Autonomia. Basta col tricolore usato come spot di parte

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Certo, vedere grillini e dem, durante le fasi concitate relative all’approvazione dell’autonomia differenziata, sventolare il tricolore, fa un certo effetto.

La sinistra massimalista e laicista storicamente, ha sempre osteggiato la bandiera, la parola patria (preferendo, come noto, il paese), e odiato i confini (simbolo di chiusura, nazionalismo, egoismo, tribalismo).

Non a caso socialisti, comunisti, anarchici, liberal e radical si sono rifatti ideologicamente al globalismo, all’internazionalismo proletario, al cittadino del mondo, al cosmopolita, all’umanità superiore rispetto alle appartenenze, le leggi, le sovranità nazionali (si è visto dopo le scelte anti-immigrati di Salvini, a proposito degli sbarchi).

E ora? Tutti improvvisamente a fare i patrioti contro la Meloni, contro il “demoniaco” scambio merci “premierato-autonomie”.

Per Schlein e Conte si romperà la nazione, l’Italia, ovviamente nata dalla Resistenza antifascista, di cui loro sono per definizione e diritto divino, i custodi naturali.
Che bel rapporto che hanno con la Costituzione. Da decenni si comportano come “i professionisti della Carta”, esaltandola quando conviene e ignorandola quando non conviene. Un’ostilità pregiudiziale verso la patria, il tricolore, l’inno che ha portato intellettuali, politici e giornalisti a denigrare ogni riferimento alla storia unitaria, al Risorgimento, salvo partire unicamente dal 1946 (e pure sul referendum istituzionale ci sarebbe tanto da dire).

Ricordiamo ancora quando la cantante Gianna Nannini si pulì pubblicamente il naso col Tricolore con tanto di applauso di massa. E i meno giovani rimembrano i roghi in piazza dei nostri simboli ad opera degli estremisti?

Domanda numero 1: pur non entrando nel merito della riforma sull’autonomia differenziata, l’accusa rivolta a Palazzo Chigi di distruggere l’unità nazionale a colpi di maggioranza, non ha senso, ed è ridicola. Primo, perché, insieme alla riforma della giustizia e al premierato, si tratta della semplice realizzazione del programma del centro-destra condiviso dagli elettori; secondo, perché la stessa sinistra, quando impose la riforma del Titolo V della Costituzione, lo fece proprio a colpi di maggioranza. Poi, come noto, ci fu il referendum confermativo, cosa che si farà se pure il premierato dovesse essere approvato con le medesime modalità. E qualcuno oggi ammette il caos creato dalla loro riforma, a cominciare dai tantissimi contenziosi che ha generato il rapporto tossico tra le competenze esclusive dello Stato e quelle concorrenti con le Regioni?

Domanda numero 2: il timore della sinistra circa il premierato, affonda le radici in una genetica ostilità verso ogni forma di decisione e decisionismo. Ma la Schlein, Conte, sanno che in un’importante bicamerale, saltata a causa di Berlusconi, D’Alema concordò proprio sul semi-presidenzialismo e sul federalismo? E poi, come mai dem e grillini si aggrappano puntualmente alle prerogative del Capo dello Stato, minacciate dalla riforma-Meloni? E’ ovvio, recentemente sono andati al governo mai eletti dai cittadini, a seguito di operazioni gestite dall’alto.

Tornando al tricolore, chi scrive ricorda perfettamente gli anni Settanta. La destra missina, liberale e monarchica era l’unica ad amare e esporre il Tricolore (magari tale postura che continua ora è diventata un po’ retorica).
Ma l’atteggiamento strumentale da eterno scontro guelfi-ghibellini, strumentalizzando un simbolo identitario che dovrebbe essere patrimonio di tutto un popolo, è veramente disgustoso. E produce l’effetto di impoverire ulteriormente la nostra identità collettiva.
Onore invece, al presidente Ciampi che a suo tempo, pensò al Giubileo della nazione, conciliando e onorando i nostri tre filoni unitari che devono armonizzarsi e non confliggere: la Repubblica romana, il Risorgimento liberal-monarchico e la Resistenza che, non è e non deve essere, come sembra, proprietà privata di una sola componente, ma di una coralità di contributi e di persone che si sono sacrificate per la nostra democrazia (cattolici, liberali, monarchici, autonomi, azionisti, socialisti, comunisti).

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