La guerra del reddito. Tanti voltagabbana: da Landini, a Boccia, a Zingaretti, padrini della Schlein

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La battaglia sul reddito di cittadinanza non entrerà mai nel merito: provvedimento da eliminare, sforbiciare, riformare o mantenere in vita.

Resterà inesorabilmente l’oggetto di un violento scontro ideologico. Non ne usciremo mai. Da una parte, i professionisti dell’umanità, i custodi dell’occupazione e coloro che salvano il mondo dalla povertà; dall’altro, gli avversari acerrimi del divano, della paghetta assicurata, del fancazzismo nazionale e i servitori (come vengono dipinti dagli avversari) della selezione lavorativa della specie: della serie, gli occupabili vanno motivati e mobilitati; gli inutili, i veramente fragili o i realmente meno abbienti, vanno ancora aiutati, supportati sine die.

Fin qui, sarebbe tutto normale. Semplice e scontata dialettica o contrapposizione politica, diventate ormai guerra di religione, specialmente da quando la destra è andata al governo.
Il tema però, è che le posizioni sono cambiate proprio dal 25 settembre in poi, per meri giochetti strategici e riposizionamenti-marketing.

Che credibilità possono avere esponenti della sinistra o sindacalisti di vertice che ora fanno le barricate contro il governo “fascista”, che ritiene “la povertà una colpa”, naturalmente e ossessivamente schierati contro la riduzione-soppressione del reddito di cittadinanza, quando, al contrario, in presenza di altri esecutivi, sostenevano posizioni più articolate o assolutamente diverse?

Maurizio Landini che minaccia lo sciopero nazionale, diceva che “il reddito di cittadinanza è un ibrido che mescola la lotta alla povertà con le politiche del lavoro. Il rischio è che non affrontino bene né l’una, né l’altra; perché la povertà si combatte dando lavoro”. Come si mette adesso che la Meloni parla di detassazione per le aziende che assumono?

Non da meno il dem Antonio Misiani: “Il reddito di cittadinanza penalizza le famiglie con disabili e anche quelle numerose, dove è maggiore il tasso di povertà”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Nicola Zingaretti: “Invece di mettere i soldi su questa pagliacciata del reddito di cittadinanza, che nessuno sa cosa sia, mettiamola sul reddito di inclusione”.

Dulcis in fundo Francesco Boccia: “Il reddito è una grande sciocchezza, aumenterà solo il lavoro nero. In Campania ho incontrato cittadini che stanno per divorziare al fine di avere diritto all’assegno. Il tema vero è come creare nuovo lavoro e come aiutare chi lo ha perso a ritrovarlo”.

Impegno sempre del governo Meloni, con un’aggiunta non da poco: Zingaretti e Boccia sono tra i principali registi dell’operazione-Schlein. Come si giustificheranno con la segretaria, così barricadera, quasi filo-Conte?

E gli ex-colleghi Cgil di Landini? Susanna Camusso era stata chiarissima e lapidaria: “Diciamo no al reddito di cittadinanza, quelle risorse vanno usate per creare lavoro”.
Questi leader e molti altri ricorderanno le loro analisi e frasi? Ne dubitiamo. La comunicazione politica e pure sindacale risente delle onde e delle convenienze.
Prima c’erano altri governi. E la smemoratezza è un vanto collettivo.

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