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Draghi a capo della Commissione Ue? Ecco che c’è dietro

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Draghi sarà il nuovo presidente della Commissione di Bruxelles dopo le Europee? Da qualche giorno circola questa indiscrezione sui giornali. SuperMario afferma di non essere interessato. Ma qualcosa si sta muovendo.

A proporre l’ex presidente della Bce ed ex premier italiano come successore di Ursula von der Leyen sarebbe uno sponsor di prima grandezza come il presidente francese Emmanuel Macron. L’Eliseo non conferma. Ma neanche smentisce. Anzi, lascia filtrare una qualche disponibilità pro-Draghi. «La stima di Macron per Draghi non è un segreto», fanno sapere dall’entourage di monsieur le president non appena s’è diffusa la voce sull’ex premier italiano.

Ma perché è stata messa in circolo questa indiscrezione? E, soprattutto, che interesse avrebbe Macron a lanciare Draghi al vertice delle istituzioni dell’Unione europea?

Diciamo innanzi tutto che questo tipo di voci si diffondono di solito per due motivi. Uno: per bruciare un possibile, temibile candidato a una carica prestigiosa. Due: per sondare il terreno. La prima possibilità è da scartare, dal momento che Draghi non è entrato in nessun gioco di potere dopo il suo addio a Palazzo Chigi. E non avrebbe quindi senso bruciare una soluzione che non è mai stata nel campo delle ipotesi. Più plausibile la seconda possibilità. E il riscontro finora è apparso positivo, visto che, almeno per il momento, non si è registrata alcuna levata di scudi contro SuperMario a Bruxelles.

Certo è il fatto che Mario Draghi a capo della Commissione europea non è comunque una ipotesi peregrina. O, per lo meno, non lo è oggi. Vediamo perché.

In primo luogo, va considerato che il presidente francese potrebbe avere un interesse reale (anzi più di un interesse) a promuove la canditura dell’ex capo della Bce. Tale interesse consiste nella voglia di sparigliare le carte e di mettere il suo sigillo nella prossima legislatura europea, in modo da accrescere il peso politico della Francia unitamente al suo prestigio personale.

E poi ci potrebbe anche essere un’utilità diretta. Si dà infatti il caso che Emmanuel, arrivato al secondo mandato, non potrà ripresentarsi candidato alle prossime elezioni presidenziali francesi, che si svolgeranno nel 2027. Macron avrà all’epoca 50 anni e sarà quindi ancora nel pieno delle sue forze. È plausibile che un politico giovane e ambizioso accetti di andarsene anzitempo in pensione? Certo che no. A quel punto l’unica strada che rimarrebbe all’inquieto Emmanuel sarebbe proprio la strada europea. La realizzazione di un simile disegno gli verrebbe facilitata se oggi tirasse fuori dal cilindro un possibile coniglio vincente come potrebbe appunto risultare Mario Draghi.

E qui veniamo i  motivi a favore dell’ex premier italiano indipendentemente dall’interesse di Macron. Tra questi motivi spicca la forte personalità di Draghi che potrebbe rafforzare un’Unione europea fortemente indebolita dalla guerra in Ucraina e dalla crisi di leadership in Germania. Il grigio Olaf Scholz non è che la pallida controfigura di quella che fu Angela Merkel. E questo vuoto politico al centro dell’Europa si comincia già ad avvertire sensibilmente, come testimonia lo stallo nella trattative per il nuovi Patto di stabilità:  non un segno di forza da parte della Germania, ma piuttosto un sintomo di insicurezza e debolezza. A tutto ciò aggiungiamo il fatto che il prossimo Parlamento di Strasburgo potrebbe risultare più frammentato rispetto ad oggi. E una figura “super partes” come Draghi sarebbe in tal caso in grado di  raccogliere più consensi rispetto a un personaggio di parte e, soprattutto, più debole.

Non c’è però già la von der Leyen a scaldare i muscoli per un secondo mandato a Bruxelles? Certo. Però la sua riconferma risulterebbe problematica se il Partito popolare europeo dovesse subire un arretramento (come molti pronosticano)  a vantaggio di conservatori e sovranisti.

I giochi per il dopo Europee sono comunque già in corso. E le voci su Draghi ne sono l’ultimo esempio.

Resta da capire come si comporterebbe il centrodestra italiano davanti all’eventuale opzione SuperMario. Se Forza Italia rimane ferma sulla von der Leyen (ad Antonio Tajani conviene al momento non scoprirsi), potremmo assistere a un curioso ribaltamento di ruoli tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini, nel senso che, a differenza di quanto accaduto in occasione della formazione del governo Draghi nel 2021, alla leader di FdI potrebbe convenire appoggiare l’ex banchiere, al contrario di Salvini che trarrebbe invece un qualche vantaggio a fare opposizione dai banchi sovranisti.

Se la politica non sembra oggi partorire più grandi statisti, produce almeno divertenti paradossi. Certo è il fatto che, di qui alla prossima primavera, ne vedremo delle belle. 

 

 

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