Tajani è l’uomo giusto per Forza Italia? C’è un grande paradosso

martedì, 18 Luglio 2023
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Tutto secondo copione. Antonio Tajani è stato eletto segretario nazionale di Forza Italia (CLICCA QUI) con il compito di traghettare il partito, orfano di Silvio Berlusconi fino alle elezioni europee del prossimo anno.

L’elezione di Tajani era scontata visto che intorno al suo nome si sono radunate tutte le anime del movimento azzurro, decise a mettere da parte le conflittualità interne e a marciare uniti verso l’appuntamento europeo in segno di rispetto nei confronti del fondatore che fino all’ultimo si è speso per sostenere Forza Italia.

Tajani era considerato da tutti l’erede naturale di Silvio, non fosse altro perché è stato al suo fianco fin dagli esordi del berlusconismo nel 1994 ed ha mantenuto intatta la fiducia del capo nei suoi confronti in ogni momento e situazione storica, diversamente da tanti altri.

Ma c’è chi si domanda se sia davvero l’uomo giusto per guidare il partito e soprattutto per rilanciare gli azzurri in vista delle europee dove si voterà con il sistema proporzionale e dove si misureranno anche i rapporti di forza all’interno del centrodestra. I dubbi in tal senso non mancano. Ci sarà soprattutto da reggere la concorrenza con Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni che ormai è diventata un punto di riferimento anche per i moderati italiani, ha conquistato consenso in Europa e potrebbe calamitare il consenso di tanti elettori forzisti in cerca di una collocazione più stabile e sicura.

Infatti c’è chi fa notare un curioso paradosso, ovvero come lo stesso Berlusconi non abbia mai pensato a Tajani come ad un possibile erede cui lasciare le redini del partito. Nel corso degli anni infatti Silvio ha creato tanti possibili delfini, da Alfano a Toti, che sono stati benedetti, lanciati in pista e poi scaricati per mancanza di quid o scarsa affidabilità politica. Il nome di Tajani non è stato mai in campo come possibile leader di partito. Si dirà che il ruolo assegnatogli da Berlusconi è stato sempre quello di grande mediatore in Europa ed è lì che lui si è sempre impegnato, ma sta di fatto che nemmeno negli ultimi mesi di vita è arrivata mai da parte del Cavaliere una investitura ufficiale del Ministro degli Esteri se non come suo vice.

Forse Berlusconi lo ha sempre considerato utile come rappresentante di Forza Italia nel Partito Popolare europeo, ottimo come commissario in Europa e come ministro, ma non dotato del giusto quid per guidare il partito dopo di lui? Quel quid che aveva pensato di trovare per esempio in Angelino Alfano o in Giovanni Toti salvo poi ammettere di aver sbagliato? E va detto che fino ad oggi Tajani ha sempre agito come portavoce di Berlusconi più che come leader degli azzurri. Ma un conto è stato gestire Forza Italia con Berlusconi vivente che di fatto rappresentava una sorta di “Corte di Cassazione interna” che aveva l’ultima parola su tutto, altra cosa è saper guidare l’auto senza il pilota automatico.

Si dirà che è prevalso lo spirito unitario e che Tajani era l’unico in grado di mediare fra le varie anime, facendo da sintesi e avendo alle spalle il pieno sostegno della famiglia Berlusconi. Ma c’è anche chi fa notare che in passato proprio Tajani non ha dato prova di essere elemento di grande unità e moderazione all’interno del partito. Anzi, quando era coordinatore del Lazio aumentò la conflittualità interna, le lotte sui territori, promuovendo ai vertici i propri fedelissimi e facendo di tutto per emarginare chi non era a lui allineato. Al punto che per un certo periodo, soprattutto nel quinquennio 2000/2005, il centrodestra ha collezionato pesanti sconfitte in diversi comuni e province del Lazio proprio a causa della pretesa di Tajani di imporre propri uomini ovunque.

Insomma, Tajani sarà davvero lo scelta giusta? Le elezioni europee saranno sicuramente il primo banco di prova e dovrà essere proprio lui a convincere gli elettori a votare un partito che senza Berlusconi sembra non avere più ragione di esistere. Fino ad oggi proprio il leader storico riusciva a tenere in vita il partito emozionando un popolo sempre più minoritario ma tradizionalmente fedele che adesso potrebbe trovare più appetibili altre proposte di leadership. E dopo un’iniziale crescita degli azzurri nei sondaggi frutto appunto della forte emozione seguita alla morte di Berlusconi, ora sarà necessario mantenere almeno l’asticella del 10% e fare in modo che da questa non si scenda. Ma fra un anno non è detto che regga ancora l’effetto Berlusconi e il ricordo dell’amato leader.

Tajani quindi il quid dovrà tirarlo fuori davvero e metterlo in campo se non vorrà rimanere travolto dalle macerie di un partito personalistico che è stato chiamato a guidare più per necessità che per convinzione. In fondo chi altri si sarebbe preso l’onere di sostituire Berlusconi confrontandosi quotidianamente con il suo fantasma e con il rischio di passare alla storia come liquidatore del partito azzurro?

 

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