Guerra in Medio Oriente, come si schierano destra e sinistra in Francia

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La guerra di Israele contro Hamas sta provocando tra i partiti in Francia spaccature e prese di posizione a volte estreme e insospettabili.

Il Presidente, Emmanuel Macron, appoggiando Israele, ha richiamato i francesi “a rimanere uniti”.
“L’antisemitismo ritorna in superficie. La Repubblica non transige. Saremo spietati con i portatori di odio”: ha scritto in un messaggio pubblicato su X il presidente, Emmanuel Macron, sottolineando che “aggredire un ebreo” significa” sempre cercare di colpire la Repubblica”.

Il capo dell’Eliseo ha scelto di stare dichiaratamente contro Hamas anche per difendere la memoria di 130 persone uccise nell’attentato del Bataclan nel 2015 da un gruppo di terroristi islamici.
Il richiamo all’unità vuole però tenere conto anche di quel 10% di musulmani che vivono nel Paese e che ancora oggi non è completamente integrato.
Ma la guerra in Medio Oriente è entrata prepotentemente nella politica francese e sta creando un clima di confusione negli schieramenti. Come si collocano “sinistra e destra sull’antisemitismo” in Francia?

La Sinistra francese è in subbuglio.
In un comunicato la “France Insoumise”(LFI), il partito della sinistra radicale francese, ha dichiarato che “L’offensiva armata delle forze palestinesi guidate da Hamas si inserisce in un contesto di intensificazione della politica di occupazione israeliana a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est”.
E il suo leader Jean-Luc Mélenchon, ha aggiunto che “tutta la violenza scatenata dimostra solo una cosa: la violenza produce e riproduce solo se stessa”.
Mélenchon si è rifiutato di dare a Hamas l’etichetta di terrorista prendendosela con Israele e i suoi “crimini di guerra”.
La France Insoumise e il suo leader sono stati condannati per le loro affermazioni agli attacchi di Hamas contro Israele e sono stati criticati all’unanimità dall’intera classe politica francese, compresi gli alleati di sinistra.
“Qualsiasi dichiarazione che non condanni il terrorismo di Hamas e le vittime civili israeliane […] è disgustosa”, ha detto il deputato socialista Jérôme Guedj che si è detto “sbalordito, disgustato e spaventato nel vedere che in questo momento possiamo […] cercare circostanze per spiegare l’intervento dei terroristi”. E ha aggiunto che alla luce di queste dichiarazioni, “si pone il problema se rimanere nella coalizione di sinistra francese, NUPES, guidata da La France Insoumise”.
“Le posizioni sono ben note, con molte ambiguità, come l’antisionismo, tanto che a volte è anche un modo per mascherare una sorta di antisemitismo”, ha detto la prima ministra Elisabeth Borne e ha avvertito che l’incitamento al terrorismo è un reato penale in Francia.

Se da un lato ha portato all’isolamento dei socialisti dal NUPES, dall’altro la destra e il centro hanno usato queste dichiarazioni come pretesto per denunciare l’”ossessione” della sinistra per Israele.
Tuttavia, il sospetto è che Mélenchon, con le sue dichiarazioni, intenda corteggiare quel mondo delle banlieues in cui vive la cittadinanza di fede islamica.
Anche Marine Le Pen, ha condannato la reazione di La France Insoumise e denunciato le sue ambiguità.
Ambiguità che gli avversari del Rassemblement National trovano anche verso i responsabili di questo partito.

Parigi ha visto ieri una “grande marcia civile” organizzata nella capitale francese contro l’antisemitismo indetta dai leader del Senato e dell’Assemblea Nazionale, a causa di un aumento allarmante dal 7 ottobre, di azioni contro persone, edifici o istituzioni ebraiche.
Questa marcia ha provocando polemiche e divisioni soprattutto per l’adesione del Rassemblement National con la partecipazione di Marine Le Pen e di Jordan Bardella.
Condannato in passato per aver attaccato gli ebrei, il movimento dal 7 ottobre ha strenuamente preso le difese di Israele.

Il portavoce del governo Olivier Veran aveva detto che Rassemblement National “non ha posto” alla marcia. Tuttavia, la partecipazione è aperta e “ognuno è libero, in coscienza, di parteciparvi o meno”.
Per i critici, il partito della Le Pen non è riuscito a scrollarsi di dosso la sua eredità antisemita, nonostante la crescente legittimità politica.
Jean-Marie Le Pen, fondatore del partito e padre di Marine, è stato condannato diverse volte per incitamento all’odio antisemita.
L’adesione a questa manifestazione potrebbe essere vista come una manovra per avvicinare gli elettori più moderati.
La “Jewish umbrella”, il gruppo ebraico conosciuto come CRIF è tra coloro che hanno detto che la Le Pen non era la benvenuta e la presidente della Camera Yael Braun-Pivet, tra i promotori della marcia, ha sottolineato che nessun partito politico è stato invitato e che non avrebbe marciato “accanto” a Le Pen.
Ha fatto meno scalpore l’annuncio della presenza di Eric Zemmour, fondatore del piccolo partito di estrema destra Reconquête.
Il partito di Zemmour e quello di Le Pen sono accumunati dalla preoccupazione per l’immigrazione in Francia soprattutto di musulmani e temono che lo stile di vita francese venga stravolto.
Rassemblement National è diventato una forza politica da non sottovalutare, a differenza di Reconquête.

Sofia Barilari

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