Emergenza climatica. Quando capi di Stato e pontefici vanno nella stessa direzione

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Stato e Chiesa. Delle due l’una, o le più importanti figure religiose e laiche sono realmente unificatrici, federatrici di tutto il popolo di fedeli e cittadini, o sono capitani. Cioè, guidano e al momento opportuno, obbligano, spada e lancia in resta, a percorrere strade ben precise, tra l’altro preparate spesso a tavolino (si legga, lobby, poteri forti internazionali).

A questa domanda, infatti, non seguirà mai una risposta onesta: è il segreto inconfessabile di ogni istituzione terrena e ultra-terrena (tradotto, il Concordato perenne e sotterraneo tra Stato e Chiesa).
Sulla carta il presidente della Repubblica rappresenta le istituzioni, i valori della Costituzione e gli italiani, al di là delle loro opinioni politiche. Stesso discorso, ovviamente sul piano metafisico, per il pontefice: incarna fisicamente la Chiesa e la sua missione universale da custode della dottrina.

Invece, cosa succede nei momenti di emergenza? Gli arbitri diventano improvvisamente capitani e cominciano ad eterodirigere, indirizzare coercitivamente le masse. Come se seguissero il medesimo ordine di scuderia.
Ed ecco Mattarella diventare intransigente, inflessibile e pure un pizzico intollerante quando si tratta di convincere i “sudditi” circa la bontà, l’importanza e irreversibilità dell’euro, della Ue, dei vaccini, delle armi all’Ucraina.
E, dal suo “pulpito di vista” parallelamente, papa Francesco sembra offrire il cuore al pensiero unico globalista, pacifista, laicista, vaccinista, ecologista.

Ricordiamo la loro strana concordanza durante il Covid? Il capo dello Stato dichiarò senza mezzi termini che i no-vax erano da bandire pubblicamente: “Non si invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione, perché quell’invocazione corrisponde a mettere al rischio la salute altrui”. Versione più dolce solo nella sostanza rispetto al monito cinico e di fatto terroristico dell’allora premier Draghi: “Chi non si vaccina muore”.
E come si aggregò papa Francesco? “Vaccinarsi è un atto d’amore”.
Della serie, marciare divisi per colpire uniti. Scelte legittime, si intenda, ma anche opinabili se siamo ancora in uno Stato di diritto o fedeli (per chi ci crede) liberi.

E adesso, di fronte alla nuova narrazione catastrofista climatica, ancora a braccetto.
Da un lato, il governo di centro-destra che tenta di individuare misure realistiche per affrontare il degrado ambientale; dall’altro il nuovo ideologismo “nazi-green”, che prevede un Creato senza Creatore (Dio) e senza Creatura (l’uomo). Nuovo ideologismo in realtà, braccio armato della transizione energetica voluta da Bruxelles (l’elettrico, il fotovoltaico, le fonti alternative etc). Insomma, il passaggio dallo “Stato etico sanitario” allo “Stato etico verde”.

E se prima i nemici erano i “negazionisti del Covid e del vaccino o del green pass”, ora i nemici sono i “negazionisti del cambiamento climatico”. Quelli che osano dire che in estate fa caldo, che le stagioni sono quattro, che l’erba è verde, e che il clima è sempre cambiato.
Mattarella, non a caso, ha sentenziato: “Crisi esplosiva, iniziative subito, siamo in stato di emergenza climatica”. L’emergenza, va detto, è ormai il mantra per giustificare ogni politica internazionale e nazionale di compressione delle libertà costituzionali dei popoli.

E come ha risposto il papa da Lisbona durante la Gmg? Ha sottolineato che “la vita del pianeta è minacciata da una grave distruzione ecologica. Dobbiamo riconoscere l’urgenza drammatica di prenderci cura della casa comune”.
Semplici analogie? Sensibilità convergenti? Poi, naturalmente qualcuno spiegherà, entrando nel dettaglio, interpretando in profondità le due posizioni, evidenziando le diverse angolazioni. Ma resta il messaggio univoco percepito dai popoli da parte di un presidente e del papa.
Politica e religione temiamo vadano nella stessa direzione: il pensiero unico.

 

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