Francia-Sovranità agricola. Più produzione meno vincoli

mercoledì, 24 Aprile 2024
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In Francia il disegno di legge di orientamento per la sovranità agricola e il ricambio generazionale, annunciato dal Presidente della Repubblica Emmanuel Macron, non si è fatto attendere ed è stato presentato lo scorso 3 aprile al Consiglio dei ministri.

Questo disegno di legge spinge su tre leve: rinnovare, sostenere, semplificare.
Ha detto Marc Fesneau Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare.  “Dobbiamo continuare a mettere la capacità produttiva dei nostri agricoltori al centro delle nostre politiche pubbliche…riaffermeremo la dimensione strategica dell’agricoltura per il nostro Paese”.

La norma ha lo scopo difendere il reddito, di semplificare e garantire l’esercizio dell’attività agricola per produrre di più, con meno vincoli, maggiori fondi di emergenza.

Il decreto prevede anche l’istituzione di un programma nazionale di orientamento e scoperta delle professioni agricole e agroalimentari tra cui la creazione di un diploma, il “Bachelor Agro”, per consentire ai futuri professionisti di aumentare le proprie competenze, ma anche la formazione di 50.000 professionisti in varie discipline esperti di transizioni agro ecologiche e climatiche.

Per le ONG e l’opposizione di sinistra, il decreto è stato presentato solo per calmare la rabbia degli agricoltori e soddisfare in parte le richieste del sindacato agricolo di maggioranza.

Le critiche riguardano le questioni omesse relative alla remunerazione e alle opportune e necessarie transizioni di fronte al cambiamento climatico, tema poco sviluppato dal decreto, sempre secondo gli avversari di governo.

Il tema, come sappiamo, è europeo. Abbiamo ancora davanti agli occhi le file di trattori nelle vie delle maggiori città.

La politica agricola comune (PAC) nata nel 1962 per garantire la sicurezza alimentare nel periodo post-bellico, dallo scorso anno si è posta degli obiettivi specifici.

Redditi migliori, una concorrenza internazionale leale e prezzi più equi con un controllo per ridurre le speculazioni delle grandi catene di supermercati.

Una richiesta degli agricoltori è anche quella di chiudere le porte ai prodotti d’oltreoceano e a quelli ucraini che, arrivando a dazio zero, danneggiano i produttori locali.

L’accordo raggiunto rinnova l’esenzione dai dazi fino al 5 giugno 2025 ma limita i volumi di importazione dei prodotti ai livelli medi importati dall’Ue nel 2022 e nel 2023, oltre i quali verranno reimposti i dazi doganali.

Riguardo i compensi agli agricoltori, è stato votato in prima lettura dall’Assemblea nazionale francese, contro il parere del governo e della maggioranza, un disegno di legge sui prezzi minimi volto a garantire “un reddito dignitoso”.

L’obiettivo è quello di fissare un prezzo minimo di acquisto per i prodotti agricoli che deve includere il costo di produzione e la remunerazione del lavoro contadino, fino al doppio del salario minimo che può essere riveduto ogni quattro mesi.

Il disegno di legge – presentato da Marie Pochon, deputata ambientalista della Drôme – ha avuto 89 voti favorevoli e 66 contrari. La sinistra ha votato a favore, il Raggruppamento Nazionale si è astenuto, i deputati repubblicani erano assenti al voto.

La maggioranza di governo ha votato contro. Anche se il governo della Francia condivide pienamente la preoccupazione per il reddito degli agricoltori.

La ministra delegata presso il ministero dell’Agricoltura, Agnès Pannier-Runacher, ha respinto il sistema giudicandolo “inefficace…va esclusa la via che porta a prezzi amministrati” in quanto non è il governo che “può determinare il prezzo per un settore economico”. “L’introduzione di un prezzo minimo, che per definizione si applicherebbe solo alla produzione interna – ha aggiunto – potrebbe favorire i prodotti importati a scapito dei nostri agricoltori”.

I prezzi così amministrati potrebbero, secondo il governo, portare ad una situazione di assistenzialismo.

Per quanto riguarda l’agricoltura biologica, il governo francese ha deciso di rafforzare il nuovo fondo di emergenza portandolo da 50 a 90 milioni di euro.

In Francia il settore negli ultimi due anni ha sofferto per il rallentamento dei consumi in un contesto di alta inflazione.

Oggi circa il 10% dei terreni francesi è coltivato con metodo biologico e il mercato è in stallo.

In particolare, il governo vuole spingere le mense e le strutture sanitarie a soddisfare il requisito del 20% di forniture biologiche e incoraggiare i ristoranti ad aggiungere prodotti biologici ai loro menu.

Dall’altro versante l’esecutivo deve tenere conto anche di altre realtà e ha annunciato una deroga che consente un maggiore utilizzo di un insetticida sulle barbabietole da zucchero, una misura “indispensabile” ma forse “insufficiente”.

Dopo il terribile anno 2020, un anno mite nel 2023, i rendimenti sono migliorati e gli agricoltori hanno beneficiato dell’aumento dei prezzi dello zucchero, di cui la Francia è il principale produttore europeo ed esporta metà della sua produzione, ovvero 1,8 milioni di tonnellate di zucchero.

Altro comparto importante è quello degli allevamenti.
La Francia vieta il “meat sounding” sui prodotti di origine vegetale.
Vince la lobby dei produttori di carne secondo cui termini come “prosciutto vegetariano” o “salsicce vegane” confondono i consumatori.
Un’altra minaccia per gli allevatori è la carne sintetica basata su cellule coltivate in laboratorio.
È un processo che dovrà affrontare diverse questioni: economiche, etiche, nutrizionali ma anche sociali e ambientali.

In Europa, per quanto riguarda la commercializzazione, ogni richiesta sarà sottoposta a una valutazione da parte dell’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare). Ma al momento non ci sono novità.

di Sofia Barilari

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