Decreto Caivano: stretta sulla criminalità minorile o repressione?

domenica, 10 Settembre 2023
1 minuto di lettura

Giovedì 7 Settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge il quale contiene misure volte a contrastare la criminalità minorile, la povertà educativa e il disagio giovanile. L’obiettivo di tali norme è quindi quello di risanare e riqualificare il territorio del Comune di Caivano e favorire lo sviluppo economico e sopratutto sociale dell’area.

Inoltre, l’intervento normativo agisce sull’applicabilita’ delle misure cautelari ai minori di 18 anni, con l’obiettivo di sanzionare e dissuadere dal tenere comportamenti contrari alla legge, prevedendo , in caso di trasgressione, percorsi mirati di reinserimento e rieducazione del minore.

Tra le misure che hanno fatto maggiormente discutere vi sono il daspro urbano, il carcere per i minori e la concreta possibilità di perdere la patria potestà. Difatti è la stessa Meloni ad affermare che: “ Se introduci un minore nelle dinamiche criminali credo sia giusto che ti venga tolta la potestà genitoriale”. La linea d’azione è altrettanto dura per coloro che non incentiveranno la presenza a scuola:” Noi offriamo alternative alla strada e allo spaccio -afferma la Meloni- potenziamo la scuola e il doposcuola.

Ma funziona se i bambini a scuola ci vanno. Finora per chi non li mandava la pena era di 30 euro e basta. Ora ti fai due anni di carcere e rischi la revoca della patria potestà”. In questo senso Il sottosegretario di stato Alfredo Mantovano ha sottolineato come le norme in questione valgono “nell’immediato per Caivano e varrà per altre aree, tramite individuazione di un modulo di intervento che prende in considerazione non solo la piaga della criminalità minorile e lo sfruttamento criminale dei minori, ma anche l’offerta di qualcosa di positivo e di alternativo alla strada dello spaccio e del crimine”.

All’interno della nuova prospettiva imposta dal decreto, l’opposizione si è mostrata più che contrariata. La segretaria Schlein si è subito affrettata ad affermare che:” La prima impressione è che si insista solo sulla repressione, ma serve un investimento sulla prevenzione”. Anche l’opinione pubblica, a seguito del decreto, si è fortemente divisa, arrivando a definire le nuove norme come una vera e propria follia di stato.

Per i contrari le norme sono il prodotto di decisioni di signore e signori arricchiti amanti del pugno duro, i quali credono che l’unica soluzione all’interno dei contesti difficili sia il carcere facile. La premier risponde fortemente alle critiche affermando che: “Se l’uso dei minorenni si è allargato nelle pratiche criminali è anche perché la criminalità organizzata sapeva che non ci sarebbero state particolari conseguenze.

Si è fatta scudo dei giovani. Per tutelarli li abbiamo esposti”. Per coloro che hanno affermato che si tratta di norme di stampo repressivo o addirittura vendicativo, la Meloni rispondendo dicendo che non si tratta di repressione, ma bensì di attuare prassi rieducative laddove chi di dovere ha fallito.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.