Antifascismo, è ancora tormentone: ma a Schlein serve?

2 minuti di lettura

Antifascismo, è di nuovo tormentone. È bastato che Giorgia Meloni definisse i martiri delle Fosse Ardeatine «italiani innocenti trucidati solo perché italiani» per scatenare l’ennesimo putiferio.

A dare fuoco alle polveri è stata l’Anpi che ha attaccato la premier perché non ha definito «antifascisti» i 335 caduti della strage di 79 anni fa. «Italiani», per l’associazione partigiani, è troppo poco.

È evidente il tentativo dell’opposizione più radicale di sfruttare il filone dell’antifascismo come redivivo strumento di lotta politica. La polemica odierna attizza nuovamente le braci della sinistra “profonda”, soprattutto  dopo la manifestazione di Firenze di tre settimane fa. Ogni parola, ogni inflessione di voce, ogni smorfia della premier sono passate ai raggi X per scorgere ogni possibile retropensiero politicamente scorretto oppure ogni recondita nostalgia postfascista. L’antifascismo è diventato una sorta di grande graticola per tentare di porre la premier in stato di accusa permanente. Di certo appare lo strumento principe per delegittimare la Meloni e il governo come conseguenza diretta del nuovo corso radicale del Pd avviato con l’avvento della leadership di Elly Schlein.

Diciamo che la mossa antifascista potrebbe, nell’immediato, giovare alla neosegretaria nell’opera di ricompattare militanti e simpatizzanti piddini. Ma alla lunga potrebbe rivelarsi un boomerang perché, alla storia di Meloni «fascista», non crede più nessuno, a parte naturalmente qualche ultrasinistro incanutito o qualche giovane “sconvolto” da centro sociale. Farebbe bene, la Schlein, a trovare argomenti più seri e spendibili se vuole realmente porsi a capo di una sinistra capace di riscoprire il suo mestiere. Dovrebbe, Elly, insistere più sui “diritti sociali” e meno sui “diritti civili”, diritti che in definitiva interessano solo a una minoranza, quella che vive nelle zone dello Ztl. Ci vogliono ben altre idee forza al Pd, che l’antifascismo come arma impropria della politica, per riconquistare il consenso dei ceti popolari

Anche perché, di questo passo, l’antifascismo stesso rischia di svalutarsi. La liquidazione della sua «eredità valoriale» – come paventa su “la Repubblica” Simonetta Fiori – potrebbe paradossalmente avvenire per causa “interna” della sinistra e della sua smodata (e velleitaria) voglia di riconquistare i primati ideologici del passato.

Per la sua palese strumentalità, la stessa polemica sulle Fosse Ardeatine rischia di essere controproducente. Giorgia Meloni non ha infatti né sbagliato definizione né minimizzato l’orrore nazista quando ha affermato che i caduti della strage sono stati massacrati «solo perché italiani». I tedeschi applicarono l’atroce legge della rappresaglia: dieci italiani per ogni tedesco ucciso nell’attentato di via Rasella. Che poi la gran parte della gente trucidata fossero antifascisti, ebrei e ufficiali schierati con il Regno del Sud  (tra cui il colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, comandante del Fronte militare clandestino) è certamente vero, ma ai nazisti interessava principalmente fucilare italiani, come peraltro lo stesso Hitler aveva richiesto. E sembra anche che il dittatore tedesco avesse manifestato l’intenzione di ordinare un eccidio ancora più atroce e che poi i suoi generali riuscirono a farlo desistere da un simile, folle proposito, non per ragioni di umanità ma di opportunità politica e militare.

Le Fosse Ardeatine sono da sempre ricordate come una ferita inferta alla città di Roma e come una tragedia italiana. Vale la pena ricordare che il carattere civile e nazionale della memoria di quell’eccidio fu sottolineata da Sergio Mattarella  nella ricorrenza del 2020, in piena emergenza Covid. Ecco il significato allora evidenziato dal capo dello Stato in un intenso messaggio: «Al termine di quegli anni terribili, segnati dalla dittatura e dalla guerra, l’unità del popolo italiano consentì la rinascita morale, civile, economica, sociale della nostra Nazione. La stessa unità che ci è richiesta, oggi, in un momento difficile per l’intera comunità».

Il carattere dell’antifascismo è una qualificazione in più per ricordare la tragedia della Fosse Ardeatine. E Giorgia Meloni non era tenuta a sottolinearla. Tutto il resto è polemica politica.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Calcio: Amichevoli. Marocco ancora super, Brasile battuto 2-1

Articolo successivo

Tennis: Torneo Miami. Trevisan piega Liu e sbarca agli ottavi

0  0,00