Va bene, diciamo pure che il Molise era già governato dal centrodestra e che la sfida era oggettivamente difficile; aggiungiamo pure l’emozione per la morte di Berlusconi che ha inciso sul voto e trascinato il consenso su Forza Italia; le analisi e le giustificazioni ci possono stare tutte, ma i risultati delle elezioni regionali in Molise evidenziano ancora una volta il fallimento del progetto del fronte progressista, ovvero l’alleanza fra PD, M5S e sinistre varie.
Non è un caso isolato, perché ovunque i dem e i pentastellati si sono presentati uniti hanno perso, segno evidente che non basta sommare i voti per vincere. Eppure la Schlein insiste nel portare avanti il progetto di un nuovo campo di sinistra e sembra che a scoraggiarla non bastino più nemmeno le fughe dentro al PD, aggravate dalla partecipazione della segretaria alla piazza 5stelle dove Beppe Grillo ha lanciato la proposta delle brigate e dei passamontagna.
Ma è evidente come siano alla fine gli elettori a non gradire le ammucchiate cosiddette progressiste, specie nel campo del PD dove il matrimonio con i grillini ha finora condannato il centrosinistra alla sconfitta; come a Brindisi per esempio, dove mezza classe dirigente dem si è ribellata alle decisioni della segretaria che ha voluto silurare il proprio sindaco per far posto ad uno indicato dai 5S. Per tutta risposta il sindaco uscente si è comunque ricandidato e il centrodestra ha vinto.
La strategia della Schlein sembra fare acqua da tutte le parti. La sua leadership sembra al palo nel senso che l’effetto novità non ha prodotto i risultati sperati. Il tanto sbandierato “effetto Schlein” continua a confermarsi una narrazione unicamente mediatica senza alcuna concretezza effettiva sul piano politico ed elettorale (in poche parole non esiste nella realtà). Così come la strategia della costruzione di un campo progressista sembra fallire in ogni contesto, dando credito a chi come Calenda insiste nel ribadire che il PD vince soltanto se si presenta alleato con il centro e nella sua versione riformista. Infatti le uniche e poche vittorie ottenute il centrosinistra le ha incassate dove non si è presentato in alleanza con i 5stelle e la sinistra (vedi Udine, Brescia, Vicenza). E c’ è chi è pronto a scommettere che di questo passo dalle parti del Nazareno “qualcuna” rischierebbe di non arrivare nemmeno a mangiare il panettone.
Non va meglio a Giuseppe Conte visto che il candidato del centrosinistra in Molise, il sindaco di Campobasso Roberto Gravina, è proprio del Movimento 5 Stelle e ha fallito la possibilità di eleggere un proprio rappresentante alla guida di una Regione. Va bene che la sfida come detto era difficile, ma è altrettanto vero che i 5stelle ormai non sono più in grado di eleggere nessun amministratore locale, né da soli né tantomeno in versione alleanza giallorossa. E nonostante esprimesse il candidato presidente, il M5S si è fermato sotto il 6%. Una caporetto totale. Eppure appena cinque anni fa, alle regionali del 2018, i 5S erano in questa regione il primo partito con oltre il 32% dei voti.
Altro che campo largo! Prima la piazza di Roma con il comizio choc di Grillo, poi le elezioni in Molise hanno sancito che il campo largo è sempre più simile ad un camposanto. E Matteo Renzi dalla tolda di comando de Il Riformista se la ride di gusto.



