Caso-Toti e AstraZeneca, cos’hanno in comune? Il “regime-Covid”

Cosa unisce il “caso-Toti” e il recente ritiro del vaccino di AstraZeneca?

Non si tratta di notizie scollegate, ma riguarda due pilastri di quello che è stato il “regime-Covid” (e che potrebbe tornare); tradotto, la gestione imperativa economico-sanitaria delle case farmaceutiche multinazionali e la politica di “perenne” e imposta emergenza dei governi, con l’obiettivo congiunto di pianificare una campagna vaccinale “religiosa”, basata sul terrorismo mediatico. Che indubbiamente ha prodotto i suoi effetti, specialmente da noi.

Ma andiamo per ordine.

Quando si è consolidato il cosiddetto “regime-Covid”, come altri liberi pensatori, mi sono subito attivato per cercare di capire cosa bollisse realmente in pentola e cosa si stesse preparando sulla pelle degli italiani e non solo, nel nome del diritto fondamentale alla salute.

Premetto che non condivido il “pensiero unico vaccinista”, come non condivido il “pensiero unico anti-vaccinista”. Sono uguali e contrari. Entrambi nella comunicazione usano l’asse “bene-male”, “amico-nemico” e una “neo-lingua”, studiata apposta per convincere, manipolare la gente attraverso la paura.
E’ noto, infatti, che da quando esistono il genere umano e le società politiche, la paura di morire vince sempre sulla voglia di vivere; e la sicurezza vince sempre sulla libertà.

E per quanto concerne i complotti (ad esempio, “un virus creato ad arte per uccidere”, o “per ridurre il pianeta a una mera presenza umana accettabile”, data la scarsità delle risorse naturali e la non illimitatezza delle fonti energetiche; oppure “c’è la regia del transumanesimo, della massoneria” etc), preferisco come schema mentale e metodologico, giudicare le cause dagli effetti.
E se gli effetti portano in una certa direzione, solo allora, vuol dire che le cause erano oggettive.

Altro appunto: in nessun articolo ho scritto che non bisognasse fare il vaccino, partendo dalla premessa che vaccinarsi non è un atto d’amore (narrazione vaccinista), né un atto di fede (come poi è stato), ma un atto di scienza.

E qui sta il vulnus: la scienza è empirica, soggetta a continui studi che possono confermare, come correggere, impostazioni e indicazioni precedenti. Indicazioni, non ordini militari. E le correzioni in progress non ci sono state.

E lo spiego: la politica, impreparata, furba, incompetente, avrebbe dovuto assumersi lei la responsabilità della gestione comunicativa e pratica del Covid. Invece, l’ha scaricata ai medici, agli scienziati presunti, veri, improvvisati, altrimenti detti “soloni in camice bianco”, divenuti ben presto sacerdoti e star tv.

E poi? Dopo qualche mese l’impianto dogmatico vaccinista ha cominciato a scricchiolare. E sono cominciati i dubbi amletici: morti “con” o “per” il vaccino? (tu chiamale se vuoi “reazioni avverse, anomale”).

E ancora: il mix di vaccini prima pericoloso, poi non pericoloso; la sua efficacia ridotta progressivamente di mese in mese; lo stesso bugiardino “mutante” (da garanzia di “immunità” dal Covid, a semplice “protezione”, addirittura a “malattia moderata”).

Tante, troppe domande rimaste senza risposta.

Il resto è cronaca: le morti senza autopsia, la vigile attesa con la tachipirina, i giovani e i piccoli che non dovevano vaccinarsi, il vaccino inutile per chi era guarito dal virus, visto che il sistema immunitario è stato concepito per questo e non va “drogato” (condannandolo ad aver bisogno del vaccino per funzionare). I tanti, troppi casi di miocardite, endocardite e trombosi riscontrati etc.

Ma il regime Covid è stato molto di più: come detto, l’alleanza tra gli interessi delle lobby farmaceutiche (tra l’altro, in lotta tra loro) e certa politica elitaria, dirigista, filo-poteri forti (la sinistra, i grillini e i tecnici non neutrali), che predilige per Dna l’eterna emergenza: per governare senza intralci parlamentari, gradisce intimamente e culturalmente la soppressione delle libertà personali e costituzionali. Fosse stato per loro (ci hanno provato in tutte le maniere), avrebbero prolungato sine die l’emergenza. Commissariando la democrazia.

Il tutto rafforzato da una pressione mediatica senza precedenti, ben orchestrata e amplificata dal mainstream, creando una vera e propria caccia alle streghe nei confronti dei “no-vax”, categoria giudicata immorale, nazista, ignorante, condannata per definizione a non parlare, vivere, mangiare, lavorare, attraverso l’arma del “bollo all’esistenza” (il green pass). Una categoria sub-umana emarginata, ghettizzata, prima ideologicamente, poi socialmente.

E le due bombe di maggio hanno confermato l’esistenza del regime: l’ammissione da parte di AstraZeneca delle procurate miocarditi. E pure in questo caso, un’ammissione strategica e furba, nel solco del “pensiero unico vaccinista”.

Da un lato, ha finalmente riconosciuto il “legame causale” tra il suo vaccino e gli eventi avversi (si legga trombosi segnalate in tutto il mondo); dall’altro, ha motivato il suo ritiro con la disponibilità di nuovi prodotti sul mercato, ritenuti più efficaci contro le ultime varianti del virus. Le varianti, la solita scusa utilizzata per prolungare produzione e business.

E infine, il “caso-Toti”: ci riferiamo ai numeri dei contagi aumentati in eccesso, allo scopo chiaro di gonfiare la richiesta di vaccini e mascherine. Naturalmente l’inchiesta accerterà i fatti.
Ma adesso è molto chiara la posizione del governatore in tv, eccessivamente violenta nei confronti di chi si opponeva al green pass. Ancora una volta, la conferma dell’alleanza tra i due interessi “alti”: quello delle case farmaceutiche e quello della politica. Il cuore del regime-Covid.

Vedremo quante altre prove in futuro ci saranno e si scopriranno. Ma il tempo è galantuomo. Confidiamo nel lavoro della commissione parlamentare. A patto che non finisca a tarallucci e vino.

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Autore

Come giornalista, ho attraversato la comunicazione a 360 gradi (carta stampata, tv, radio, web). Ho lavorato presso Cenacoli, Fondazioni (Fare Futuro), sono stato spin doctor di ministri e leader politici, ho scritto una ventina di libri (politologia, riforme etc.) e i miei direttori storici e maestri sono stati Marcello Veneziani e Vittorio Feltri. Insegno all'Università comunicazione politica. Il giornalismo online è la mia ultima vocazione.

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