Come annunciato, i francesi sono scesi in piazza per la terza giornata di
sciopero nazionale, per la riforma delle pensioni.
Martedì 7 febbraio si sono svolti cortei in tutte le maggiori città per
protestare contro una proposta di legge impopolare che prevede un
innalzamento dell’età pensionabile da 62 a 64 anni e l’aumento a 43 anni
del periodo di contribuzione per avere la pensione completa.
Intanto in un clima teso la proposta di legge pensionistica è arrivata in
parlamento, dove il dibattito in aula all’Assemblea Nazionale e al Senato
potrebbe durare diverse settimane. L’opposizione, soprattutto della
coalizione di sinistra Nupes, ha presentato oltre 20mila emendamenti.
Il presidente Emmanuel Macron, nonostante un forte dissenso nel Paese, è
intenzionato ad andare avanti. Spera di ricevere il sostegno necessario dai
conservatori.
Per il capo dell’Eliseo la riforma e’ essenziale “rispetto all’Europa” e per
“salvare il sistema”. E la premier, Elisabeth Borne, ha dichiarato che “Non
e’ negoziabile”.
Nei giorni scorsi un sondaggio Odoxa per Public Sénat evidenzia un calo
di popolarità per Macron e per Elisabeth Borne di 5 punti in meno
rispetto a un mese fa.
E secondo un altro sondaggio pubblicato dal quotidiano economico Les
Echo, una maggioranza del 61% nel paese è contraria al progetto.
Anche per il terzo giorno di protesta nazionale i manifestanti sono scesi in
piazza e si sono verificati disagi nei trasporti pubblici, sia locali che per
l’alta velocità, per la diminuzione dell’elettricità e per lo sciopero nelle
raffinerie.
Molti insegnanti hanno incrociato le braccia in alcune zone della Francia,
tra cui Parigi ma complessivamente il numero di adesioni nel mondo della
scuola è diminuito poiché in una parte del Paese sono già cominciate le
vacanze scolastiche invernali.
Nonostante un calo del numero di scioperanti, gli otto principali sindacati
francesi sono ottimisti e puntano sulla prossima data già fissata di sabato
11 febbraio.
I sindacati non demordono e continuano la loro battaglia.
E come se non bastasse anche i sindacati dei produttori agricoli protestano.
Il tema sollevato dai manifestanti e’ quello della sovranita’ alimentare,
tanto sbandierata dal Presidente Macron.
Il motivo, oltre alle numerose norme che pesano sull’agricoltura francese,
è la recente sentenza della Corte di Giustizia Ue sulle deroghe al divieto
delle sementi trattate con neonicotinoidi, usate per la coltivazione delle
barbabietole da zucchero.
E’ stata bloccata la concessione avuta con legge dal 2020 con la
possibilita’ di proroga per tre anni. Al contrario il Governo di Londra ha
autorizzato anche per quest’anno l’utilizzo d’emergenza di questi insetticidi.
Questo divieto alla Francia comporta l’importazione di prodotti piu’
economici, a scapito delle produzioni locali.
L’8 febbraio è la data di una prima manifestazione con centinaia di trattori
per le strade di Parigi al grido di #sauvetonpaysan “salvate il vostro
agricoltore”.
Il braccio di ferro tra governo e manifestanti continua e come hanno
dimostrato in passato, i francesi non demordono.
Sofia Barilari



