Foibe e Consiglio europeo. Due fatti passati e presenti che si possono interpretare in due modi diversi. Per l’opposizione, il viaggio della Meloni a Bruxelles è stato un fiasco, per il governo, un successo. E per quanto riguarda le foibe, se ci fosse stato un governo di sinistra, non avremmo mai avuto il tricolore che illumina i palazzi delle istituzioni con la scritta “Io ricordo”.
Il Pci (padre putativo di tanti dirigenti del Pd) che retoricamente ha condannato in ogni occasione pubblica il revisionismo sull’Olocausto, è stato il primo che per decenni, dal secondo dopoguerra, ha fatto revisionismo proprio sul dramma delle foibe: decine e decine di migliaia di italiani massacrati da partigiani titini solo perché italiani (qualcuno ricorda l’accoglienza riservata dai militanti comunisti bolognesi al famoso treno che portava a Roma gli esuli istriano-dalmati, boicottati, aggrediti, perché “fascisti”?).
La verità è scomoda, “la verità rende liberi”, ha dichiarato parafrasando il Vangelo, il presidente Sergio Mattarella.
Interessante la frase che ha usato come apertura del suo discorso nella giornata del Ricordo: “Nessuno deve avere paura della verità. Le dittature – tutte le dittature – falsano la storia, manipolando la memoria, nel tentativo di imporre la verità di Stato”.
Il rischio è “l’operazione-depistaggio” come viene percepita e orchestrata dal mainstream (indipendentemente anche dalle intenzioni del capo dello Stato): per una volta che si parla di crimini comunisti, di partigiani italiani complici che, non solo hanno massacrato partigiani non comunisti (si pensi a Porzus), ma hanno ceduto lembi della nostra sovranità a Tito, volendo imporre, nel nome dell’antifascismo, un’altra dittatura (non certo un regime liberal-democratico), quella comunista, ritenendola l’Eden dei proletari, si usa la parola “titoini” o “crimini stalinisti”, per allargare poi a tutte le dittature del Novecento.
Semplifichiamo: quando si denuncia il nazismo si denuncia il nazismo, quanto sul banco degli accusati c’è il comunismo, la condanna riguarda il comunismo, come dottrina e come modello statuale. Punto e basta.
In quanto alla cosiddetta verità storica, frutto delle manipolazioni della memoria per imporre una verità di Stato, una riflessione sul moderno autoritarismo o dirigismo democratico, dobbiamo pur farla.
La verità di Stato non è stata per caso la religione europeista, l’euro? Non è stata la religiosa campagna vaccinista che ha imposto la tessera per vivere, lavorare e mangiare?
Passiamo alla Meloni. Rovesciamo il concetto. Perché Macron non l’ha invitata al summit bilaterale con Zelensky e Scholz? Perché non conta niente?
Se ci fosse stato Draghi sarebbe stato della partita? Certo, è organico a Bruxelles, all’idea burocratica, amministrativa, bancaria, finanziaria della Ue. Non certo per prestigio personale, ma per appartenenza. La verità va letta su due livelli. La Meloni esprime una via difficilmente digeribile per gli euroburocrati: un sovranismo che non si fa mettere all’angolo, nella solita macchiettizzazione ed emarginazione che ha colpito Trump, Salvini, l’Ungheria e la Polonia, e un pragmatismo che rompe gli schemi.
Tra un anno ci saranno le elezioni europee e l’asse Ppe-Pse potrebbe essere sostituito dal un nuovo asse “Ppe-conservatori”. Immaginate che colpo per Bruxelles, la sua economia e la sua ideologia laicista. E per le 16mila lobby che ora imperano e che ci impongono città green, strade green, case green, cibo artificiale, società Lgbt.
Ergo, la Meloni (l’Italia) fa paura e va colpita. E non c’è niente di meglio che rinvigorire il vecchio asse sinistro franco-tedesco. Due progressisti, con Macron anatra zoppa, con un parlamento fuori controllo, che doveva come deve, recuperare consenso presso un’opinione pubblica francese ostile.
E poi, in fondo, altro che perdente, la Meloni qualcosa dal Consiglio europeo l’ha ottenuta: Italia protagonista nel dialogo internazionale, revisione dei fondi del Pnrr, nuovo spazio fiscale e ulteriore sottolineatura della collegialità europea nella gestione dei migranti, finora considerati solo un affare italiano.
Ecco come si legano i due fatti: la verità e la manipolazione.



