“Nelle ultime settimane, la stampa di sinistra, a partire da Repubblica, ha indirizzato le sue critiche al governo, concentrandosi su una presunta incapacità della destra nel parlamentare con l’Europa per ottenere i fondi del Pnrr. In mancanza di un’opposizione in grado di fare il suo lavoro, ci si era insomma, come al solito, affidati a Bruxelles, che in effetti con gli esecutivi italiani non è mai stata tenera.
E invece, la Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha approvato la terza rata del Piano di Ripresa e Resilienza, accompagnata da una valutazione positiva dei 54 traguardi che dovranno essere finanziati, e ha pure detto sì alla revisione dei progetti che verranno messi a terra grazie alla quarta rata. Un successo notevole, perché questa modifica era stata fortemente voluta dalla Meloni per dare un segnale di discontinuità rispetto al governo Draghi, dimostrando che “quelli bravi” non stavano solo da quella parte. Purtroppo, la stampa italiana ha velocemente dimenticato la notizia; quella di sinistra perché imbarazzata da un’Ue che sostiene “il nemico”, quella di destra perché ormai incapace, dopo anni di miope retorica antieuropeista, di vedere quanto c’è di buono per l’Italia in un rapporto costruttivo con le massime istituzioni continentali.
Ed è un peccato, perché una delle cifre costitutive di questo esecutivo sta proprio nella capacità di presentarsi in Europa con dignità, facendo valere le proprie ragioni e strappando sempre un risultato soddisfacente. Non accadeva con i governi di sinistra – eccettuati quelli, di breve durata, guidati da Prodi – che si presentavano a Bruxelles col cappello in mano, pronti ad accettare qualunque diktat, e non accadeva con i governi Berlusconi, indeboliti da una condotta da guitti che ha sempre fatto storcere il naso ai nostri partner e alla lunga ha provocato all’Italia un’indiscutibile perdita di status. La Meloni ha imparato da questi errori e si è posta come interlocutrice seria e dura, ma affidabile, costruendo un rapporto di reciproca fiducia con la von der Leyen – la quale, giova ricordarlo, è una donna di centrodestra – che è evidente ogni volta che le due si incontrano di fronte alle telecamere. Un risultato che poteva essere scontato per Mario Draghi, economista celebre e rispettatissimo, ma non per Giorgia, che si portava appresso la pericolosa etichetta di “postfascista” e aveva esperienze limitatissime all’estero.
Per riuscirci, la Meloni ha adottato nei confronti del Pnrr un atteggiamento realista ma non arrendevole; ha riconosciuto che un punto di debolezza nella capacità di spesa nei fondi era dovuto alla mancanza di professionalità adatte negli enti locali, e ha preso la decisione, necessaria ma impopolare, di intere linee di progetti destinate ai comuni. Allo stesso tempo, ha tenuto duro sul delicatissimo tema dell’indipendenza energetica, ottenendo che i progetti delle nostre grandi controllate Eni, Enel, Terna e Snam venissero imbullonati nel piano attraverso REPowerEU, il progetto presentato lo scorso anno dalla Commissione per porre fine alla dipendenza dell’Unione europea dai combustibili fossili della Russia.
In un altro paese staremmo insomma festeggiando un grande successo, invece in Italia la Meloni deve affrontare il silenzio ostile della sinistra e quello imbarazzato della destra, che continua a sognare un governo barricadero contro la perfida Europa che all’Italia, negli scorsi anni, non ha portato altro che guai.”



