Sintra, la storia che ci parla, la magia che ci abbraccia

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Passeggiando tra i cortili e i giardini del Palácio de Pena di Sintra, a pochi chilometri da Lisbona, ci si imbatte uno dopo l’altro in una successione di stili, tutti “neo”: gotico, manuelino, arabo, rinascimentale, barocco.

Una sorpresa continua e quasi senza fine che ad ogni passo stupisce e cattura i nostri occhi con i suoi colori accesi, i bastioni decorativi e stravaganti, le terrazze vivacemente dipinte, i dettagli mistici e le magnifiche vedute.

Completato da un cielo limpidamente turchese che ne esalta i colori, il palazzo ipnotizza i nostri occhi arroccato com’è su un frastagliato sperone di roccia della città portoghese, nella Serra de Sintra.

Andrès, la nostra guida, lusitano doc, ci racconta che il castello nasce nel medioevo come una piccola cappella dedicata alla Madonna della Pena, diventa poi monastero per infine essere acquisito da Ferdinando II nel 1883.

Con le sue forme flamboyant e i volumi geometrici che si incastrano perfettamente l’uno sull’altro e nell’altro, quasi un variopinto Lego moderno, è un luogo tanto eclettico quando mistico, quando si giunge a visitare la cappella di Nossa Senhora de Pena, rimasta pressoché inalterata dal XVI secolo.

Nonostante un vento impetuoso e il cielo improvvisamente diventato minaccioso con le correnti oceaniche, su questa collina a quasi 500 m di altitudine, riusciamo ad ammirare il Castelo dos Mouros, imponente fortezza che un tempo veniva usata per difendere l’intera regione, e dove salendo ben 220 gradini si giunge alla Torre Real con vedute deliziose su tutta l’area intorno a Sintra.

Andrès, che nel frattempo ci ha raccontato avere antenati campani, ci porta poi nel centro storico di Sintra – un affascinante labirinto di viuzze lastricate e case adornate con piastrelle colorate dai motivi semplici o artistici, con un misto di stili architettonici, caffè locali e botteghe che profumano di queijadas, i tipici dolcetti portoghesi.

E da qui, la tappa successiva è verso la Boca di Inferno e Cabo da Roca, dove il cielo è sempre più grigio ma non ruba tuttavia il fascino al punto più occidentale del Vecchio Continente, “aqui, donde a terra se acaba e o mare comeca”.

Tornati a Lisbona, ci attende la maestosa Torre de Belém, patrimonio UNESCO, e il Monumento alle Scoperte. Costruito nel 1940, svetta maestoso con i suoi 56 m di altezza e il quasi abbagliante marmo bianco, e ci regala una splendida riflessione sulla odissiaca sete di conoscenza dell’uomo, che da sempre e per sempre varcherà le sue colonne d’Ercole, tra i mille perigli del suo tempo e del suo spazio, in cui questo monumento si staglia come una lama, proteso com’è verso nuove terre, infiniti cieli e insolcati mondi.

di Loredana Capobianco

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