Regionali. La sinistra nella palude. L’unica speranza un congresso dem stile-Sanremo

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I numeri sono chiari. Le Regioni vanno a destra e la sinistra retrocede paurosamente. Percentuali come quelle di Fontana in Lombardia (il 54%) e di Rocca nel Lazio (53%), si commentano da sole. Una maggioranza quasi bulgara, al netto del non voto.

Come ha reagito la sinistra? Alternando una cecità che fa paura e un’inguaribile superiorità morale che le impedisce di vedere la realtà vera. D’altra parte Lenin diceva che la realtà non esiste, ma solo la sua interpretazione ideologica. E al Nazareno continuano così.

D’Amato se l’è presa con la lentezza della macchina congressuale che non ha risolto i problemi prima del voto delle regionali. Infatti, sul mostruoso astensionismo pesa la disaffezione per una volta nella storia, dell’elettorato progressista, che non si è recato alle urne per due ragioni: sapeva di perdere in partenza e per la mediocrità dei suoi candidati.

E c’è da capire Letta: se avesse fatto il congresso costituente prima del 12-13 febbraio, di fronte a questa onda lunga della destra (dove l’immagine della Meloni spicca nel condizionare l’opinione pubblica), il Pd sarebbe definitamente morto e sepolto.

Ma quello che ha sorpreso di più è stata l’analisi dello stesso Letta. Ecco la sua dichiarazione che va opportunamente decodificata: “In un quadro politico per noi particolarmente complicato e con il vento chiaramente contro, il Pd ottiene un risultato più che significativo (resta ancorato al 21%) dimostra il suo sforzo coalizionale e respinge la sfida di M5S e Terzo Polo. Il tentativo ripetuto di sostituirci come forza principale dell’opposizione non è riuscito. L’Opa contro il Pd ha fatto male a chi l’ha tentata. Ci auguriamo che questo risultato dimostri finalmente a M5S e Terzo Polo che l’opposizione va fatta al governo e non al Pd. Il Pd rimane saldamente seconda forza politica e primo partito dell’opposizione”. 

Il tema del Pd quindi, non è la sua sconfitta, ma la colpa dell’Opa contro di lui (sempre degli altri, i perfetti, i buoni e i giusti non sbagliano mai). Come dire, guardo il dito e non la luna. Nessuna critica sul fatto che il partito non ha più da tempo un’anima, un’idea, un’identità (è laburista, liberale, radicale di massa, clintoniano, progressista, social-democratico etc?), una classe dirigente degna di nota, che da “partito degli ultimi” (gli oppressi, i poveri) è diventato da anni il “partito dei primi”, dei tutelati, garantiti, dello status quo culturale, politico, sociale, economico. Le responsabilità sono di Conte e del duo Renzi-Calenda.

Domanda: e allora perché a Milano il Pd ha scelto Majorino (sinistra doc) alleandosi con i 5Stelle e a Roma il Terzo Polo (D’Amato)?

Una sorta di schizofrenia che non ha pagato. E siccome questi tre partiti (Azione, Dem e 5Stelle), al momento prendono i voti in totale competizione tra loro, risulta difficile sommarli in futuro in funzione anti-Destra. A meno che non sparisca Conte e Renzi e Calenda si redimano sulla via di Damasco.

Chi uscirà dal congresso dem, Bonaccini o la Schlein sapranno monetizzare il tesoretto preso alle urne?

Con un Movimento ridotto all’8% nel Lazio e al 3,9% in Lombardia il campo largo è ormai un camposanto.

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