Sgarbi, caso chiuso? Forse sono in serbo sorprese…

martedì, 6 Febbraio 2024
2 minuti di lettura

Sgarbi? Giorgia Meloni è intenzionata a dargli il ben servito. Interpellata dai giornalisti durante la sua missione a Tokyo, la premier ha dichiarato ieri di accettare le dimissioni del suo sottosegretario alla Cultura. Ma forse il caso non è chiuso e potrebbe sempre arrivare qualche antipatica sorpresa per il governo.

Intendiamoci, non che possa succedere chissacché. Ma il pirotecnico Vittorio è rimasto male del fatto di essere stato abbandonato da tutti e potrebbe essere ancora intenzionato a vendere cara la pelle.  Eventuali code polemiche, se non addirittura miasmi velenosi,  potrebbero nuocere al centrodestra, non foss’altro perché siamo in campagna elettorale per le Europee e basta poco in questi momenti per spostare l’orientamento di non trascurabili segmenti di opinione pubblica, soprattutto quelli meno informati sui fatti della politica e più interessati magari al gossip e al folklore che ne fa da contorno.

Per quale motivo il caso Sgarbi può diventare insidioso? Il primo motivo è che dura ormai da troppi giorni e non si tratta nel suo insieme di una bella storia, sia perché l’Agcm accusa Sgarbi di essere in conflitto d’interessi per aver ricevuto compensi durante il mandato da sottosegretario sia per le modalità con cui è emersa la vicenda: le accuse di un ex collaboratore di Sgarbi e gli insulti al ministro Gennaro Sangiuliano.

L’altro motivo è che Vittorio ha iniziato un tira e molla che non giova né a lui né al governo. Prima ha annunciato le sue «dimissioni immediate». Poi, dopo un po’, ci ha ripensato: «Non sono ancora un ex sottosegretario. Le dimissioni le ho solo annunciate ma le devo ancora negoziare con il governo. In questo momento sono ancora sottosegretario alla Cultura, la mia agonia sarà lunga». «Non c’è nulla da negoziare», gli hanno fanno sapere dallo staff della premier. Poi ancora l’(ex?) sottosegretario ha mostrato una faccia conciliante. «La lettera di dimissioni -ha dichiarato- la sto finendo di scrivere ed entro oggi la invio a Giorgia Meloni, ringraziandola per essere stata sensibile e rispettosa».

Sembrava chiusa così. Invece no: nella stessa missiva di “dimissioni” Sgarbi ha lanciato una vera e propria minaccia: «Se il governo, per mano di un suo ministro (ripeto: di un suo ministro), ha promosso una indagine sul conflitto di interessi all’interno del governo (peraltro in base alla lettera anonima di un pluripregiudicato), è giusto che io chieda all’Antitrust che si estenda l’indagine a tutte le istituzioni, con gli stessi criteri».

A chi si riferisce l’ (ex?) sottosegretario? È per caso a conoscenza di qualche altro conflitto d’interessi che potrebbe mettere in imbarazzo il governo e la Meloni? Forse è solo stizza e orgoglio ferito. Forse no. Forse Sgarbi ha effettivamente in serbo qualche colpo da scorpione, che sicuramente non farebbe bene al governo, soprattutto in questo momento di reciproche accuse tra destra e sinistra di “amichettismo”, clientelismo e nepotismo.

Certo, ben altri sono i problemi di cui si deve occupare la Meloni e non saranno davvero le bizze del suo scontroso sottosegretario alla Cultura a farle perdere il sonno. Tant’è che la premier ha deciso di archiviare il caso: «Sgarbi si limiti ai fatti oggettivi, come è stato fatto con lui perché prima di pronunciarci abbiamo aspettato un riscontro. Ora lui si è dimesso e io accolgo le sue dimissioni, aspetto di tornare a Roma per riceverle e accettarle».

Vediamo quale sarà la prossima mossa del critico d’arte. Tradurrà in pratica la minaccia di indicare altri casi di conflitto di interessi in seno alle “istituzioni”? Comunque vada, il passaggio di un personaggio come Vittorio Sgarbi al ministero della Cultura meritava una conclusione ben diversa. Ma questa purtroppo è l’Italia di oggi, l’Italia in cui tanti personaggi eccellenti si sentono esentati dall’obbligo di rispettare le regole che si impongono ai comuni mortali.

Sgarbi tende spesso a definire “capre” coloro che non sono d’accordo con lui e che magari non arrivano alle sue altezze intellettuali. Ma se la presunzione acceca chi ricopre un carica pubblica, si possono facilmente commettere errori. E pure grossolani, tanto da meritarsi l’appellativo di  “caproni”.   

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.