Lavoro per i giovani in agricoltura

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Agrctura

Se il futuro, come sembra, è nel settore primario sarà il caso di non rubare più braccia all’agricoltura. Al di là dell’espressione alquanto dispregiativa e ormai datata, attualmente è proprio la coltivazione dei campi a offrire le maggiori opportunità di lavoro. Con l’arrivo della primavera, ad esempio, nelle campagne ci sarà posto per almeno 100mila giovani. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti presentata nel corso dell’iniziativa “Lavoro per i giovani, in agricoltura c’è” con l’apertura del salone della creatività “Made in Italy – Generazione in campo”. Un’occasione per vedere dal vivo le ultime innovazioni del 2023 con l’assegnazione degli Oscar Green ai giovani agricoltori e alle loro rivoluzionarie idee.

A dimostrazione di quanto sia cambiata l’immagine stereotipata del contadino, all’agricoltura servono soprattutto figure specializzate: dai trattoristi ai tecnici “4.0” per guidare droni, leggere i dati meteo e utilizzare gli strumenti informatici, ma anche raccoglitori di verdure e frutta; senza dimenticare i nuovi sbocchi occupazionali offerti dalla multifunzionalità che vanno dalla trasformazione dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche all’agricoltura sociale, passando per la sistemazione del verde o la produzione di energie rinnovabili. Da qui la necessità di un piano integrato di formazione che coinvolga anche le scuole.

Lo scorso anno, ricorda la Coldiretti, hanno trovato opportunità di lavoro dipendente oltre 1 milione di persone, di cui un terzo con meno di 35 anni. E’ dunque efficace il nuovo sistema semplificato di prestazioni occasionali introdotto dal governo, un rapporto di lavoro subordinato agricolo a tutti gli effetti con le stesse tutele, che non potrà superare, per singolo occupato, le 45 giornate di lavoro effettivo l’anno; il salario è esente da imposizione fiscale, cumulabile con qualsiasi tipologia di trattamento pensionistico.

I numeri di prospettiva sono incoraggianti. Tra le imprese guidate da giovani in Italia crescono in effetti solo quelle agricole, in controtendenza rispetto al crollo degli altri settori, per un totale di oltre 55mila sub 35 che hanno scelto di costruirsi un futuro investendo nella terra: dalla coltivazione all’allevamento, dall’agriturismo alle vendite dirette, fino alle bioenergie e all’economia green. Nello spazio di un decennio, tra crisi economica, pandemia e guerra, il settore agricolo, continua la Coldiretti, è diventato di fatto il punto di riferimento delle nuove generazioni, al contrario di altri settori dove si registrano il crollo del numero di imprese sub 35 che vanno dal 24% per le costruzioni al 25% per il commercio al dettaglio, dal 28% per il tessile al 48% per le telecomunicazioni.

Non a caso nell’ultimo anno sono nate in media 17 nuove imprese agricole giovani al giorno. Le aziende guidate da sub 35, sottolinea Coldiretti, hanno un fatturato più elevato del 75% della media e il 50% di occupati per azienda in più. Si tratta di imprese indirizzate verso la pratica biologica e la commercializzazione dei prodotti aziendali e sono estremamente digitalizzate. Basti pensare che più di una su tre è informatizzata e una su quattro ha realizzato innovazioni in azienda nell’ultimo triennio, secondo l’analisi Coldiretti su dati del Censimento Istat. Il dato più interessante è che un giovane imprenditore su cinque è laureato. Le imprese giovani hanno di fatto rivoluzionato il mestiere dell’agricoltore. Sul piano produttivo, sostiene la Coldiretti, emerge come la maggioranza dei giovani imprenditori sia impegnata nella coltivazione di ortaggi, ma una quota significativa è ricoperta dal settore delle produzioni agricole associate all’allevamento di animali e a seguire del vino (10%).

A ostacolare la crescita delle giovani imprese agricole restano però, rileva Coldiretti, le difficoltà legate all’accesso alla terra e quello al credito. Il prezzo medio di un ettaro di terreno agricolo in Italia è di 20.900 euro, ma può arrivare a cifre di 1,5 milioni di euro se si considerano i vigneti dei grandi vini del Nord. Ma differenze sensibili si trovano anche a livello territoriale. Nel Nord Ovest il prezzo medio è di 29.100 euro a ettaro, sale a 42.300 al Nord Est, spinto soprattutto dal mercato vitivinicolo, scende a 15.200 euro al Centro Italia, fino ai 13.400 del Meridione e agli 8.800 delle Isole. Se si considera che la dimensione media di un’impresa agricola italiana è di circa undici ettari, spiega la Coldiretti, il “prezzo d’ingresso” per un agricoltore rischia di diventare proibitivo e ciò rappresenta un grave problema, anche per le difficoltà di accesso al credito, in un momento peraltro dove la voglia di campagna è ai massimi storici.

«Occorre sostenere il ritorno alla terra dei giovani e la capacità dell’agricoltura italiana di offrire e creare opportunità occupazionali e di crescita professionale superando gli ostacoli burocratici che si frappongono all’insediamento – afferma la leader dei giovani della Coldiretti, Veronica Barbati – è necessario superare le tensioni internazionali, ristabilire la pace e investire su un settore strategico per far ripartire l’Italia e l’Europa grazie anche a una nuova generazione di giovani attenti all’innovazione e alla sostenibilità».

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