Salario minimo, a che gioco gioca il Pd?

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Ma sul salario minimo a che gioco sta giocando il Pd?

Ricapitolando: la premier Meloni convoca questa sera le opposizioni a Palazzo Chigi per discutere il provvedimento e cercare una soluzione che possa fungere da sintesi fra le varie posizioni in campo. Nessuno è pronto a scommettere che si raggiungerà un’intesa, ma il fatto che il governo abbia scelto di confrontarsi prima di presentare una proposta dovrebbe essere già un segnale positivo.

Le posizioni come è ovvio restano lontane, ma il Pd ha fatto sapere che una volta al tavolo non si limiterà a discutere di salario minimo, ma vorrà avere chiarimenti dal governo in merito alla situazione dei ristori per le popolazioni dell’Emilia Romagna devastate dall’alluvione e alle mancate dimissioni di Marcello de Angelis da responsabile della comunicazione istituzionale della Regione Lazio. Due questioni che non c’entrano assolutamente nulla con il salario minimo, tanto è vero che le altre opposizioni, 5Stelle e Azione sono apparsi irritati dalla volontà della Schlein di spostare l’attenzione su altri temi.

La sensazione è dunque quella di un Pd che gioca solo a sfasciare, ovvero a cercare lo scontro. Sembra non esserci da parte della Schlein alcun reale tentativo di discutere di salario minimo e trovare un compromesso, l’unico vero obiettivo sembra far saltare il banco.

Anche perché qualora si trovasse davvero un’intesa con il governo, allora il Pd avrebbe davvero tutte le armi spuntate. La decisione dell’esecutivo di tassare gli extraprofitti bancari ha messo in seria difficoltà i dem che non hanno potuto attaccare Meloni su questo, per non passare agli occhi dell’opinione pubblica come i difensori degli interessi delle lobby bancarie (accuse del resto che coinvolgono il Pd da anni). In più si tratta di una misura invocata a lungo a sinistra specialmente dalle parti della Cgil. Una battaglia di sinistra che la destra ha saputo fare propria spazzando in un solo colpo le polemiche scaturite a seguito della decisione di togliere il reddito di cittadinanza.

Il salario minimo resta dunque una battaglia che Schlein non può permettersi di regalare a Meloni. Da qui quindi l’evidente tentativo di far saltare il confronto e non trovare nessun accordo in modo tale da poter poi alzare le barricate e convocare la piazza contro i provvedimenti del governo, magari già in autunno e con l’avvicinarsi delle elezioni europee; che il Pd sta per affrontare con sondaggi molto deludenti che dimostrano come l’azione della neo segretaria non abbia affatto migliorato lo stato di salute del partito rispetto al passato.

Da qui quindi l’intenzione di portare al tavolo del governo temi divisivi e destinati a far fallire le trattative. Per poi poter affermare che il governo sta lasciando sole le popolazioni dell’Emilia e che vuole riscrivere la storia d’Italia assolvendo il terrorismo fascista.

Bisognerà vedere quanto le altre opposizioni saranno disponibili a seguire il Pd su questo terreno. Sicuramente non lo sarà Azione che ha già criticato la decisione dei dem di sollevare questioni estranee alla discussione, e probabilmente non lo saranno nemmeno i 5Stelle che non troveranno alcun intesa con la Meloni, ma staranno ben attenti a separare la propria propaganda da quella del Pd, in vista della competizione a sinistra che ci sarà inevitabilmente alle europee.

Un incontro quello di oggi che sembra tanto un tentativo di mettersi la coscienza a posto da ambo le parti conoscendo già il finale; dal governo per poter dire di aver coivolto le opposizioni e aver tentato un accordo, e dal fronte opposto per poter rivendicare una disponibilità al dialogo e al confronto che Meloni non è stata in grado di sfruttare. Un gioco delle parti che bisognerà capire alla fine a chi portarà effettivi vantaggi.

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