«Gli italiani sono stati giudicati colpevoli dalla giustizia italiana in contumacia, senza aver avuto la possibilità di difendersi in un nuovo processo; la quasi totalità dei richiedenti hanno vissuto in Francia per circa 25-40 anni, un paese in cui hanno una situazione familiare stabile, sono inseriti professionalmente e socialmente, senza più nessun legame con l’Italia, cosicché la loro estradizione causerebbe un danno sproporzionato al loro diritto a rispetto della vita privata e familiare».
Nonostante le continue rassicurazioni del presidente Macron, la sentenza della Corte di Cassazione francese ha negato per l’ennesima volta l’estradizione di dieci ex terroristi italiani condannati in patria per reati di sangue, attingendo a piene mani ancora dal fondamento giuridico della dottrina Mitterrand. E’ molto probabile che il laconico dispositivo dei magistrati francesi, oltre fare ancora vittime, diventi la pietra tombale di una vicenda giudiziaria che si trascina dolorosamente da quasi quarant’anni. Per la verità, ricorda l’Ansa, la decisione può essere impugnata dalla Procura generale francese, mentre un amareggiato ministro della Giustizia Nordio preannuncia un possibile ricorso alla Corte dei diritti dell’uomo: «Non è un percorso facile, perché una decisione della Cassazione come questa è una pietra pesantissima. Nei meandri, però, di questa legislazione internazionale e degli accordi tra gli Stati, è possibile che ci sia una sorta di barlume di speranza, per riprendere in mano questa situazione irrazionale, oltre che immorale”.
Lo spettro della dottrina Mitterrand riappare nel dibattito pubblico nazionale ogni qualvolta si ripresentano fatti e personaggi in relazione a ciò che furono gli anni di piombo in Italia, ravvivando il dolore dei familiari delle vittime, che attendono e pretendono giustizia.
Era il primo febbraio 1985 quando Francoise Mitterrand, presidente socialista della Repubblica francese dal 1981 al 1995, pronunciò a Rennes il suo discorso clamoroso e spiazzante: «Ho deciso l’estradizione, senza il minimo rimorso, di un certo numero di uomini accusati di avere commesso dei crimini. Non ne faccio una politica. Il diritto d’asilo, dal momento che è un contratto tra colui che ne beneficia e la Francia che lo accoglie, sarà sempre ed è sempre stato rispettato. (…) Dico con forza: la Francia è e sarà solidale con i suoi alleati europei, nel rispetto dei loro principi, del loro diritto: sarà solidale, rifiuterà tutte le protezioni dirette o indirette per il terrorismo attivo, reale, sanguinario». Mitterrand pensava, in buona sostanza, che la Francia dovesse accogliere sul suo suolo gli ex terroristi italiani che avessero esplicitamente rinunciato all’uso della violenza.
Solo un mese dopo al cospetto del presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi, Mitterrand illustrò ancora quello che sarà l’orientamento futuro della Francia in materia: «Noi abbiamo circa 300 italiani rifugiati in Francia dal 1976 e che da quando sono nel nostro paese si sono “pentiti” e ai quali la nostra polizia non ha nulla da rimproverare. C’è anche una trentina di italiani che sono pericolosi, ma sono dei clandestini. Bisogna quindi prima di tutto trovarli. Poi non saranno estradati solo se dimostreranno che hanno commesso dei crimini di sangue. Se i giudici italiani ci inviano dei dossier seri che provino che c’è stato un crimine di sangue, e se la giustizia francese darà un parere positivo, allora accetteremo l’estradizione».
Considerata dall’Italia una grave violazione del diritto interno, la dottrina provocò una serie di reazioni principalmente politiche e un ulteriore aggravamento dell’incertezza giuridica, al punto da considerare la Francia come “il santuario europeo della lotta armata”. L’ex capo del Sismi l’ammiraglio Fulvio Martini, nel suo libro di memorie (Nome in codice Ulisse) scrive che si arrivò persino ad approntare un piano per rapire diversi rifugiati residenti a Parigi.
E’ possibile che Mitterrand, molto presente nelle vicende post coloniali francesi, nell’enunciare i principi della sua dottrina abbia voluto paradossalmente emulare proprio l’Italia, che all’inizio degli anni ’60 aveva rifiutato l’estradizione dei alcuni membri del Fronte di liberazione nazionale algerino. Jean Jacques Susini, fondatore di Organisation de armée secrète, che nel 1962 tentò di uccidere il presidente De Gaulle rimase per anni sotto la protezione della polizia italiana.
Detto ciò, l’ultima sentenza della Cassazione francese dovrebbe chiudere l’era, ancorché dolorosa, del lodo Mitterrand. A partire dall’estate del 2002 quando l‘esclusione del candidato socialista mise fine alla cosiddetta coabitazione, la destra francese riconquistò tutte gli ambiti del potere e avviò una serie riflessioni profonde sul diritto d’asilo voluto dal presidente socialista, ma i rapporti periodicamente conflittuali tra i due paesi ne hanno di volta in volta precluso l’abbandono. Con l’arresto di dieci ex terroristi italiani nell’ambito dell’operazione “Ombre rosse” nell’aprile del 2021, dopo il consenso del presidente Macron, sembrava che si fosse assestato finalmente il colpo di grazia. Non è ancora così, purtroppo. Restano solo dolore e rabbia.



