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L’esperto: «Macron vuole rilanciare la funzione politica della Ue»

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Macron

Qualcuno ha definito la recente postura di Emmanuel Macron “neo-napoleonica” è c’è chi ha bollato il presidente come “irresponsabile di Stato”: fatto sta che da giorni le cancellarie europee discutono, anche con un certo fastidio, della sua proposta-provocazione di inviare soldati Nato, in primis francesi, in Ucraina. Ovvio che se i soldati dell’alleanza atlantica mettessero piede in Ucraina, tecnicamente scenderebbero in guerra contro la Russia e le conseguenze sarebbero pericolose e imponderabili. Stati Uniti e Europa continuano a sostenere Kiev, ma il conflitto pare che abbia superato il punto di non ritorno per l’Ucraina, che deve conteggiare perdite umane e ambientali enormi. Il Wall Street Journal ha scritto che (ormai) Zelensky «deve scegliere se perdere territori o vite umane». Occorre quindi capire se l’uscita di Macron sia stata solo un tentativo di scrollare gli alleati Ue o nasconda in prospettiva mire di tipo geo-politico. Lospecialegiornale.it ha sentito il parere di Marcello D’Aponte, professore associato di Diritto del Lavoro, Dipartimento di Scienze politiche, all’Università Federico II di Napoli.

C’è stato un tempo, professore, in cui Macron invitava a non “umiliare” la Russia. Ora dice e ripete che tutte le opzioni militari sono sul tavolo come se non esistesse il rischio di un conflitto nucleare. Cosa ha indotto Macron a cambiare così radicalmente posizione sulla guerra in Ucraina nel giro di qualche mese? Fin dove arrivano i calcoli di politica interna per la campagna elettorale in vista delle europee?

«Non credo che Emmanuel Macron abbia cambiato il proprio atteggiamento nei confronti della Russia per un mero e banale calcolo elettorale interno, ma è chiaro che la vicenda russo-ucraina incide sul voto europeo nella misura in cui è, in un momento cruciale di passaggio con il voto politico di giugno, in discussione il ruolo politico dell’Ue. L’opinione pubblica francese è certamente infastidita dalla lentezza dell’iniziativa europea a fronte di un allargamento dell’influenza russa in misura sempre più massiccia e, sebbene l’opzione militare non sia quella certamente più gradita e auspicata, il presidente francese ha inteso suonare la sveglia. Sono in gioco interessi economici strategici, ma anche i valori fondanti dell’Ue e Macron, pur in passato attento ad evitare una escalation del conflitto, si sta rendendo conto che se occorre ripristinare il diritto internazionale, l’aspetto più significativo della vicenda risiede nella verifica del ruolo politico dell’Ue».

Macron disertò la riunione del G7 indetta dalla Meloni, presidente di turno, a Kiev. Secondo lei fu un primo segnale di smarcamento politico da inviare agli alleati?

«E’ evidente che al momento i rapporti italo-francesi siano piuttosto tiepidi. Macron ha ritenuto di distinguersi rispetto all’iniziativa italiana, ma reputo che la cosa rientri tra le consuete schermaglie diplomatiche anche tra alleati storici. Non ci interessa sapere chi abbia cominciato prima, è importante distendere i rapporti attraverso un dialogo continuo. Vale lo stesso per il vertice organizzato dalla Francia con Germania e Polonia. Immagino che Macron abbia voluto imprimere un’accelerazione alle decisioni dell’Unione europea».

Considerando la proverbiale capacità dei francesi di ripensare sé stessi in qualunque occasione per trarne vantaggio, la postura di Macron farebbe pensare a una futura collocazione di comando militare. Da unica potenza nucleare della Ue, potrebbe subentrare agli Stati Uniti sempre più concentrati su Medioriente e Cina. E’ un’ipotesi che regge?

«Non è in discussione il comando militare di eventuali operazioni, ma in ogni caso l’Ue, nella visione del presidente francese, non può più limitarsi a un ruolo di mero supporto all’azione Usa anche in funzione dei risultati che avranno le elezioni di novembre».

Seconda ipotesi: è chiaro che l’Ucraina non potrà reggere per molto il conflitto e quindi la Francia con un impegno diretto potrebbe contribuire a procrastinare la capitolazione di Kiev per poi co-gestire i nuovi equilibri geopolitici. E’ una strada praticabile?

«La capitolazione di Kiev è difficilmente un tema sul tavolo; la strada diplomatica, che è comunque sempre quella da perseguire, appare tuttavia di giorno in giorno più difficile anche per l’atteggiamento russo e non può passare per una mortificazione Ucraina».

L’idea di Macron di inviare soldati francesi sul terreno di guerra ha spiazzato, e allo stesso tempo irritato, gli alleati europei, in primis l’Italia. Perché rompere il fronte comune dei 27 partner e trascinare anche la Germania in questa suggestione bellicista?

«I 27 guardano con fatica all’iniziativa di Macron proprio perché in Europa prevalgono gli interessi nazionali e manca quella sintesi politica che alla base della ridotta funzione strategica Ue che la Francia, anche assumendosi un ruolo di guida, ha sempre ritenuto fondamentale».

Professor D’Aponte, in questa mossa dell’Eliseo c’è ha anche la volontà di regolare i conti con Mosca per le sue pesanti ingerenze nelle ex colonie francesi in Africa?

«Non vi è dubbio che l’allargamento dell’influenza di Mosca rappresenti la spia evidente di un problema che va aggravandosi e cioè il tentativo di estendere i propri ambiti d’interesse geopolitico ben oltre la regione e in questo senso Macron, oltre al fastidio che inevitabilmente deriva dalla perdita di influenza in quei territori, si è reso conto che la Russia costituisce in misura sempre più massiccia un ostacolo agli interessi occidentali».

 

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