Giovedì 7 Settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge il quale contiene misure volte a contrastare la criminalità minorile, la povertà educativa e il disagio giovanile. L’obiettivo di tali norme è quindi quello di risanare e riqualificare il territorio del Comune di Caivano e favorire lo sviluppo economico e sopratutto sociale dell’area.
Inoltre, l’intervento normativo agisce sull’applicabilita’ delle misure cautelari ai minori di 18 anni, con l’obiettivo di sanzionare e dissuadere dal tenere comportamenti contrari alla legge, prevedendo , in caso di trasgressione, percorsi mirati di reinserimento e rieducazione del minore.
Tra le misure che hanno fatto maggiormente discutere vi sono il daspro urbano, il carcere per i minori e la concreta possibilità di perdere la patria potestà. Difatti è la stessa Meloni ad affermare che: “ Se introduci un minore nelle dinamiche criminali credo sia giusto che ti venga tolta la potestà genitoriale”. La linea d’azione è altrettanto dura per coloro che non incentiveranno la presenza a scuola:” Noi offriamo alternative alla strada e allo spaccio -afferma la Meloni- potenziamo la scuola e il doposcuola.
Ma funziona se i bambini a scuola ci vanno. Finora per chi non li mandava la pena era di 30 euro e basta. Ora ti fai due anni di carcere e rischi la revoca della patria potestà”. In questo senso Il sottosegretario di stato Alfredo Mantovano ha sottolineato come le norme in questione valgono “nell’immediato per Caivano e varrà per altre aree, tramite individuazione di un modulo di intervento che prende in considerazione non solo la piaga della criminalità minorile e lo sfruttamento criminale dei minori, ma anche l’offerta di qualcosa di positivo e di alternativo alla strada dello spaccio e del crimine”.
All’interno della nuova prospettiva imposta dal decreto, l’opposizione si è mostrata più che contrariata. La segretaria Schlein si è subito affrettata ad affermare che:” La prima impressione è che si insista solo sulla repressione, ma serve un investimento sulla prevenzione”. Anche l’opinione pubblica, a seguito del decreto, si è fortemente divisa, arrivando a definire le nuove norme come una vera e propria follia di stato.
Per i contrari le norme sono il prodotto di decisioni di signore e signori arricchiti amanti del pugno duro, i quali credono che l’unica soluzione all’interno dei contesti difficili sia il carcere facile. La premier risponde fortemente alle critiche affermando che: “Se l’uso dei minorenni si è allargato nelle pratiche criminali è anche perché la criminalità organizzata sapeva che non ci sarebbero state particolari conseguenze.
Si è fatta scudo dei giovani. Per tutelarli li abbiamo esposti”. Per coloro che hanno affermato che si tratta di norme di stampo repressivo o addirittura vendicativo, la Meloni rispondendo dicendo che non si tratta di repressione, ma bensì di attuare prassi rieducative laddove chi di dovere ha fallito.



