recupero successivo del rigorismo, dei tecnici e dal ritorno delle sinistre di governo in vari paesi del continente, ora la protesta dei popoli si è fatta molto più strutturale (non solo la pace e il rifiuto di armare Zelensky).
E ciò non riguarda solo l’inchiesta sulle mazzette filo-Qatar-Marocco o il tasso di eterodirezione (si legga corruzione), dettato dalle lobby (14mila registrate nell’albo della trasparenza, tanto per restare alla neo-lingua). La risposta alla pandemia aveva dato l’impressione di un’apertura solidale, ma l’esaurirsi della strategia “vaccinista”, ha fatto tornare le cose come prima.
Anzi, peggio di prima.

La questione-immigrazione risollevata dal governo Meloni (lo scontro con la Francia sulla distribuzione dei migranti e sui confini d’Europa), ha riproposto temi antichi. Il prezzo del gas calmierato poi, che destino ed effetti avrà? La verità è che Bruxelles è in piena crisi di nervi.
Molto efficace solo nel chiedere soldi, nel pretendere vessazioni contabili agli Stati ex-sovrani: molto autoritaria nell’imporre il modello laicista, camuffato come “stato di diritto europeo”, col quale bocciare, scomunicare, paesi come l’Ungheria e non solo, ma incapace di recuperare terreno con politiche strategiche degne di nota. L’unica lista della spesa è parlare di mosche, vermi, larve, carne artificiale e vino (ovviamente italiano) da punire.

Adesso scopriamo che il vaccino era pronto prima del Covid. Chissà quando saranno svelati questi misteri.
E come se non bastasse, impotente sul resto, mostra la faccia cattiva su strade green, città green, case green, pena essere considerati cittadini di serie b; “no-green”: l’ultima declinazione della razza “maledetta” no-vax, “no-ucraina”, che sottintende l’essere xenofobi, omofobi, nazionalisti etc.
Finito l’asse franco-tedesco, ora quale asse nascerà? Noi mediterranei avremo ancora un ruolo?
A quando il varo di una vera Europa, indipendente dagli Usa, con vertici eletti veramente dal popolo? E non una Commissione che si auto-coopta?
Anche perché se resta solo, quella che è, un arrogante elefante burocratico, in mano a caste (finanziarie, bancarie, economiche, sanitarie) autoreferenziali, le resterà poco da vivere.

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