Meloni vs Mattarella: ora è scontro al cuore dello Stato?

venerdì, 1 Marzo 2024
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Meloni non ci sta a subire senza reagire le reprimende di Mattarella sulla vicenda manganelli e parte all’attacco del Colle. «Pericoloso attaccare la polizia», ha sibilato mercoledì sera in tv. Ieri il ministro Matteo Piantedosi ha prontamente raccolto l’assist della premier affermando il diritto dei poliziotti a «non subire processi sommari». Se non è uno scontro al cuore dello Stato poco di manca. Ma cerchiamo ora di capire cosa è successo. E soprattutto cosa può succedere.

La premier è stata diversi giorni senza commentare le parole del capo dello Stato che sabato scorso aveva condannato la carica della polizia contro gli studenti a Pisa dichiarando che l’uso dei manganelli contro i ragazzi esprime un «fallimento». Quell’alto monito presidenziale non deve essere stato molto gradito dalla Meloni perché è arrivato alla vigilia del voto in Sardegna e perché è parso una sorta di “riequilibrio” politico da parte di Mattarella, che il giorno precedente aveva invece difeso la premier dagli insulti di Vincenzo De Luca e dalle varie aggressioni mediatiche subite negli ultimi tempi.

Al di là di quelle che fossero le reali intenzioni del Presidente, è un fatto che le sue parole sono state subito strumentalizzate dalla sinistra, che ha allestito l’ennesimo polverone politico e giornalistico. Tant’è che Alessandra Todde, nel primo discorso da presidente della Sardegna, s’è n’è uscita con la surreale battuta che i sardi avevano voluto rispondere «con il voto ai manganelli».

Il fatto più fastidioso è che in questi giorni sono ricomparsi i fantasmi della Diaz e delle “pulsioni autoritarie” che ogni governo di destra susciterebbe regolarmente nelle forze della sicurezza e dell’ordine pubblico. Troppo per le capacità di sopportazione della Meloni…

Ed così che Giorgia ha deciso di passare al contrattacco. Intervenendo mercoledì sera a Tg2 Post, ha difeso senza indugi la polizia con parole che non saranno risuonate  in modo suadente tra i saloni del Quirinale: «Penso che sia molto pericoloso togliere il sostegno delle istituzioni a chi ogni giorno rischia la sua incolumità per garantire la nostra: è un gioco che può diventare pericoloso». Parole dure, volte a contrastare il clima anti-polizia di questi ultimi giorni. E poi c’è quel riferimento a un eventuale, non meglio precisato, mancato sostegno delle «istituzioni» che appare tutt’altro che lieve.

La controffensiva dell’esecutivo è proseguita il giorno dopo durante l’informativa di Piantedosi alla Camera, quando il ministro ha raccomandato la «necessità di non sottoporre gli agenti a processi sommari e strumentalizzazioni e di non accusare il governo di voler indirizzare il controllo dell’ordine pubblico nell’intenzione di reprimere le opinioni politiche». Piantedosi ha anche sottolineato che, dall’«ampia e variegata mobilitazione filopalestinese» seguita al 7 ottobre, si è affermato nel nostro Paese un «clima di crescente aggressività nei confronti delle forze dell’ordine».

È in atto, al dunque, uno scontro dentro il cuore dello Stato tra il potere esecutivo e il potere di garanzia del Colle? È ancora presto per dirlo. Certo i toni della Meloni sono risultati particolarmente duri. Ma non è da prendere sul serio la stampa d’opposizione, in particolare “la Repubblica”, quando afferma che assisteremmo a una «sorta di prova generale del premierato» che la Meloni stessa «immagina».

Sicuramente c’è, da parte della premier, la volontà di stroncare sul nascere ogni tentativo di accerchiamento ai danni del governo, soprattutto quando, come in questi giorni, dal Quirinale arrivano parole che possono essere strumentalizzate dall’opposizione in modo becero, alimentando un clima di scontro frontale con il governo.

Diciamo che l’intenzione della Meloni appare al momento quella di invitare il Colle a valutare meglio le conseguenze politiche delle sue esternazioni.

Il problema non riguarda tanto il presente quanto il futuro, soprattutto quando il confronto parlamentare sul premierato entrerà nel vivo. Se il clima dovesse diventare pesante, le polemiche di oggi potrebbero apparire niente di più che simpatiche scaramucce.

 

 

 

 

 

 

 

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