Fi. Meno male che Silvio c’è (ancora)

martedì, 11 Aprile 2023
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Il tema scontato e poco ipocrita, non è il facile augurio che il Cavaliere possa riprendersi e campi cent’anni, ma il suo ruolo che va analizzato senza pregiudizi ideologici, tipo-Repubblica o La Stampa; un ruolo da protagonista nel bene e nel male della nostra storia, con la seconda Repubblica che di fatto ha fondato e con la comunicazione politica che ha rivoluzionato.

Diciamo subito che pur facilitato dalla demolizione del quadro istituzionale causata dall’inchiesta Mani Pulite e dal Mattarellum (sistema elettorale al 75% maggioritario e al 25% proporzionale), ha avuto un merito oggettivo: ha certificato il bipolarismo, la democrazia dell’alternanza, modello anglosassone (centro-destra vs centro-sinistra). Ebbene ora, questo bipolarismo è finito. Primo, perché il collante tra forze liberali, cattoliche, conservatrici e post-missine non ha funzionato; secondo, perché lo schieramento al governo dopo il 25 settembre è di “destra-centro” (a trazione Fdi).

E la stessa Fi, soggetto leggero (i club), è stata e resterà un “partito-persona”, legato alla leadership berlusconiana, senza delfini, né eredi naturali o scontati. Una leadership carismatica, capace di federare le varie anime azzurre (moderate, cattoliche, europeiste, conservatrici, liberali, sociali, liberiste), fin quando ha prevalso nettamente alle urne sugli alleati, ridotta adesso ai minimi termini col suo tramonto non solo fisico. Fi oscilla intorno a uno striminzito 8%.

Ed è indubbio che non c’è e non ci sarà mai un partito azzurro senza Berlusconi. Dopo di lui il diluvio. E vanno compresi i suoi stretti collaboratori, parlamentari e uomini di governo, legati alla sua persona fisica, garanzia di “permanenza professionale”.
La verità è che oltre il “Capo” non c’è, né ci sarà nulla. Un pezzo di Fi resterà ancorato all’area governista e un altro, più laicista, percorrerà inesorabilmente, la medesima strada di chi è andato verso il Terzo Polo.

Però, prima di esalare l’ultimo respiro, come ogni fisiologia partitica incentrata su una Guida suprema e insostituibile, si assiste, come si continuerà ad assistere, ai disperati colpi di coda della sua corte. In tale chiave vanno lette le manovre di assestamento interno, che reiterano, a pensarci bene, uno schema trito e ritrito: sostituzioni nei gruppi (Barelli al posto di Cattaneo, troppo indipendente rispetto alla Meloni, la Ronzulli ridimensionata, Ferrante al tesseramento, Battilocco al settore elettorale etc), e regie occulte o dirette al femminile, dove pubblico e privato si sovrappongono (nella migliore regola della satrapia), orchestrate in questo caso da Marta Fascina che ha preso il posto un tempo occupato dalla Pascale.

Come sopravviverà Fi al suo Re? Inutile pensare ai successori. Berlusconi li ha tutti amati e subito bruciati (la “sindrome di Silvio-Crono”): nell’ordine, Formigoni, Toti, Frattini, la Moratti, Pili, Alfano, Bertolaso, Fitto, Marchini. Il solo a resistergli Antonio Tajani, che furbescamente si è auto-ritagliato una funzione meramente esecutiva, da fedele luogotenente.
Qualcuno spera che il progetto di un “partito repubblicano” possa salvare capra e cavoli, capra azzurra e cavoli poltronisti. Ma ancora una volta, ci vuole un coesivo serio, culturale, politico che possa aggregare efficacemente le troppe anime del centro-destra, e soprattutto un Capo in grado di incarnarle (la Meloni al momento ha più possibilità, ma rischia di radicalizzare ed emarginare a destra la coalizione; problema speculare della Schlein). Altrimenti dovremo assistere tristemente al destino di ogni partito “a vocazione maggioritaria”: prima da solo, poi in compagnia, poi di nuovo da solo, imprigionato dalla paura dell’estinzione.

Del resto, la storia del centro-destra non è stata questa, matrimoni e divorzi? Una paradossale moviola: prima Fi e An, poi il Pdl, poi ancora il ritorno a Fi e a Fdi. L’ipotesi partito unico repubblicano (o conservatore) pare studiato apposta per bissare questo paradosso che inchioda il centro-destra da decenni.
Ma la cosa più grottesca che non vorremmo vedere e che invece, con molta probabilità vedremo: è la prossima adunata di Fi, con Silvio “resuscitato” che si collegherà, mandando in delirio il popolo azzurro (e facendo alzare la percentuale dei consensi di qualche punto). Per “Lui” l’ennesima dimostrazione di essere “l’Unto del Signore”; per i suoi maggiorenti la gioia di averla scampata (almeno per un altro giro elettorale di giostra).

 

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