Nella maggioranza giurano e spergiurano che non si è trattato di un segnale politico e la ripartizione delle assenze ieri in aula sembrerebbe confermarlo. Ma la brutta figura la coalizione di governo l’ha incassata ugualmente e anche sonora.
Per sei voti infatti l’aula di Montecitorio ha respinto la risoluzione sullo scostamento di bilancio del Def (il Documento di economia e finanza del governo) pari a 3,4 miliardi nel 2023 e a 4,5 miliardi nel 2024, per la cui approvazione era richiesta la maggioranza qualificata, costringendo il Consiglio dei Ministri a riunirsi in tutta fretta per approvare e presentare una nuova relazione capace di riparare il danno. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, visibilmente irritato, ha commentato: “Nessun problema politico, è che i deputati o non sanno o non si rendono conto”.
Infatti le assenze di ieri non sarebbero state strategiche ma giustificate da impegni istituzionali o da missioni. Il premier Giorgia Meloni da Londra ha parlato di “eccesso di sicurezza” lasciando intendere che l’incidente è avvenuto perché i vari gruppi hanno sottovalutato il rischio dando per scontato che i numeri non sarebbero mancati.
Ma chi erano i parlamentari assenti? Undici appartengono al gruppo della Lega, nove a Forza Italia, cinque a Fratelli d’Italia, due a Noi Moderati. Sono sei i voti mancati all’appello per poter raggiungere la maggioranza qualificata utile ad approvare lo scostamento di bilancio; atto propedeutico all’approvazione delle risoluzioni al Def che a quel punto sono saltate.
L’opposizione ovviamente gongola e accusa la maggioranza di dilettantismo e incapacità. Maurizio Lupi di Noi Moderati spiega:“Con il taglio del numero dei parlamentari, il numero dei parlamentari in missione perché impegnati al governo incide maggiormente, specie quando ci sono voti con maggioranze qualificate. Per fortuna il problema si risolve ma occorre convocare un nuovo Consiglio dei ministri, che approvi una nuova relazione con un nuovo scostamento diverso anche solo di un euro. Il problema è che questo scostamento serviva a tagliare il cuneo fiscale sin da maggio”.
Ma mentre la Meloni getta acqua sul fuoco allo stesso tempo avverte: “Ognuno ha la propria responsabilità. Credo che si debba fare una valutazione ulteriore, e concentrare l’attenzione sui parlamentari in missione, su chi ha un doppio incarico”.
Ma anche dentro la maggioranza c’è chi ne approfitta per togliersi i sassolini dalle scarpe. E’ il caso dell’ex capogruppo di Forza Italia alla Camera Alessandro Cattaneo che è stato sostituito nelle scorse settimane da Paolo Barelli in quanto ritenuto da Silvio Berlusconi “più esperto”, avendo già ricoperto il ruolo nella passata legislatura. In realtà Cattaneo sarebbe stato rimosso perché poco gradito alla Meloni e all’ala governista degli azzurri. Cattaneo ha commentato: “Sono mancati sei voti, valuteremo gruppo per gruppo e ognuno si prenderà le sue responsabilità. E’ inaccettabile nei confronti del Paese. Non lo nego e non mi sottraggo alle responsabilità. Dove sono mancati i voti? Un po’ dappertutto, però a differenza di come avviene in altre votazione qua le assenze per missione non abbassano il quorum perché è prevista la maggioranza assoluta. Tra missioni e assenze ingiustificate ci sono state mancanze da parte di tutti i gruppi. Mi sento di scusarmi nei confronti degli italiani”. Non ci vuole molto a capire che l’attacco di Cattaneo è rivolto principalmente in casa propria considerando che il nuovo capogruppo Barelli ha toppato proprio su un atto fondamentale per la tenuta dell’esecutivo. Ed era invece lui, ovvero Cattaneo stesso, ad essere accusato di voler creare problemi al governo. E va da sé che questa vicenda non depone a favore dei capigruppo che avrebbero dovuto preventivamente accertarsi che le assenze non avrebbero inciso negativamente su una votazione di fondamentale importanza. Possibile nessuno si sia reso conto che la maggioranza rischiava di andare a sbattere?
E considerando che le assenze maggiori si sono registrate in casa della Lega, anche lo sfogo di Giorgetti è apparso chiaramente rivolto più verso il proprio partito, e il suo capogruppo Molinari fedelissimo di Salvini, che a tutta la maggioranza. Anche perché i rumors riferiscono di malumori in ampi settori del Carroccio nei confronti dell’operato di Giorgetti, considerato troppo allineato alla Meloni e troppo filo europeista. Non a caso La Stampa ha parlato di ripicche leghiste nei confronti del proprio ministro. Probabilmente è vero che l’incidente non è stato volutamente programmato, ma considerando che i malumori della Lega non sono un mistero per nessuno, è inevitabile che pensar male venga spontaneo.
Come detto il governo è corso ai ripari, dopo che la maggioranza sul principio è andata nel pallone tentando di far ripetere la votazione e facendo urlare al golpe le opposizioni. Certamente quanto accaduto apre seri interrogativi all’interno del centrodestra o quanto meno impegna tutti a stare in guardia da adesso in poi quando ci si troverà di fronte a votazioni fondamentali dove non sono ammessi altri scivoloni. Sempre che di scivolone si sia davvero trattato.


