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Forza Italia riparte da Tajani: la casa dei moderati e l’amore-odio nel centrodestra

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Forza Italia riparte da Antonio Tajani eletto all’ unanimità segretario nazionale nel primo congresso senza Berlusconi.

Una Forza Italia che ha smentito finora tutte le nefaste previsioni e che si appresta ad affrontare le prossime elezioni europee con ottimismo ed entusiasmo. Gli analisti avevano previsto che il partito non sarebbe sopravvissuto alla dipartita del suo leader e che Meloni e Salvini si sarebbero divisi le spoglie del movimento azzurro. Invece non soltanto FI è viva e vegeta ma incredibilmente si sta allargando soprattutto nelle realtà territoriali e negli enti locali.

Invece di assistere alla fuga di massa di parlamentari e dirigenti orfani del fondatore come profetizzato dai media, il partito azzurro ha visto l’adesione di molti amministratori delusi da altri partiti, di centrodestra e non, alla ricerca di una nuova casa dei moderati capace di fare da zattera a chi non vuole restare schiacciato fra le destre conservatrice e sovranista di Meloni e Salvini, e la sinistra sempre più radicale e ultra laicista della Schlein.

Non solo, la Forza Italia orfana di Berlusconi sta rappresentando anche una prospettiva per tanti leghisti delusi da Salvini che vedono nel movimento guidato da Tajani la forza politica più titolata a rappresentare gli interessi del Nord produttivo e del mondo imprenditoriale che considera ormai la Lega un doppione di Fratelli d’Italia (parole di Umberto Bossi), un partito centralista che ha perso la sua identità autonomista, federalista e liberale

Lo scontro con la Lega

Forza Italia all’interno del centrodestra è ormai in aperta competizione proprio con la Lega di Salvini alla quale punta a scippare il secondo posto alle europee. Obiettivo che sembra sempre più a portata di mano, dopo che il leader leghista ha scelto di riconfermare in Europa l’alleanza con i movimenti sovranisti ed euroscettici, isolando di fatto il Carroccio e vanificando i tentativi portati avanti dai vari Giorgetti, Zaia, Fedriga di avvicinamento al Partito Popolare europeo, tentativi favoriti ai tempi del Governo Draghi grazie anche ai buoni uffici di Berlusconi. Il sorpasso sulla Lega poi per gli azzurri è propedeutico anche ad un altro secondo obiettivo, quello di riprendersi le regioni del nord che il Carroccio gli ha in passato strappato, Lombardia e Veneto; iniziando nel 2025 con la candidatura di Flavio Tosi al posto di Luca Zaia. E il Veneto è proprio la regione dove Fi sta sottraendo più dirigenti alla Lega, con l’obiettivo evidente di superare l’alleato nelle urne, ma anche di indebolire il governatore  quasi uscente che non ha affatto abbandonato l’idea di candidarsi per un quarto mandato.

I rapporti con la Meloni

Odio politico con la Lega e amore e odio con FdI. Amore nel contrastare le mire del Carroccio votando per esempio uniti contro la possibilità di concedere un altro mandato a Zaia; uniti per isolare l’estrema destra, e dunque anche la Lega in Europa, in vista di una possibile nuova maggioranza di centrodestra fra conservatori e popolari dove Salvini vorrebbe inserirsi trovando le porte sbarrate; uniti dunque nell’indebolire l’ingombrante alleato sempre più schiacciato fra la necessità di recuperare terreno elettorale rispolverando slogan sovranisti, antieuropeisti, marcando la distanza con gli alleati per ciò che riguarda la politica estera strizzando l’occhio ai filo-Putin e affidandosi a personaggi come il generale Vannacci, e la necessità di tenere testa al dissenso interno dove tanto gli azzurri che i meloniani puntano a mietere consensi.

Amore dunque, ma anche rivalità e antagonismo perché Forza Italia per sopravvivere e crescere ha bisogno di intensificare la sua connotazione moderata frenando in parte il leaderismo della Meloni e portando avanti le sue ricette liberali. E gli scontri con il principale partito della maggioranza nei mesi scorsi si sono visti su vari temi sensibili, dalla ratifica del Mes alla proroga del Superbonus per finire con la riforma della giustizia e delle pensioni. È evidente come un rafforzamento elettorale azzurro, oltre che spaventare Salvini, non possa essere visto positivamente neanche da una Meloni che da quando si è insediata al governo sta facendo di tutto per conquistare i voti dei moderati attraverso un rinnovato rapporto con l’Europa e la ricerca di un asse privilegiato con i leader europei del Ppe, senza l’intermediazione di Berlusconi prima e di Tajani oggi.

La casa dei moderati

Se è aperta la sfida interna al centrodestra, senza dubbio è già vinta quella per l’occupazione del centro moderato, visto che Forza Italia è al momento l’unica forza politica realmente capace di dare corso alla costruzione di una vera casa dei moderati. Ciò grazie al fallimento dell’operazione Terzo polo messa in campo alle ultime elezioni politiche dal duo Renzi-Calenda e miseramente naufragata con il divorzio fra Azione e Italia Viva e la conseguente lotta più personale che politica che si è aperta fra i due “galletti” del pollaio centrista. Fra un Renzi che sperava di raccogliere l’eredità di Berlusconi e che invece ha subito l’effetto opposto con il passaggio di diversi esponenti di Iv nel campo azzurro, ed un Calenda che aspetta di essere scelto dal Pd come alleato insieme a Bonino e company dove non ci sono Conte e i 5Stelle, Forza Italia è l’unica forza politica che alle prossime europee sembra poter ambire a rappresentare un polo moderato con percentuali intorno al 10%. Per il momento la crescita è soltanto l’effetto di operazioni di ceto politico frutto dell’abilità di dirigenti regionali, come appunto Flavio Tosi in Veneto, bravi ad intercettare il dissenso altrui e a saperlo calamitare Ma ciò che conterà davvero saranno i voti che, al momento, sono tutti da conquistare. Se l’obiettivo del 10% fissato da Tajani sarà raggiunto, allora ci sarà davvero la possibilità per gli azzurri di poter costruire il tanto decantato Terzo polo allargando il perimetro anche a quanti in passato hanno cercato altrove la realizzazione di questo progetto (il ritorno di Letizia Moratti dopo la breve quanto fugace parentesi renzian-calendiana sembrerebbe già confermare questa prospettiva). Vedremo se le aspettative saranno confermate o se sarà stato tutto un fuoco di paglia.

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