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Ue, Von Der Leyen in ribasso? Ecco il piano B di Meloni

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Ue, s’annunciano tempi duri per Ursula Von Der Leyen. La presidente della Commissione di Bruxelles potrebbe non farcela a riconquistare, dopo il 9 giugno, lo scranno più alto delle Istituzioni Ue. Le sue quotazioni sono in ribasso, anche se il congresso del Ppe ha approvato la sua ricandidatura a Bruxelles. Ma, al di là della facciata, il gradimento per Ursula non è più quello di una volta.

La Von Der Leyen è in caduta di consensi innanzi tutto all’interno della Cdu, suo partito di provenienza e nucleo forte del Partito popolare europeo. I cristiano democratici tedeschi le imputano la responsabilità del Green Deal, un piano che non gradiscano affatto. Molti -scrive  da Berlino Pierluigi Mennitti su “Start Magazine” – lo «vedono come un “mostro burocratico” che sta soffocando la crescita in Europa. La battuta velenosa che circola tra i “popolari” tedeschi è che la loro commissaria abbia messo in pratica un programma social-ecologista».

La Von Der Leyen non piace inoltre né a Olaf Scholz né a Emmanuel Macron. Non piace al cancelliere tedesco perché la presidente della Commissione Ue è espressione politica degli avversati della Cdu. Non piace al presidente francese per un motivo analogo: Ursula è la portabandiera dei popolari ed Emmanuel preferirebbe come nuovo presidente dell’organismo guida dell’Unione europea un personaggio indipendente dai partiti.

Secondo alcune indiscrezioni stampa di questi giorni, i big dell’Ue starebbero quindi cominciando a lavorare alla soluzione Mario Draghi: oltre alla qualità dell’indipendenza, l’ex presidente della Bce avrebbe anche l’autorevolezza e il peso necessari per gestire i rapporti con gli Usa, rapporti che potrebbero farsi complicati nell’ipotesi, tutt’altro che improbabile, che alla Casa Bianca torni Donald Trump.

E Draghi potrebbe rappresentare anche il piano B di Giorgia Meloni, la quale si troverebbe in grande difficoltà in Europa nell’eventualità di una mancata riconferma della Von Der Leyen a Bruxelles, avendo, come è noto, la premier italiana investito sulla presidente della Commissione Ue per accreditarsi presso l’Europa che conta. In base a quanto si legge su “la Repubblica”, la Meloni sarebbe addirittura in procinto di anticipare gli altri leader europei lanciando, lei per prima, la candidatura dell’ex premier (e suo predecessore).

Pare per la verità improbabile che un Macron o uno Scholz accetterebbero di essere bruciati sul tempo dalla leader italiana nel lancio dell’ex presidente della Bce. Sembra invece più probabile che la Meloni si accodi a un’eventuale operazione pro-Draghi, anche perché un Super-Mario al centro della politica Ue non potrebbe che giovare alla premier italiana, tanto da rappresentare di fatto, più che un piano B, una vera e propria soluzione A. E questo perché un Draghi a capo della Commissione di Bruxelles potrebbe propiziare un ingresso assai più morbido dell’Italia nell’era del nuovo Patto di stabilità.

Gira che ti rigira, le grandi prove che attendono Giorgia in futuro riguardano principalmente la tenuta dei conti pubblici. In tal senso sarà prioritario per la premier presentarsi alle elezioni politiche del 2027 con un minimo di programma economico attuato.

Una soluzione Draghi non piacerebbe certo a quegli esponenti della maggioranza (ed eventualmente anche del governo) che sperano di entrare come commissari Ue nel prossimo organigramma europeo: un italiano alla presidenza della Commissione di Bruxelles bloccherebbe automaticamente la nomina di qualsiasi altro italiano in tale organismo. Ma l’equilibrio politico della maggioranza ne risulterebbe comunque rafforzato. Ed è questo il risultato che in definitiva sta più a cuore alla Meloni

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