Eredità politica di Silvio, partita a tre (con sorpresa?)

giovedì, 15 Giugno 2023
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Eredità politica di Silvio Berlusconi, come andrà a finire? Difficile ora stabilirlo. L’unica cosa che si può dire è che è cominciata una partita a tre, fra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Matteo Renzi. Ciascuno di questi tre leader può legittimamente  rivendicare un titolo per rappresentare quelli che furono gli ideali propugnati dal fondatore di Forza Italia.

È bene preliminarmente chiarire che, quando parliamo di eredità politica di Silvio, non intendiamo semplicemente l’elettorato di Forza Italia (o quello che ne rimane): sarebbe una visione a dir poco riduttiva. No, l’eredità politica di Berlusconi è concetto assai più ampio e comprende la classe dirigente che si è formata sul suo esempio (i berlusconiani più o meno doc), lo stile d’impronta liberal-populistica con il quale il leader di FI ha in qualche modo condizionato il discorso pubblico italiano per quasi trent’anni, la vocazione “moderata” che Berlusconi si è intestata nell’ultima fase della sua parabola politica e, non ultimo, il rapporto con il Partito popolare europeo, di cui Forza Italia rappresenta a tutt’oggi la propaggine italiana. Chi, tra Meloni, Salvini e Renzi, può meglio rispondere a queste esigenze, elementi che in qualche modo sopravvivono al leader scomparso e che rimangono nella politica italiana, pur senza il carisma personale di Silvio (la narrazione “leggendaria” incarnata dal “capo”) che ha fatto da vero collante di Forza Italia?

Molti commentatori tendono a vedere nella Meloni la favorita nella corsa all’eredità politica di Berlusconi. Il motivo non sta tanto nell’eventuale appeal che la leader di FdI potrebbe esercitare sul mondo di Forza Italia, bensì nella sua leadership sull’intero centrodestra, cioè nella sua capacità di “federare” le diverse anime della coalizione. Sarebbe un grave errore per Giorgia puntare a una fusione tra FdI e FI. Fagocitare Forza Italia potrebbe indebolire il centrodestra perché creerebbe un vuoto nella sua costituzione originaria: un’alleanza impostata su tre soggetti. In politica, due più due non fa quasi mai quattro, ma quasi sempre meno. E poi c’è anche da considerare la questione Ppe. Non conviene alla Meloni annullare l’espressione italiana del Partito popolare europeo. La sua strategia di inserimento nei centri di potere Ue ne verrebbe seriamente compromessa.

Scommessa opposta è quella di Salvini. La sua voglia di rivalsa nei confronti della premier potrebbe spingerlo a cercare di attrarre il maggior numero di spezzoni di Forza Italia nell’orbita della Lega. È ormai chiaro che, per Matteo, le prossime elezioni europee rappresentano una sorta di Armageddon. Salvini vuole fare il pieno di consensi al fine di riequilibrare  a suo favore i rapporti di forza con FdI. Potrebbe quindi spingere l’acceleratore sulla componente populistica che è parte integrante del berlusconismo, almeno di quello storico. Va da sé che una simile linea è potenzialmente destabilizzante per il governo, con tutti i vari scenari catastrofici (c’è chi vede addirittura in prospettiva un “governo tecnico alla Draghi”) che ne conseguirebbero.

Tra i due litiganti c’è un terzo che potrebbe godere: Matteo Renzi. È l’ipotesi al momento più remota, ma non va scartata in anticipo. L’ex premier è l’uomo dei momenti difficili e il propiziatore dei governi tecnici. Entrerebbe chiaramente  in gioco  nel caso di un peggioramento dei rapporti nella maggioranza. Il suo proporsi come catalizzatore dei “moderati” e le parole al miele che riserva al centrodestra potrebbero trasformarlo nel pivot di nuovi, futuribili equilibri. Con Berlusconi ha del resto due importanti caratteristiche in comune: 1) la spregiudicatezza; 2) il fastidio sottopelle per la destra-destra diventata elemento centrale del governo. Se fosse lui a raccogliere l’eredità politica di Berlusconi, nessuno in fondo griderebbe allo scandalo.

La sorpresa di Forza Italia? Una soluzione “dinastica”.  C’è chi, tra gli osservatori politici immagina che la futura leadership di FI potrebbe venire dalla stessa famiglia del leader scomparso: o la “moglie” Marta Fascina (enigmatica la fissità del suo sguardo sulla bara di Silvio durante la cerimonia funebre), o la figlia Marina (il potere reale passa adesso per lei), o addirittura il figlio Luigi (è il più giovane e quello dalle più belle speranze). Vale la pena ricordare che Forza Italia sarà guidata da una sorta di “comitato reggenza” ( Marina Berlusconi, Marta Fascina, Antonio Tajani) fino alle elezioni europee. L’obiettivo è di superare il 4%, in modo da avere discreta rappresentanza al Parlamento di Strasburgo. Se le cose dovessero andare meglio, vorrebbe dire che il brand Forza Italia ancora funziona. E a qualcuno potrebbe anche venire in mente di ipotizzare un berlusconismo del Terzo Millennio, che rimarrebbe tutto sommato il modo migliore per garantire politicamente le aziende. I mezzi certo non mancherebbero. Né mancherebbe una notevole esperienza in fatto di marketing politico.

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