È di due morti e di 9 feriti il bilancio dell’attacco con 650 droni ucraini sulla regione di Mosca nella notte tra il 5 e il 6 ottobre. E’ il bilancio diffuso dalle autorità russe. Il sindaco della capitale, Sergei Sobyanin, ha dichiarato che la maggior parte dei velivoli è stata distrutta a distanza dalle difese aeree e altri 105 sono stati abbattuti mentre si avvicinavano alla città. Il governatore regionale Andrey Vorobyov ha aggiornato il numero delle vittime dopo il ritrovamento del corpo di un uomo di 71 anni sotto le macerie di un’abitazione a Barybino, nel comune di Domodedovo. Un ventenne è rimasto ucciso a Radumlya, nel comune di Solnechnogorsk. Secondo l’agenzia ucraina Unian, che ha diffuso video dell’accaduto, l’attacco ha provocato un incendio al deposito petrolifero Volodarskaya, indicato come il maggiore della regione. L’impianto movimenta tre milioni di tonnellate di prodotti petroliferi l’anno ed è collegato agli aeroporti di Vnukovo, Domodedovo e Sheremetyevo. I canali di monitoraggio citati dal Kyiv Independent hanno descritto ondate di droni in arrivo da più direzioni.
Si è trattato di uno degli attacchi più consistenti degli ultimi due anni. Sul versante ucraino, il bilancio del doppio attacco missilistico russo sulla zona industriale di Kharkiv è salito a sei morti e 59 feriti. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Ukrinform, citando il capo dell’amministrazione regionale Oleg Synegubov. A Zaporizhzhia un ponte sul Dnipro è stato colpito e il traffico è stato bloccato e deviato. Cinque persone sono rimaste ferite, secondo il capo ad interim dell’amministrazione militare regionale Mykhailo Semikin: tra loro due operatori della Croce Rossa, di 43 e 54 anni, che stavano andando al lavoro. Le altre persone coinvolte sono due donne di 24 e 59 anni e un uomo di 36; tutti hanno ricevuto assistenza medica.
Intanto un’inchiesta del Guardian, basata su registri portuali e tracciamento navale, ha documentato spedizioni dalla Corea del Sud alla Russia per oltre 176mila tonnellate di carburante, soprattutto diesel, tra luglio e agosto. Sette petroliere hanno compiuto 14 viaggi verso l’Estremo Oriente russo; tre erano sottoposte a sanzioni britanniche ed europee. Secondo il quotidiano, la Layla ha trasportato 57mila tonnellate di diesel da Ulsan a Vladivostok in due viaggi. La Astoria, anch’essa sanzionata, ha caricato quasi 11mila tonnellate dirette a Vladivostok. In un altro caso circa 26mila tonnellate sono state trasferite tra navi al largo di Yeosu, una modalità che può rendere più difficile ricostruire l’origine del carico.



