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Patto migranti? Di cosa si tratta e perché c’è da fare ancora

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Patto sui migranti, l’Europa fa un passo in avanti verso il superamento della logica di Dublino, che impone tutti gli oneri dell’accoglienza ai Paesi di approdo come l’Italia. Ma, come tutte le misure di compromesso, scontenta molti e spacca le coalizioni tra i partiti nonché i partiti stessi al loro interno. Tant’è vero che il voto a Bruxelles vede su fronti opposti FdI, da una parte, e Lega, dall’altra. Se il partito di Giorgia Meloni dice sì a sette provvedimenti su nove, quello di Matteo Salvini rigetta integralmente il pacchetto.

Diciamo che ci troviamo di fronte alla classica situazione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda dei punti di vista. Possiamo vedere in positivo questo Patto laddove introduce controlli più rigidi alle frontiere e rende più rapide le procedure di selezione tra chi ha diritto di rimanere nell’Unione europea e chi invece deve tornare al Paese di origine. L’accordo europeo prevede che i migranti devono essere identificati entro sette giorni e sottoposti sia ad accertamenti riguardo alla salute sia a misure circa la sicurezza. Ha destato po’ di impressione e fatto gridare allo scandalo la norma che impone di raccogliere i dati biometrici (volti e impronte digitali) a partire dai sei anni di età. Si può comprendere il senso di disagio. Ma l’aumento della criminalità e del terrorismo per effetto dell’immigrazione sono fatti purtroppo incontestabili. E impongono ai governi europei di disporre di una banca dati completa sulla popolazione da poco insediata sul continente.

Un altro aspetto positivo del Patto migranti è nelle misure volte ad alleviare il peso dei Paesi di prima accoglienza. Il pacchetto prevede infatti il meccanismo della solidarietà obbligatoria tra gli Stati Ue stabilendo il ricollocamento dei richiedenti asilo oppure, in alternativa, un onere finanziario di 20.000 euro a migrante.

L’aspetto negativo è invece nel fatto che questo pacchetto non prevede alcuna misura e non promuove alcuna politica per porre un freno alle partenze irregolari dai luoghi di origine. I controlli più rigidi all’arrivo non sono infatti che un primo passo per risolvere il problema della pressione migratoria sull’Europa. E poi non possiamo nemmeno affermare che sia completamente superata la logica degli accordi di Dublino, ma ne è solo attenuato l’impatto sul nostro Paese. Permane l’onere dell’esame sommario delle richieste di asilo nello Stato di approdo.

Potevamo, come Italia, ottenere di più? Forse. Ma, alla fine, ci conviene accontentarci perché la rigidezza delle vecchie regole appare comunque in via di superamento, seppur parziale. Compendia bene il senso della svolta il ministro Matteo Piantedosi laddove osserva che ci troviamo di fronte al «migliore compromesso possibile che tiene conto delle prioritarie esigenze dell’Italia».

Eppure la Lega, ancorché esprima il ministro dell’Interno, si è messa di traverso all’approvazione di questo Patto. Come mai? Il motivo, manco a dirlo, è sempre lo stesso: Salvini appare ancora prigioniero della logica della Lega come partito di lotta e di governo. E in tale situazione rimarrà almeno finché non sarà terminata la campagna per le Europee.

Questo essere (o sentirsi) al governo oppure all’opposizione è in definita il criterio che permette di capire la generale spaccatura all’interno dei gruppi parlamentari europei sul voto dell’altro giorno a Bruxelles. Sintomatica è in tal senso la diversità di approccio tra il Partito democratico italiano, da una parte, e il Partito socialista spagnolo, dall’altra. Il partito di Elly Schlein, che è all’opposizione, ha votato contro il Patto, eccetto che nella parte in cui impone la solidarietà obbligatoria. Il partito di Pedro Sanchez, che è al governo, ha invece votato a favore. I progressisti italiani pensano evidentemente di avere tutto l’interesse a mantenere la situazione migranti così com’è. E ciò al fine di affermare e che il governo Meloni non sarebbe in grado di  governare il fenomeno. Ben diversamente, i progressisti spagnoli hanno interesse a migliorare le cose per togliere argomenti agli avversari conservatori o sovranisti.

Il Patto migranti dell’Ue fa dunque emergere, come effetto collaterale, il corto respiro della politica nel nostro continente. Nulla che già non sapessimo. Ma, ogni volta che i fatti ci ripropongono questa amara verità, è impossibile non essere colti dallo sconforto sulla qualità delle idee che circolano in Europa.

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