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Rock a servizio dei burocrati: Ue chiama Maneskin, solo il rap anti-casta

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L’astensionismo spaventa l’Unione Europea, che si prepara alle cruciali elezioni dell’Europarlamento che si svolgeranno l’8 e il 9 giugno in Italia e dal 6 giugno in altri paesi europei. Le statistiche attuali dicono che il 55 per cento degli elettori dei Paesi Membri si presenterà alle urne, ma tramite campagne anti-astensionismo in ogni stato la Commissione spera di portare quel numero intorno al 60%.

L’idea della Commissione è quella di invitare i grandi della musica per una grande campagna destinata principalmente ai giovani. La prima possibilità appare quella meno plausibile, ovvero la popstar mondiale Taylor Swift che da maggio sarà in tour in Europa partendo il 9 maggio a Parigi e chiudendo nella fantastica cornice di Wembley un tour che toccherà anche Austria, Polonia, Germania, Svizzera, Olanda, Svezia, Portogallo e, Italia. La cantante appena entrata nella lista dei miliardari di Forbes è nota per aver già spinto i propri fan a votare e non astenersi, neanche un mese fa infatti ha postato su Instagram dicendo: “Voglio ricordarvi di votare per chi vi rappresenterà al potere. Se non lo avete ancora fatto, organizzatevi per votare”. Anche la star del reggaeton spagnolo Rosalia potrebbe partecipare a questa campagna per il voto, puntando soprattutto sulla sua notorietà in Spagna e nei paesi mediterranei dove questa musica è estremamente apprezzata.

Colpisce invece la possibilità della partecipazione dei Maneskin, una band nota per la sua trasgressività e le campagne sociali a favore del mondo LGBTQ+ ma che appartiene pur sempre al mondo del rock, un ambiente notoriamente anti-establishment che per anni si è schierato contro tutto e tutti. Fa ridere quindi pensare che dopo tutti questi anni “l’ultima band rock” come detto dal New York Times, possa mettersi al servizio della Commissione Europea e della burocrazia della bolla di Bruxelles. Ovviamente i tempi sono cambiati, il 2024 è l’apice dell’era del politicamente corretto e forse solo la musica rap, in un certo senso, rimane l’unica vera “nemica” del sistema politico globale. L’ultimo esempio non può non essere il “remake” dell’iconico pezzo “In Italia” di Fabri Fibra, originalmente con Gianna Nannini e oggi riscritto con il discusso Baby Gang e Emma. Nel pezzo Fibra tratta temi come il caso Cucchi, i media italiani e l’industria musicale tossica, mentre Baby Gang attacca duramente dicendo “Fascisti e razzisti al comando in Italia” e continua la strofa ancora più cruda con:

“Non è Chicago né Atlanta, ma siamo in Italia
Paese dei corrotti e della Mafia
Dove i tuoi soldi non sono sicuri in banca
Perché da un giorno all’altro possono finire in tasca
Non è Renato Vallanzasca che intasca
Ma qua chi ci rapina sta in giacca e cravatta
Lo Stato ci discrimina soltanto per la faccia
Lo sanno che una penna può fare più male di un’arma”

Sembra chiaro che ad oggi quindi il rock abbia perso quella caratteristica di musica anti-politica e che il rap ne abbia preso il posto, scatenando non poche critiche per la durezza e crudità di alcuni testi.

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