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M5S vs Pd, una falsa guerra? Ecco cosa vuole (veramente) Conte

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M5S e Pd, non è più un campo largo ma un campo minato. Giuseppe Conte va all’attacco della (quasi) alleata Elly Schlein e fa saltare il tavolo delle primarie a Bari. Il pretesto è il doppio scandalo (in Comune e in Regione) che sta travolgendo il Pd in Puglia e che sta mettendo in serio imbarazzo sia il sindaco Antonio Decaro sia il governatore Michele Emiliano.

Non pare vero, all’” avvocato del popolo”, di rivolgere contro gli alleati-rivali lo slogan “onestà-onestà” dei tempi d’oro del M5S. Ecco quindi che lancia contro la leader di largo del Nazareno una velenosa accusa di incoerenza: «Se volesse mantener fede all’impegno preso a marzo del 2023 quando fu acclamata segretario al grido di “libererò il Pd da capibastone e cacicchi”, lei troverebbe in me il più grande partner». Invece, a quanto pare, “capibastone e i cacicchi” stanno continuando a prosperare indisturbati, in Puglia e altrove.

La reazione di Elly è ovviamente irata («non accetto lezioni di moralità da nessuno»), ma la classe dirigente del Pd, compresa la stessa leader, non si scompone più di tanto: hanno tutti capito che la polemica scatenata dal leader del M5S non è da prendere troppo sul serio. Si tratta di una falsa guerra a scopo bassamente elettorale. Tutto finirà – prevedono la Schlein e la maggioranza dei commentatori  – il 10 giugno, cioè non appena avrà chiuso i battenti il grande circo mediatico-elettorale delle Europee.

Ma siamo sicuri che andrà proprio così? Siamo sicuri che Conte abbasserà i toni con l’”alleata” una volta che i giochi europei saranno fatti? Siamo sicuri che il presidente del M5S comincerà seriamente a costruire, insieme al Pd e al resto della sinistra, l’alternativa alla coalizione di centrodestra?

In realtà, chi conosce Giuseppe Conte, chi lo ha osservato bene in questi anni (in particolare dal 2021 in poi) sa perfettamente che l’ex-presidente del Consiglio ha un’idea fissa in testa: tornare a Palazzo Chigi. Tutto deve ruotare intorno a questo obiettivo primario. Le alleanze gli interessano solo se sono strumentali al conseguimento di tale risultato. “Battere la destra” non gli basta, anche perché il capo del M5S non è poi neanche tanto di sinistra. No, Giuseppe vuole vincere lui. E basta. Ecco perché attribuisce tanta importanza al risultato delle Europee. Un’eventuale affermazione del M5S, anche se il suo risultato fosse di poco sotto al Pd, gli darebbe forza sufficiente per fare la voce grossa dentro il (ricostituendo) campo largo. E ottenere magari la tanto agognata candidatura a premier.

Si illude quindi chi pensa che l’ex presidente del Consiglio se ne starà buono e tranquillo dopo le Europee. Potrebbe invece continuare ancora a lungo il tira e molla con il Pd, avendo sempre l’occhio fisso sui sondaggi elettorali.

A questo punto viene spontaneo chiedersi: possibile mai che le sorti del M5S debbano essere legate all’ambizione di un solo uomo, ancorché, di questo movimento, sia il leader? Il fatto è che la postura assertiva di Conte corrisponde perfettamente alla natura dei pentastellati, gente che non è facilmente “alleabile” con nessuno e che finora ha ottenuto i migliori risultati elettorali proprio quando si è presentata in “splendido” isolamento.   Per i grillini, non è il M5S che deve convergere sui candidati altrui ma sono gli altri che devono convergere sui candidati del MoVimento. Solo a tali condizioni i grillini sono disponibili ad allearsi con qualcuno.

La tendenza all’intransigenza è la cifra comune della classe dirigente pentastellata. Ed è sintomatico che quanto sta avvenendo a Bari  ha una perfetta corrispondenza con quello che sta accadendo a Torino, dove Chiara Appendino (di fatto oggi il numero due del M5S) ha appena annunciato la corsa in solitaria, nelle prossime elezioni regionali in Piemonte, della candidata pentastellata Sarah Disabato. Anche qui il pretesto per rompere con il Pd è la questione morale: proprio in questi giorni a Torino è scoppiato uno scandolo sul voto di scambio che coinvolge esponenti piddini locali.

Hanno un bel dire, le vecchie “anime pie” del centrosinistra (da Romano Prodi a Pier Luigi Bersani), che Pd e M5S devono mettere da parte ogni rivalità e costruire una solida alleanza per governare. Questi due partiti sono nati sotto congiunzioni astrali diverse. Il primo, il Pd, è nato per contribuire a salvare (dal versante della sinistra) la politica. Il secondo, il M5S, è nato per distruggerla.

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