Sciopero-flop. La Cisl SBARRA Landini. Il sindacato del futuro

lunedì, 20 Novembre 2023
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Effetto-Landini. Qui non si tratta di riflettere sulla vocazione e sulla strategia personale di Landini, che tra l’altro ribadirebbe una tradizione già consolidata, quella di molti sindacalisti che tentano, qualcuno anche con successo, la via della politica di segno partitico. Forse è legittimo, forse no. Comunque, si tratta pur sempre di una “cinghia di trasmissione al contrario”.

La riflessione che occorre fare dopo il flop dello sciopero proclamato da Cgil e Uil venerdì scorso, al di là delle dichiarazioni ufficiali, del gioco delle opposte narrazioni, della conta demagogica dei numeri, è sul ruolo del sindacato oggi di fronte alle sfide globali (diritti, lavoro, ambiente, nuove povertà, immigrazione, transizione energetica etc), che necessitano di risposte globali.

E’ il solito dubbio amletico: “sindacato-guida” (che indirizza gli obiettivi, ha una visione alta, si apre, è inclusivo, rompe gli schemi, guarda in avanti), vs “sindacato-specchio” (ricurvo su se stesso, mera espressione di quelle categorie già garantite, impegnato nella sua esclusiva autoconservazione, eternamente prigioniero della “sindrome dello struzzo”); e ancora (altro dubbio): “sindacato moderno consulente del lavoro”, che dialoga con qualsiasi governo, che “gestisce” i tavoli non li “subisce”, non rinunciando ovviamente alla sua storia e alle sue finalità che sono le conquiste dei lavoratori. Ma lavoratori come parte della cittadinanza, della nazione, soggetti del bene comune (concezione interclassista), non separati, ingessati, costretti a una lotta di classe antica e ideologica. L’esatto opposto del “sindacato-barricadero”, che pensa ossessivamente di sferrare il primo pugno per farsi ascoltare.

I numeri dello sciopero annunciato molto prima del varo della Finanziaria della Meloni, hanno certificato un fallimento su entrambi i fronti: ha ridimensionato il sindacato nel suo insieme e non gli ha fatto guadagnare punti rispetto a una dialettica costruttiva con le istituzioni.
I numeri, del resto non sono opinabili: se ha aderito soltanto il 5% dei lavoratori il messaggio è chiaro: ci sono “lavoratori-cittadini” che hanno una sensibilità pure politica (le mobilitazioni sui grandi temi), e “cittadini-lavoratori” che da utenti, non gradiscono il blocco dei servizi pubblici che impedisce loro di lavorare. Una considerazione che oltrepassa la polemica su chi ha vinto (Salvini con la sua precettazione o Landini, scendendo ugualmente in piazza).
E su tutto, la scarsa adesione del comparto sanità: il 2,7%, dimostrazione evidente che la versione sugli scarsi fondi destinati a questo settore da Palazzo Chigi, non ha bucato.

Un fallimento previsto. Non è la prima volta che Landini si espone a una brutta figura o a un’esibizione muscolare inferiore alle aspettative. Evidentemente la lezione degli ultimi scioperi non è servita.
La soluzione per costruire un sindacato contemporaneo sarebbe un soggetto capace di modulare la sua presenza a seconda delle opportunità sociali, storiche, politiche, con strumenti integrati di intervento.

Domanda: Landini si è reso conto che inflazionando in modo reiterato il ricorso allo sciopero l’ha di fatto inflazionato e usurato, depauperando uno strumento che deve essere utilizzato in modo lungimirante e oculato? Adesso, con che faccia riproporrà un altro sciopero contro la Meloni? Pensa di bissare ciò che fece Cofferati contro l’articolo 18? Allora erano altri tempi.

Chi per ammissione di esperti, politici, osservatori non di parte, giornalisti non faziosi ha confermato di essere fortemente strutturato verso lo scopo del “sindacato-guida”, è senz’altro la Cisl. Il segretario generale Luigi Sbarra non ha rinunciato allo strumento dello sciopero. Preferendo un’altra forma di presenza pubblica, la mobilitazione di sabato prossimo, in realtà l’ha valorizzato, preservato, attualizzato. E in quanto alla trattativa con la Meloni, forte del suo Dna partecipativo, non si è tirato indietro rispetto ai tavoli, sapendo benissimo che la politica è mediazione, complessità, è arte di conciliare l’assoluto del pensiero col reale possibile. Ma ha insistito nell’esserci e non delegittimare un confronto che potrebbe vanificare la funzione stessa del sindacato.

In soldoni, la Cisl è il futuro, la Cgil il passato. Una nuova unità sindacale andrà trovata (messaggio alla Cgil e alla Uil), infatti, sulle basi ora poste dalla Cisl. L’interrogativo è semplice: cosa devono mettere al centro i lavoratori? La contrattazione o lo scontro? Lo scontro per la contrattazione, o lo scontro per ragioni di sopravvivenza? Lo scontro in piazza per farsi ascoltare dalle istituzioni o chi si fa già ascoltare con la serietà delle proposte, impedendo alla controparte di intestarsi gli eventuali risultati? Insomma, il tema è l’autonomia. Spingere troppo sulla vecchia-nuova cinghia di trasmissione, rischia di distruggere la macchina. Come è noto, la cinghia di trasmissione si deve cambiare ogni 100mila chilometri. Altrimenti si butta tutto.

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