La strage di Nassiriya e la memoria corta del Pd: ma c’è solo un caso Oriolo?

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La strage di Nassiriya avvenuta il 12 novembre 2003 ai danni del contingente italiano impegnato in territorio iracheno nell’Operazione “Antica Babilonia” costò la vita di 19 militari italiani. Proprio ieri ricorreva il ventennale della strage che all’epoca sconvolse l’Italia che si strinse intorno alle famiglie dei caduti e ne onorò la memoria. La maggior parte dei morti e dei feriti serviva lo Stato con l’uniforme dei carabinieri, gli altri erano soldati dell’esercito e tra loro c’erano anche alcuni civili impiegati in operazioni tecniche.

I militari morti nell’attentato terroristico erano impegnati in una missione di pace, che aveva come obiettivo la stabilità e la sicurezza dell’Iraq dopo la caduta del regime di Saddam Hussein a seguito dell’intervento militare americano. Il ricordo dei caduti da sempre ha unito gli italiani, al di là delle diverse posizioni politiche, ed è ciò che è avvenuto in molti Comuni dove si sono intitolate strade, scuole, caserme proprio ai militari uccisi nell’attentato.

Per questo ha destato profondo scalpore la decisione adottata dalla maggioranza a guida Pd che governa il comune di Oriolo Romano in provincia di Viterbo, che ha respinto una mozione presentata dall’opposizione di centrodestra che chiedeva di intitolare i giardini pubblici, situati davanti alla caserma dei Carabinieri proprio ai caduti di Nassiriya. Una decisione che inevitabilmente ha scatenato le dure reazioni delle forze di centrodestra, Fratelli d’Italia su tutti, che è intervenuta a più voci, a livello provinciale, regionale e nazionale. Il sindaco e la maggioranza Pd hanno motivato il voto contrario per ragioni legate alla toponomastica cittadina, sostenendo che sarebbe opportuno convolgere la popolazione nelle scelte che riguardano le strade cittadine.  Una motivazione che francamente ha lasciato decisamente perplessi.

Ma al di là della polemica politica e del caso specifico, è evidente come dalle parti del Pd ormai da qualche tempo, ovvero da quando a guidare il partito è arrivata Elly Schlein stiano riprendendo quota certe posizioni che si speravano da tempo superate. Non soltanto l’ossessivo risveglio dell’antifascismo militante, come se l’Italia sia sempre sul punto di un ritorno al passato, ma anche la ripresa di una certa  insofferenza a quelli che sono da sempre i valori di riferimento del popolo italiano e ben riassunti nella triade “Dio-patria e famiglia”.

Inutile soffermarsi su Dio e famiglia, visto che è a tutti evidente l’attacco sistematico che da sinistra viene sferrato contro la famiglia naturale da parte del cosiddetto mondo Lgbt, così come appare chiaro il tentativo di rendere lo Stato sempre più laicista e anti cristiano; ma la patria, almeno quella, sembrava essere l’ultimo baluardo capace di unire il popolo italiano al di là delle diverse sensibilità. Invece si sta perdendo sempre di più il concetto di unità nazionale, quell’unità rappresentata dal Tricolore e dall’appartenenza alla Nazione, per la quale tanti eroi sono morti. Fra questi ci sono i caduti di Nassiriya che si trovavano laggiù proprio per servire il Paese, nell’ambito di una missione internazionale che vedeva l’Italia in prima linea.

Ma da parte di una sinistra che detesta il termine “patriota” ritenendolo troppo “fascista”, che non ama parole come “sovranità” e “italianità” è evidente la difficoltà di ritrovarsi unita nel ricordo di militari (da tempo nel Pd è tornato in auge un certo pacifismo da bandiera arcobaleno) che hanno sacrificato la propria vita al servizio della Nazione, per giunta nel contesto di un conflitto, quello iracheno, che proprio la sinistra radicale cui oggi la Schlein strizza l’occhio e da cui ottiene voti, definiva all’epoca “guerra imperialista”.

Una sinistra che negli ultimi venti anni ha fatto passi da gigante all’indietro, passando dalla volontà di pacificazione nazionale offerta da Luciano Violante nel discorso di insediamento da Presidente della Camera nel 1996 “a quanti scelsero Salò” , alla riscoperta della guerra civile permanente nel segno dell’antifascismo militante, dell’oggi e sempre Resistenza, contro Berlusconi prima, Salvini poi, la Meloni oggi.

Una maggioranza Pd che boccia una mozione presentata da Fratelli d’Italia e alleati per onorare e ricordare le vittime di Nassiriya si muove probabilmente dentro questa cornice ideologica, ovvero il rifiuto di un patriottismo che vede nel martirio di quei militari un sacrificio offerto alla Patria. Forse non sarà questo lo spirito che ha animato il rifiuto degli amministratori di Oriolo ma certo è che farne questione di toponomastica sembra tanto un modo per non assumersi la responsabilità politica e morale di un No alla memoria di una tragedia nazionale.

E la domanda di fondo è: il caso Oriolo va letto come un episodio isolato e circoscritto agli amministratori locali di quel paese, o è il simbolo di una sensibilità che cambia nei confronti della storia passata e recente con il tentativo di riscriverne il valore?

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