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Olanda, con Wilders l’UE trema davvero. Luci e ombre di una vittoria storica

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L’Europa trema dopo la vittoria dell’estrema destra alle elezioni olandesi. Trema perché si tratta di un risultato che arriva a pochi mesi dal rinnovo del Parlamento europeo e perché la svolta riguarda proprio l’Olanda, Paese storicamente europeista, strenuo difensore dell’eurozona, ma soprattutto capofila del fronte del rigore, ovvero di quei Paesi inflessibili sul rispetto dei parametri economici e finanziari e contrari a concedere deroghe alla tenuta dei conti pubblici.

Le elezioni legislative hanno registrato la netta vittoria del Pvv di Geert Wilders, leader sovranista che propone una sorta di Brexit olandese. Ha ottenuto il 23,5% dei voti e 37 seggi nel Parlamento, mettendo fine alla leadership incontrastata dell’europeista liberale Mark Rutte

Cominciamo con il dire che la vittoria di Geert Wilders, salutata favorevolmente dai movimenti sovranisti europei fra cui la Lega di Matteo Salvini, senza ombra di dubbio rappresenta un fatto storico, e a pochi mesi dal voto europeo ricopre un alto significato politico, ovvero la conferma di una chiara tendenza verso un cambiamento radicale che rischia seriamente di travolgere la Ue spostando a destra gli equilibri politici. I partiti europeisti, quelli che aderiscono al PSE in particolare, sono in crisi quasi ovunque, mentre tengono botta i Popolari che però sono molto divisi al proprio interno sulle alleanze politiche, fra chi guarda come Forza Italia ad un futuro accordo con i Conservatori (Fratelli d’Italia e alleati), e chi invece punta a mantenere la tradizionale alleanza con socialisti e liberali. Forze politiche che però rischiano di uscire fortemente ridimensionate dal voto di giugno, con lo spettro di un blocco sovranista possibile ago della bilancia.

Tornando a Geert Wilders il suo programma di governo è praticamente in controtendenza rispetto alle politiche europeiste. E’ contro l’immigrazione che vuole bloccare ad ogni costo, si dichiara apertamente ostile all’Islam, non vuole moschee e scuole coraniche, ha chiesto la messa al bando del Corano in tutti i Paesi Bassi, è profondamente identitario e ultra-nazionalista. In politica estera è contro ogni forma di sostegno all’Ucraina mentre è convintamente filo-israeliano.

Ma è la sua politica economica a preoccupare particolarmente. Ecco infatti i suoi cavalli di battaglia: riduzione dell’età pensionabile; IVA allo 0% sugli alimenti; taglio dei fondi destinati a cultura, cooperazione, sviluppo e Ue; abolizione della franchigia nella Sanità; uscita dell’Olanda dall’Ue.

A nulla sono valsi gli appelli di diversi leader europei al senso di responsabilità degli olandesi, segno evidente di come anche nel Paese più oltranzista in ambito europeo c’è voglia di sovranità, di ritrovare l’identità, di difendere i confini nazionali. Sicuramente sul successo dell’estrema destra ha giocato un ruolo fondamentale il malcontento per le forti ondate migratorie che si sono registrate negli ultimi tempi, acuite soprattutto nel 2022 dall’arrivo in massa di profughi dall’Ucraina. che hanno messo in crisi il sistema dell’accoglienza. E non è un caso che Wilders metta in discussione soprattutto il sostegno militare dell’Europa a Kiev ritenendo che ciò sia la causa principale dell’immigrazione.

Ovviamente la vittoria dell’ultra destra va letta in controluce. E’ sicuramente positiva nell’ottica di un forte segnale di insoddisfazione e malcontento nei confronti di un’Europa che sta sempre più orientando il continente verso scelte insostenibili, soprattutto sul fronte dell’innovazione tecnologica, della transizione green e delle politiche economiche. Basti pensare che la stragrande maggioranza delle risorse investite nel Piano di Ripresa e Resilienza, che dovrebbero far uscire i Paesi europei dalla crisi provocata dalla pandemia, sono vincolati a progetti che nulla hanno a che fare con il comparto sanitario, e sono invece incentrati su immigrazione, inclusione, svolta climatica, digitalizzazione, diritti civili ecc.

Ha ragione il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani a dire che “gli elettori in Olanda hanno punito l’ex commissario Timmermans perché le sue sono teorie che poi a confronto con l’elettorato non prendono piede”. Tajani ha parlato di “dogma di fede sull’ambiente, imposto da Timmermans e Greta Thunberg. Quindi su tutto quello che riguarda le emissioni di C02 bisogna procedere con prudenza e intelligenza”.

La vittoria di Wilders è un chiaro campanello d’allarme per una Ue che vede crollare le sue roccaforti storiche e che potrebbe trovarsi molto presto a fare i conti con spinte sovraniste sempre più forti sia politicamente che numericamente, e tali da obbligare le istituzioni europee a rivedere completamente l’agenda delle priorità. Da questo punto di vista quindi il voto olandese rappresenta un ottimo viatico e anche la concreta speranza di un radicale cambiamento con le europee ormai alle porte.

Dall’altro lato è però evidente come la vittoria del nazionalismo non può che rendere l’Olanda ancora più intransigente e chiusa verso quelle politiche solidaristiche che l’Italia ha più volte invocato, soprattutto sul fronte dell’immigrazione, chiedendo una maggiore e più equa distribuizione dei flussi migratori fra i vari Paesi dell’Unione. E’ ovvio che con un leader che promette di bloccare ogni forma di immigrazione, la situazione non potrà che peggiorare. Così come da ieri la sinistra non fa che riproporre la foto di Wilders con il cartello appeso al collo con cui chiede di non dare nessun euro all’Italia ai tempi in cui si discuteva del Recovery Found. Le opposizioni a tal riguardo hanno attaccato Salvini che come detto ha esultato per il risultato olandese.

Tuttavia l’economista anti-euro e parlamentare leghista Claudio Borghi con un tweet ha rivendicato il pieno diritto di esultare per la vittoria di Wilders nonostante il cartello contro l’Italia, perché ogni Stato deve essere sovrano in ambito economico e nessuno deve sentirsi obbligato a dare soldi agli altri. Della serie: se si ritorna sovrani in casa propria non serve chiedere aiuti, e questa è la linea che unisce tutti i sovranisti europei.

Vedremo ora se il voto olandese aprirà la strada ad un successo dei sovranisti alle prossime europee (da noi Salvini spera di beneficiare dell’effetto trainante pescando nel malcontento di destra), o se come già avvenuto cinque anni fa alla fine l’ondata sovranista risulterà contenuta, e gli equilibri politici che da anni governano la Ue saranno ancora una volta confermati. Ma è evidente come mai prima d’ora l’Europa abbia tremato così tanto.

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